Cloudflare, l’azienda americana multata da Agcom per inosservanza del Privacy Shield, lo scudo antipirateria, farà ricorso. L’azienda, si legge in una nota, “ha intenzione di contestare legalmente” la sanzione perchè ritiene che “la legge su cui l’Authority ha basato la propria decisone, sia fondamentalmente imperfetta, tecnicamente pericolosa e rischi di causare un’interruzione generalizzata dell’economia digitale in Italia”.
“Piracy Shield sta danneggiando Internet in Italia senza effettivamente risolvere il problema della pirateria” ha dichiarato Matthew Prince, co-fondatore e ceo di Cloudflare. “La piattaforma gestita da Agcom non sta solo impattando Cloudflare ma minaccia ogni aspetto di Internet in Italia, scoraggia gli investimenti e rischia di compromettere i servizi essenziali che poggiano sulla rete”.
Cloudflare contesta anche l’entità della sanzione, oltre il “limite massimo, non più del 2% del fatturato dell’anno precedente. Sulla base dei profitti registrati da Cloudflare in Italia nel 2024, qualsiasi sanzione dovrebbe quindi raggiungere un massimo di 140.000 euro mentre la sanzione comminata da Agcom è 100 volte superiore al limite legale, sulla base di un’argomentazione giuridica scorretta”.
L’azienda americana contesta che vengano colpiti i ‘trasportatori’ dei dati e non le fonti dei contenuti e che “la piattaforma del Piracy Shield sia stata sviluppata e donata all’Agcom da un gruppo con interessi particolari, SpTech, società collegata allo studio legale che rappresenta uno dei principali beneficiari diretti di Piracy Shield, la Lega Nazionale Professionisti Serie A”.