Quanto è costato un punto in Serie A: la classifica dei top club nel 2025/26

Ecco quali sono le società che hanno investito al meglio le loro risorse, e chi ha invece speso peggio finora in rapporto ai punti conquistati in campionato.

Quanto costa un punto in Serie A
ANALISI
(Foto: Valerio Pennicino/Getty Images)

Quanto costa un punto in Serie A? Terminato anche il girone di ritorno del campionato, è possibile fare un bilancio definitivo della stagione: chi ha speso meglio i propri soldi nella stagione 2025/26? Per questo motivo Calcio e Finanza ha realizzato un’elaborazione sul rapporto tra costo della rosa (monte ingaggi lordo più ammortamenti e costo di eventuali prestiti) e punti conquistati dalle top 10 squadre di Serie A, tra chi ha occupato i primi posti della classifica e chi partiva con aspettative ben diverse dai risultati ottenuti.

Al termine della stagione, il dato che emerge è significativo di come siano state investite le risorse per gli ingaggi lordi e per i cartellini dei calciatori. Va precisato che si tratta del costo della rosa, al netto degli stipendi degli allenatori, e che in alcuni casi i costi legati agli ammortamenti sono stati stimati in assenza di dati ufficiali dai bilanci. La cifra complessiva è stata poi rapportata ai punti conquistati sul campo.

Per la realizzazione dello studio abbiamo utilizzato dunque gli stipendi lordi e le quote ammortamento dei soli calciatori sulla base dei dati ufficiali a disposizione e – ove mancanti – delle indiscrezioni della stampa sportiva italiana, e considerando i calciatori che sulla carta beneficiano ancora degli sgravi fiscali previsti dal Decreto Crescita. Le cifre complessive risultano in alcuni casi differenti da quelle delle analisi realizzate in estate sui costi delle rose dei club di Serie A, principalmente a seguito di aggiustamenti legate ai dati ufficiali emerse dai bilanci 2024/25 pubblicati in autunno dalle società e ai movimenti fatti registrare durante il mercato di riparazione.

Quanto costa un punto in Serie A? I dati squadra per squadra

Entrando nel dettaglio della nostra classifica, il Como è risultato essere, tra le big, quella che ha speso meglio per stipendi e cartellini, alla luce di un costo rosa pari a 104 milioni di euro e ben 71 punti conquistati, per un costo per singolo punto di soli 1,46 milioni di euro. Il club lombardo ha sì investito molto in proporzione alle aspettative di inizio stagione per un club di questa fascia, ottenendo tuttavia un risultato straordinario: la qualificazione alla Champions League. Il tutto con investimenti importanti sulla rosa, ma non paragonabili a quelli di club che hanno fallito l’obiettivo, su tutti Juventus e Milan.Dati in milioni di euro

Al secondo posto in classifica si trova un’altra società di fascia media, che quest’anno ha mancato l’appuntamento con le coppe europee: il Bologna. La squadra di Italiano – che è arrivata in finale di Supercoppa italiana e ai quarti di finale di Europa League – ha chiuso la Serie A all’ottavo posto in classifica. Con un costo rosa di poco meno di 88 milioni di euro, ogni suo punto è costato 1,57 milioni di euro.

Chiude il podio la Lazio. La squadra guidata da Maurizio Sarri ha vissuto una stagione complicatissima, sia a livello di situazione ambientale (con le contestazioni dei tifosi verso il patron Claudio Lotito) sia a livello di risultati, nonostante la disputa della finale di Coppa Italia contro l’Inter. La totale assenza di mercato estivo e le cessioni di gennaio hanno mantenuto bassi i costi (solo Bologna e Como spendono meno), motivo per cui ogni punto è costato poco più di 2 milioni di euro.

Quanto costa un punto in Serie A? Inter al top tra le big, male il Milan, Napoli e Juve oltre i 3 milioni

Guardando alle big che hanno iniziato la stagione per contendersi il titolo in campionato, l’Inter è quella che ha fatto registrare il risultato migliore. I tanti punti conquistati in campionato – che hanno garantito lo Scudetto a Chivu e ai suoi ragazzi – hanno generato un costo per singolo punto di 2,26 milioni di euro. Un ottimo risultato per un club che vanta gli stipendi più alti, compensati da ammortamenti ridotti, grazie ai calciatori arrivati a zero e alcuni di lungo corso il cui costo è stato diluito negli anni.

Male il Milan, che dopo un buon girone di andata ha portato a termine un girone di ritorno da metà classifica, fallendo la qualificazione alla Champions League. Pur non essendo la big con le spese più alte, ogni punto dei rossoneri è costato 2,75 milioni di euro. Decisamente meglio del Milan hanno fatto la Roma (2,34 milioni, seppur con punti simili in classifica), che ha conquistato l’accesso alla Champions League e l’Atalanta (2,32 milioni). La prima stagione dei bergamaschi post Gasperini non è stata semplice, ma alla fine è comunque arrivata la qualificazione a una coppa europea: la Conference League.

Si passa poi alle note maggiormente dolenti. Al terzultimo posto si trova la Fiorentina, la peggiore nel rapporto tra punti fatti e costo della rosa nella prima metà di stagione e in grado di risollevarsi (seppur solo parzialmente) nel girone di ritorno. Il club toscano ha vissuto una stagione da incubo e ha cambiato allenatore per cercare di evitare lo spettro di una retrocessione impensabile a inizio stagione. I toscani hanno il quarto costo della rosa più basso tra i 10 club analizzati, ma i pochissimi punti racimolati in classifica fanno sì che ognuno di essi sia costato 2,87 milioni di euro.

Penultimo posto per il Napoli. La squadra di Conte, a fronte di un costo rosa di 240 milioni di euro, ha ottenuto 76 punti in classifica, per un costo per punto pari a 3,16 milioni di euro. I partenopei hanno il secondo maggior costo della rosa in Serie A tra ammortamenti e stipendi, anche se va ricordato – per completezza di analisi – che il club di De Laurentiis ammortizza i cartellini a quote decrescenti, e ciò significa che un nuovo acquisto (come l’arrivo di Rasmus Hojlund, per esempio) pesa molto di più sui conti al primo anno rispetto a quelli delle altre società. D’altra parte, va sottolineato come gli ammortamenti calino di conseguenza l’anno successivo, effetto che fa parzialmente da contraltare agli aumenti legati ai nuovi innesti.

Oltre la soglia dei 3 milioni, e con il peggior risultato tra le società prese in analisi, si trova poi la Juventus. I bianconeri toccano quota 3,49 milioni di euro a causa di una stagione pessima, chiusa con la mancata qualificazione alla Champions League, dopo che l’arrivo di Luciano Spalletti sulla panchina sembrava avere rimesso le cose a posto. Il club mantiene il costo della rosa più elevato tra tutte le società di Serie A e a pesare in maniera particolare sono state ancora operazioni del passato, come ad esempio quella che portò Dusan Vlahovic in bianconero. Il serbo, da solo, ha pesato per oltre 40 milioni sui conti societari tra uno stipendio monstre e la quota ammortamento.