Nella giornata di ieri, attraverso le colonne del L’Equipe, il presidente della UEFA Aleksander Ceferin ha chiuso le porte senza usare mezze misure alle indiscrezioni che volevano una delle quattro grandi squadre dell’Arabia Saudita inserita nelle prossime edizioni della Champions League come wild card.
Ma dalla UEFA è arrivato un secco no: «solo i club europei possono partecipare a Champions, Europa e Conference League», sono state le parole di Ceferin. Il discorso Mondiali viaggia invece su un altro livello. Il Paese saudita, infatti, ha presentato una consistente documentazione per la propria candidatura a paese ospitante della rassegna iridata del 2034, dopo essersi ritirato per quella del 2030 con Grecia ed Egitto, visto che sembra ormai super favorito il binomio Spagna-Portogallo-Marocco.
Se per il 2030 il terreno da recuperare rispetto alle altre candidature era troppo (c’è anche quella congiunta di Argentina-Uruguay-Cile-Paraguay), per il 2034 l’Arabia Saudita sta spingendo moltissimo per accaparrarsi il Mondiale, anche se la concorrenza di Cina (favorita) e dei paesi del Sud-Est asiatico (Thailandia, Brunei, Cambogia, Singapore, Filippine, Indonesia, Laos, Malaysia, Mianmar e Vietnam) non è da sottovalutare.
Le spinte sull’Europa per sostenere la candidatura
Come riporta il quotidiano inglese The Times, l’Arabia non vuole perdere tempo e ha avviato una campagna di convincimento per ottenere il sostegno dell’Europa. Funzionari e ministri del paese saudita si sono rivolti a figure di spicco del calcio europeo per garantire il sostegno allo Stato del Golfo per ospitare il torneo maschile. Ottenere il Mondiale, infatti, permetterebbe al calcio saudita di coronare un progetto a medio termine che ha come obiettivo quello di consolidare lo sport nel paese, dopo gli investimenti milionari per portare i migliori calciatori nel campionato nazionale della Saudi Pro League.
Questa voglia di Mondiali ha visto anche un cambio di paradigma dell’Arabia Saudita. Per la candidatura del 2030, poi ritirata, infatti il paese arabo si era presentato con Egitto e Grecia (una necessità, considerando che era l’unica opzione per rispettare le regole sul tempo che deve trascorrere tra le varie edizioni per fare ritorno in un continente, in questo caso quello asiatico), ma per l’edizione del 2034 ecco che si valuta sempre di più una candidatura singola andando così a competere in un duello uno contro uno contro la Cina.
Il tema del Mondiale invernale e le chance di un’edizione estiva
Dall’Arabia Saudita hanno ribadito con forza che, nonostante le altissime temperature in estate, un Mondiale in inverno, come accaduto in Qatar, non sarà l’unica strada in casa di vittoria della propria candidatura. La rassegna invernale aveva fatto storcere il naso a più di qualche rappresentate dei club, con la stagione spezzata in due per la prima volta nella storia.
Le risorse economiche di certo non mancano ed ecco quindi un piano pronto per l’ammodernamento e la costruzione di stadi all’avanguardia, sfruttando la linea seguita per la costruzione della città futuristica di Neom sul Mar Rosso, fatta di costruzioni ad altitudini più elevate o in luoghi comunque più temperati. Certamente la formula del torneo, che vedrà l’ampliamento a 48 squadre già a partire dal 2026 in USA-Messico-Canada, non è un fattore di poco conto da tenere in considerazione.
Tornando agli sforzi dell’Arabia Saudita per convincere l’Europa a sostenere la propria candidatura, ecco che il ritiro della proposta per il Mondiale 2030, che di fatto ha spianato la strada a Spagna-Portogallo-Marocco, sarebbe stato usato come “arma” per convincere i vertici europei a un cambio di favori per il Mondiale 2034. Approccio però che non ha scaldato molto i cuori, visto che la candidatura iberico-marocchina era comunque la più forte nonostante la concorrenza saudita.
A non aiutare, inoltre, è il clima che si è creato in questa estate, con le formazioni europee prese d’assalto dai soldi sauditi che hanno convinto diversi calciatori ad affrontare una nuova avventura nella loro carriera. Non c’è una vera e propria tensione, ma la decisione di mantenere la finestra di mercato aperta fino al 20 settembre, quando in Europa chiude a inizio settembre, non ha di certo fatto fare i salti di gioia ai club europei.
La decisione sull’assegnazione dei Mondiali 2030 e 2034
Ma la volontà di siglare accordi dell’Arabia Saudita non si ferma solamente all’Europa. Infatti sono stati firmati “memorandum di intesa” con altre federazioni come quella africana e dell’Oceania, senza contare numerosi accordi con federazioni nazionali come quelle di Ecuador, Ghana, India e Singapore. Al momento non è chiaro quali siano state le garanzie fornite dall’Arabia Saudita a queste federazioni che hanno garantito il loro appoggio.
Un primo risultato di queste nuove partnership sarebbe quello che la Confederazione asiatica avrebbe suggerito alla FIFA di decidere congiuntamente sia per l’assegnazione dei Mondiali 2030 che per quelli del 2034. Un primo passo verso questa eventualità, che comunque non è stata ancora confermata, è stato quello del massimo organo del calcio mondiale di posticipare la propria decisione sull’edizione del 2030 che verrà presa solamente nel quarto trimestre del 2024. Anche se prima di decidere in combinata sulle prossime due edizioni del Mondiale ancora da assegnare, la FIFA dovrebbe procedere a una modifica del proprio statuto che ora stabilisce che il suo congresso «non può concedere i diritti di hosting per più di una Coppa del Mondo nello stesso incontro».
Certamente i rapporti fra Arabia Saudita e FIFA sono ottimi, visto che l’organo presieduto da Gianni Infantino ha assegnato al paese arabo l’organizzazione del Mondiale per club a dicembre 2024. Negli incontri fra il numero uno della FIFA e il principe ereditario Mohammed bin Salman è stata proposta l’eventualità, su suggerimento della federazione saudita, che il Mondiale sia giocato ogni due anni e non ogni quattro.