Dall’oro ai media fino ai titoli di Stato USA: crescono gli investimenti di Tether

Secondo stime di stampa, il colosso delle stablecoin avrebbe allocato almeno 4 miliardi per entrare nel capitale di circa trenta aziende.

Tether
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Tether, più che una fintech, si sta muovendo come un vero fondo sovrano. Lo spiega Il Sole 24 Ore in un approfondimento sull’edizione odierna del quotidiano, sottolineando che il gigante delle stablecoin acquista massicciamente titoli di Stato americani, oro e quote societarie, spesso anche al di fuori del perimetro cripto o aurifero. 

In Italia ha fatto rumore il suo ingresso nella Juventus, essendo arrivata a detenere l’11,5% del capitale del club bianconero, diventando secondo socio dopo Exor (con cui non sono mancati attriti) e ottenendo un posto nel CdA. Sempre nel nostro Paese ha investito nei media, con il 30,4% di Be Water (Chora e Will Media). Negli Stati Uniti ha messo sul piatto 775 milioni per sostenere Rumble. 


Secondo stime di stampa, Tether avrebbe allocato almeno 4 miliardi per entrare nel capitale di circa trenta aziende: dai miner di bitcoin come Bitdeer alla piattaforma Crystal, fino a realtà lontane dal proprio core business, come Adecoagro nell’agribusiness sudamericano, di cui ha assunto il controllo. L’anno scorso ha anche annunciato 200 milioni in Blackrock Neutro, società USA specializzata in microchip cerebrali. 

Dove investe Tether? La corsa all’oro del gigante delle stablecoin

Per mesi gli analisti hanno cercato di capire chi stesse spingendo verso l’alto le quotazioni dell’oro, arrivate a ottobre vicino ai 4.400 dollari l’oncia. Ora una parte della risposta è emersa: Tether è stata tra i maggiori acquirenti di lingotti, operando sotto traccia rispetto ai tradizionali osservatori di mercato. Tra aprile e settembre ha comprato più oro di qualunque banca centrale. Nel solo terzo trimestre ha acquistato 26 tonnellate, circa il 2% della domanda mondiale, superando persino il Kazakistan e quintuplicando gli acquisti della Cina. 

A fine settembre deteneva 116 tonnellate, circa 14 miliardi di dollari, livelli simili alle riserve auree di Paesi come Ungheria e Grecia. «La domanda di Tether – osserva Jefferies in un’analisi – ha probabilmente ristretto l’offerta di oro nel breve termine ed ha influenzato il sentiment», e la banca d’affari ritiene che resterà un acquirente importante. Per il 2025 punta a comprare altre 100 tonnellate e a investire nella filiera aurifera tramite società di royalties e streaming, dove ha già impegnato almeno 300 milioni diventando primo azionista di Elemental Altus Royalties e investendo in Gold Royalty Corp, Metalla e Versamet. 

La potenza di fuoco non le manca: nei primi nove mesi dell’anno Tether ha registrato oltre 10 miliardi di profitti, in linea con colossi come Goldman Sachs o Morgan Stanley. È oggi uno dei principali detentori di Treasuries, con 135 miliardi in portafoglio: lo 0,4% del debito USA e l’1,5% di quello in mani straniere. Sarebbe il 17° “Paese” al mondo come esposizione, più della Germania e quasi il doppio dell’Italia. Questo stock è “naturale”, dato che USDT – usata da oltre mezzo miliardo di persone e con una capitalizzazione di 184 miliardi – è agganciata al dollaro, e i Treasuries generano rendite per 4-7 miliardi l’anno. 

Dove investe Tether? Rischi e preoccupazioni

Ma l’aumento degli acquisti, proveniente da un soggetto poco regolato, preoccupa istituzioni come la Bce: tra inizio 2024 e settembre 2025 Tether è stato il secondo maggior acquirente di titoli USA a breve, con quasi 50 miliardi in acquisti netti. Una corsa a vendere stablecoin, avverte l’Eurotower, potrebbe costringere Tether e Circle a liquidare riserve, danneggiando il mercato dei Treasury e con effetti anche sull’Europa. 

Anche l’accumulo d’oro genera timori: S&P Global Ratings ha abbassato il giudizio su Tether a “weak” nella giornata di ieri, citando sia le «persistenti lacune nella disclosure» sia l’aumento dell’esposizione verso asset rischiosi. Per S&P, inoltre, i bitcoin – «oggi rappresentano il 5,6% circa degli USDT in circolazione, superando il margine di sovracollateralizzazione del 3,9%» – espongono la riserva a rischi significativi, aggravati dal recente crollo del loro valore. Il CEO Paolo Ardoino ha replicato con tono sprezzante: «Siamo orgogliosi del vostro disprezzo», negando «riserve tossiche» e contestando l’uso di «modelli di rating classici» per il mondo cripto.