Lo scorso anno Tether, colosso delle stablecoin e secondo azionista della Juventus dietro a Exor, ha avviato colloqui per raccogliere tra i 15 e i 20 miliardi di dollari. Un piano d’azione che avrebbe portato la società con sede a El Salvador a diventare tra le società private più preziose al mondo arrivando così a una quotazione di 500 miliardi di dollari.
Ma fino a questo momento, come riporta il Financial Times, Tether ha registrato una certa resistenza dal mondo finanziario che l’ha spinta a stimare al ribasso il proprio piano di raccolta, ipotizzando un traguardo vicino ai 5 miliardi di dollari.
In merito il CEO di Tether Paolo Ardoino ha definito l’iniziale target di 15-20 miliardi «un equivoco», chiarendo poi che quella cifra rappresentava il massimo raggiungibile e non un obiettivo vincolante. «Se vendessimo zero, saremmo comunque molto felici», ha aggiunto Ardoino.
Nonostante questo, il CEO di Tether ha sottolineato come la società rimanga estremamente redditizia e abbia ricevuto «molto interesse» alla valutazione di 500 miliardi di dollari, senza aver ancora deciso quanto capitale azionario cedere, anche perché alcuni insider preferiscono non vendere le proprie quote. La società è controllata da un piccolo gruppo di dirigenti di lunga data. Il tentativo di attrarre investitori di alto profilo è seguito con attenzione come segnale di interesse nel settore delle criptovalute. L’iniziativa è vista anche come un modo per rafforzare la credibilità e la rete di Tether, che realizza miliardi di profitti e ha scarso bisogno di capitale aggiuntivo.
Va sottolineato il clima generale intorno alle criptovalute: nonostante un rally iniziale degli asset digitali grazie alle prospettive di regolamentazione più favorevole negli Stati Uniti dopo l’elezione di Donald Trump, il mercato è calato negli ultimi sei mesi per lo spostamento degli investitori lontano dagli asset speculativi. Alcuni investitori hanno espresso dubbi sulla valutazione di 500 miliardi di dollari, che posizionerebbe Tether tra i colossi privati accanto a OpenAI, Anthropic, SpaceX e ByteDance.
Lo scorso anno Tether ha registrato quasi 10 miliardi di dollari di profitto soprattutto grazie ai rendimenti sugli asset a supporto di USDT, merita una valutazione comparabile a quella delle aziende AI in perdita: «Le aziende AI fanno gli stessi profitti che facciamo noi, solo con un segno meno davanti», ha commentato il CEO. Ardoino ha aggiunto che la nuova normativa statunitense sui stablecoin, insieme all’IPO di Circle l’anno scorso, ha contribuito a incrementare l’interesse. Tether ha lanciato recentemente un nuovo token conforme alla regolamentazione USA. Alcuni potenziali investitori restano però cauti sui rischi regolatori, visto che il gruppo è sotto scrutinio dal 2014 per possibili attività illecite e per la trasparenza delle riserve.
Negli ultimi anni, Tether ha pubblicato attestazioni trimestrali delle riserve tramite BDO Italia, senza però arrivare a un audit completo. Ardoino ha spiegato che la società ha mostrato agli investitori «la profondità» degli strumenti a disposizione per collaborare con le forze dell’ordine. Alla fine del 2025, S&P Global Ratings ha declassato le riserve di Tether al livello più basso a causa dell’esposizione crescente ad asset ad alto rischio come Bitcoin e oro, ma Ardoino ha risposto: «Portiamo il vostro disprezzo con orgoglio».
La crescita di USDT è accelerata dal 2020, rendendo Tether uno dei maggiori acquirenti di Treasury statunitensi e, recentemente, un attore importante nel mercato dell’oro. La dimensione di questi acquisti ha reso Tether uno dei principali punti di collegamento tra il sistema finanziario globale e il volatile mondo delle criptovalute. I profitti di Tether sono calati di circa un quarto nel 2025 rispetto all’anno precedente, effetto del ribasso del prezzo del bitcoin, mentre l’azienda ha realizzato 8-10 miliardi di dollari dai suoi investimenti in oro dopo il rally del metallo prezioso.
(Image credit: Depositphotos)