Ombre russe su Pirlo: la panchina della Nazionale ora è a rischio

I rapporti dell’ex centrocampista con la società di scommesse Fonbet aprono un caso politico e istituzionale. Malagò prende tempo, mentre i legali della FIGC esaminano gli accordi.

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(Foto: Enrico Locci/Getty Images)

L’accordo che sembrava destinato a portare Andrea Pirlo sulla panchina della Nazionale si è improvvisamente complicato. Come riportato da La Repubblica, a sollevare nuovi interrogativi non sono tanto il curriculum dell’ex centrocampista e i risultati ottenuti nella sua ancora breve carriera da allenatore, ma soprattutto i rapporti commerciali che lo hanno condotto recentemente in Russia, nel pieno del conflitto con l’Ucraina.

Alla fine di maggio, mentre Mosca intensificava gli attacchi contro Kiev con una delle offensive più pesanti dall’inizio della guerra, Pirlo partecipava nella capitale russa a un evento promozionale organizzato da Fonbet, principale operatore di scommesse sportive del Paese. Al suo fianco c’era Artem Dzyuba, attaccante russo che non ha mai preso pubblicamente le distanze dall’invasione dell’Ucraina.

Le immagini del firmacopie, riemerse mentre la candidatura dell’ex tecnico della Juventus prendeva quota, hanno aperto una questione che supera il perimetro strettamente sportivo. Pirlo dovrebbe infatti diventare il volto calcistico dell’Italia, un Paese che dall’inizio del conflitto ha mantenuto una posizione nettamente schierata al fianco di Kiev. La presenza a Mosca non è stata un’iniziativa estemporanea. Pirlo è legato a Fonbet attraverso gli accordi sottoscritti con lo United Fc, la formazione di Dubai che allena dal 2025. La società emiratina e l’operatore di betting condividono il riferimento al miliardario russo Sergey Lomakin, proprietario del club e presente nell’azionariato della compagnia di scommesse.

Nel contratto dell’allenatore sarebbe inserita una clausola che consente a Fonbet di utilizzarne l’immagine per attività promozionali. Un legame che verrebbe meno in caso di nomina a commissario tecnico, ma che ha comunque spinto la Federcalcio ad approfondire la vicenda prima di procedere con l’eventuale ufficializzazione.

Il direttore tecnico Paolo Maldini e il consulente Leonardo hanno individuato in Pirlo il profilo attorno al quale costruire il nuovo corso azzurro. La decisione finale spetta però al presidente federale Giovanni Malagò, che inizialmente aveva accettato di affidarsi alle indicazioni dei due dirigenti, nonostante il nome dell’ex regista non figurasse in cima alle sue preferenze. Una situazione che ha creato un vero e proprio impasse per la nuova FIGC, come spiegato da Calcio e Finanza nell’editoriale del weekend.

Le perplessità tecniche — legate a un’esperienza in panchina ancora limitata e a un palmarès poco ricco — erano state messe in conto. L’emergere dei rapporti con Fonbet ha invece introdotto un tema di opportunità politica e istituzionale che Malagò non può ignorare. Il presidente non sarebbe stato informato in precedenza dell’accordo commerciale e avrebbe chiesto ai legali della FIGC di esaminarne contenuti e implicazioni.

Resta da risolvere anche il rapporto contrattuale con lo United Fc. Per liberarsi dal club di Dubai, Pirlo dovrebbe versare un indennizzo di importo contenuto. La Federcalcio non intende sostenere il costo dell’operazione e l’allenatore avrebbe quindi manifestato la disponibilità a pagare personalmente la clausola.

Sul tavolo sono finite inoltre alcune possibili situazioni di conflitto d’interesse. Nicolò Pirlo, figlio di Andrea, collabora con Gersh Sports, una delle principali agenzie internazionali di rappresentanza dei calciatori, mentre Christian Maldini lavora con GR Sports, struttura guidata dal procuratore Giuseppe Riso. Il regolamento FIGC sugli agenti sportivi impone di evitare qualsiasi sovrapposizione di interessi. Nicolò Pirlo e Christian Maldini, tuttavia, non risultano iscritti come agenti, ma operano come collaboratori. Una circostanza che sembra escludere un’incompatibilità formale, senza però cancellare tutti i dubbi sul piano dell’opportunità.

Il rallentamento riapre indirettamente anche il dossier Roberto Mancini. Malagò continua a considerare con favore l’ipotesi di un ritorno dell’ex commissario tecnico, sebbene non risulti ancora avviato alcun contatto ufficiale. Mancini osserva la situazione a distanza, tra la suggestione di una nuova avventura azzurra e il disappunto per non essere stato coinvolto direttamente.

Pirlo, intanto, prosegue il ritiro austriaco con lo United Fc e mantiene un atteggiamento sereno. Può contare sul sostegno di Maldini e Leonardo, ma la fiducia dei due dirigenti non è sufficiente per chiudere l’operazione. Prima della nomina serve il via libera del presidente federale. E Malagò, di fronte alle ombre russe emerse nelle ultime ore, non ha ancora deciso.