Stalking a Claudio Lotito per vendere la Lazio, i Pm indagano sugli ultras

Secondo gli investigatori il patron del club biancoceleste sarebbe al centro di una manovra organizzata per costringerlo a vendere la Lazio, riconducibile ai vertici della tifoseria più radicale.

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Claudio Lotito (Foto: Marco Rosi - SS Lazio/Getty Images)

Gli investigatori non ritengono più che si tratti di un episodio isolato. Claudio Lotito, presidente e proprietario della Lazio e senatore di Forza Italia, sarebbe finito al centro di un disegno ben definito: una manovra organizzata per costringerlo a vendere la società biancoceleste, riconducibile ai vertici della tifoseria più radicale. È questa la pista su cui si concentrano la procura di Roma e i carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci. Due i tifosi finiti sotto indagine — accusati di stalking e minacce —, che non sarebbero semplici fanatici, ma l’ultimo anello di una catena più ampia. 

Come riporta l’edizione odierna de La Repubblica, chiamate e i messaggi si susseguono senza sosta, con lo stesso copione e le stesse parole: «Lotito ti veniamo a prendere», «Vendi la Lazio». Un martellamento continuo, costruito con metodo per farlo cedere. Gli investigatori sospettano che dietro ci sia una regia, una struttura capace di coordinare più persone e più telefoni. Un meccanismo che troverebbe appoggio negli ambienti ultrà, dove le minacce circolano e vengono commentate con compiacimento. 

Da mesi Lotito è nel mirino: telefonate nel cuore della notte, offese, intimidazioni. Gli inquirenti stanno passando al setaccio tabulati, celle telefoniche e contatti incrociati, nel tentativo di capire se i due indagati abbiano agito per conto di qualcuno o se si tratti di un’iniziativa partita in autonomia ma sostenuta dalla leadership della curva Nord. In ogni caso, il risultato è identico: riportare il presidente della Lazio dentro un clima di paura che ha già conosciuto in passato. 

Tra il 2005 e il 2006, infatti, Lotito era stato già preso di mira. A guidare quell’attacco c’era Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”, storico capo degli Irriducibili e poi figura di spicco della criminalità romana. Con lui agirono Yuri Alviti, Paolo Arcivieri e Fabrizio Toffolo. Tutti furono accusati di tentata estorsione ai danni del patron biancoceleste, colpevole — secondo loro — di aver chiuso i canali di favore verso il tifo organizzato. La condanna arrivò nel 2015, ma il processo d’appello non è mai stato discusso, nonostante siano trascorsi dieci anni dalla sentenza di primo grado.  

Da allora Lotito ha mantenuto una linea durissima: nessun biglietto omaggio, nessun privilegio, nessun rapporto diretto con i capi curva. Una scelta che ha diviso la tifoseria e alimentato un risentimento mai sopito. Le indagini di oggi cercano di ricostruire la geografia del nuovo fronte. 

Gli inquirenti ipotizzano un filo che parte dalle chat, attraversa i due indagati e arriva fino ai vertici del tifo biancoceleste. Uno schema antico, riadattato all’epoca dei social, ma con lo stesso obiettivo di sempre: spingere Lotito a «vendere la Lazio».