Banca Progetto, nel mirino prestiti sospetti per 80 milioni con garanzia statale

Secondo gli inquirenti, si era strutturato un meccanismo capace di trasformare i prestiti in uno strumento per «remunerare» consulenti, intermediari e dirigenti.

Banca Progetto piano salvataggio
(Foto da video)

Oltre 80 milioni di euro di risorse pubbliche, sotto forma di garanzie sui finanziamenti, sono transitati attraverso Banca Progetto nel periodo di commissariamento per finire a imprese che, in molti casi, non presentavano requisiti adeguati di affidabilità creditizia. È il quadro che emerge dalle indagini della Procura di Roma, condotte insieme a quella di Milano, dopo le perquisizioni del 3 dicembre, documentate dal quotidiano Domani. 

Banca Progetto è l’’istituto controllato da Oaktree (il fondo proprietario dell’Inter, anche se va ricordato che tutta l’operazione relativa a Banca Progetto è guidata da un team diverso e con strategie differenti rispetto a quello impegnato sul club nerazzurro) e che è stato commissariato da Banca d’Italia lo scorso 18 marzo.   

Secondo gli inquirenti, si era strutturato un vero e proprio meccanismo capace di trasformare i prestiti garantiti dallo Stato in uno strumento per «remunerare» consulenti, intermediari e dirigenti. I fascicoli parlano di operazioni approvate «in violazione di ogni criterio di valutazione del merito creditizio», quasi sempre coperte dalla garanzia pubblica rilasciata dal Mediocredito Centrale. 

Al centro di questo impianto c’era l’ex amministratore delegato Paolo Fiorentino, descritto come il perno di una struttura «piramidale e verticistica». In un verbale ispettivo della scorsa primavera, Bankitalia ha rilevato come Fiorentino abbia «sistematicamente minimizzato il peggioramento della qualità dell’attivo facendo leva sulla copertura offerta dalle garanzie pubbliche». Sotto la sua gestione, la banca aveva orientato la propria attività quasi esclusivamente verso prestiti assistiti da garanzia statale, spesso erogati tramite agenti e mediatori non autorizzati, in un modello che ha «trasferito integralmente il rischio di insolvenza allo Stato». 

In questo contesto operavano consulenti esterni come Andrea Centofanti, incaricato di individuare le imprese da finanziare, e sua moglie Ida Ruggiero, agente monomandataria dell’istituto: per i pm avrebbe incassato provvigioni per circa 30 milioni di euro. Una volta erogati, i fondi venivano frequentemente deviati: gli investigatori parlano di un «vorticoso sistema di trasferimenti di denaro» verso soggetti che avevano svolto «un ruolo di mediazione», con utilizzi lontani dalle finalità aziendali dichiarate.  

Tra i beneficiari più rilevanti figurano le società riconducibili all’imprenditore Simone Giacomini — da Atlas Consulting a Stardust (la cosiddetta “fabbrica degli influencer”, ceduta a Gedi Digital tra il 2022 e il 2025), fino alla piattaforma e-commerce Bazr, partner della Serie A per la vendita dei palloni ufficiali — cresciute grazie ai finanziamenti della banca, con l’appoggio di advisor vicini al vertice come Sviluppo Imprese Italia. Stardust ha ricevuto 5 milioni nel 2022 e Bazr 6 milioni nel 2024, entrambi coperti da garanzia pubblica. 

In altri casi i finanziamenti sarebbero confluiti in operazioni di dubbia coerenza sempre secondo chi indaga. Rome Communication, controllata da Race Advisory — a sua volta partecipata da Centofanti — ha ottenuto un affidamento da 3 milioni e successivamente ha acquistato il 6,7% della società quotata Class Editori. Compare anche un filone legato al calcio: la 7 Colli, destinataria di 4,2 milioni di fidi, dichiarava l’intenzione di acquisire l’Ostia Mare; per sostenere il finanziamento, Fiorentino avrebbe affermato che gli azionisti possedevano il marchio di patatine Crik Crok, circostanza «non rispondente al vero», secondo i magistrati. 

Nel mirino, oltre alle sponsorizzazioni di Ancona Ternana, ci sono anche i 16 milioni concessi alle società degli imprenditori Antonio Scaramuzzino, Piergiorgio Crosti e Alessandro Di Paolo, utilizzati per sostenere la Triestina, club di cui in passato Simone Giacomini era stato presidente e azionista. 

L’inchiesta sfiora anche la politica: a Milano si indaga su un prestito da 2 milioni concesso nel 2020 alla Immobiliare Dani srl della ministra del Turismo Daniela Santanché, garantito dalla Twiga srl allora a lei e a Flavio Briatore riconducibile. Dalla Centrale Rischi risulta che, a oltre tre anni di distanza, il finanziamento non era ancora stato rimborsato. Al momento, l’unico elemento quasi certo è l’entità del buco: 1,5 miliardi di prestiti deteriorati e un intervento di salvataggio da 700 milioni, gestito dal Fitd insieme ai principali gruppi bancari italiani.