La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione dell’indagine sulla proprietà del Milan. Lo riporta l’edizione odierna de Il Corriere della Sera, ricordando che nell’indagine (relativa al passaggio del club rossonero da Elliott a RedBird) erano coinvolti anche gli amministratori delegati del Milan, Giorgio Furlani (che ricopre l’incarico attualmente) e Ivan Gazidis (che è stato CEO fino a dicembre del 2022).
L’indagine era partita da un esposto presentato per conto di due ex soci di minoranza nel Milan legati a Elliott, Salvatore Cerchione e Gianluca D’Avanzo del fondo Blue Skye. I due contestavano anche la concessione, nel 2022, di un pegno sulle azioni che a loro dire violava lo statuto dell’alleanza societaria allora in vigore.
La Procura riconosce ora che il socio di minoranza «sia stato deliberatamente tenuto all’oscuro» delle trattative per la vendita del club, avviate già nel dicembre 2021. Quanto alla questione del pegno sulle azioni, i pm ravvisano effettivamente un «illecito civile», ma non ritengono che si configuri quella particolare «introversione del possesso» necessaria per contestare il reato di appropriazione indebita.
Per questo motivo i magistrati hanno chiesto alla giudice per le indagini preliminari Chiara Valori di archiviare anche l’ipotesi di ostacolo alla vigilanza della Federcalcio. Secondo la Procura, infatti, non sono emerse prove a sostegno dell’ipotesi che Elliott o la famiglia Singer abbiano continuato a controllare il Milan nascondendosi dietro alcune delle entità che hanno finanziato l’acquisto del club da parte di RedBird. Questa tesi non ha trovato conferme nemmeno nella complessa rogatoria svolta il 13 maggio 2025 a New York sulla provenienza dei fondi utilizzati da RedBird per l’operazione.
Gli accertamenti dei pm si sono basati sui documenti forniti da RedBird, che tuttavia — evidenzia la Procura — «non ha saputo indicare chi fossero gli effettivi finanziatori» di tre veicoli societari confluiti nel “Fondo IV” gestito dal fondo americano. Questi veicoli portano nel nome il marchio RedBird, ma secondo quanto dichiarato dalla stessa società sarebbero stati creati non dal fondo di Cardinale bensì dalle banche d’affari Goldman Sachs e I-Capital, con l’obiettivo di raccogliere capitali da altri investitori.
Quanto all’identità di questi finanziatori, RedBird si sarebbe limitata a spiegare che — sulla base delle informazioni ricevute da Goldman Sachs e I-Capital per l’identificazione dei titolari — nessuno degli investitori deterrebbe una quota superiore al 25%.