Inchiesta San Siro, il Riesame contro i pm: «Ricerca non delle prove, ma di notizie di reato»

Il Tribunale del Riesame boccia completamene il metodo di indagine usato dai pm della Procura di Milano per l’ipotesi di reato di turbativa d’asta nella compravendita dello stadio Meazza dal Comune a Inter e Milan.

San Siro
San Siro (Foto: Pier Marco Tacca/Getty Images)

In attesa che Inter e Milan presentino il progetto ufficiale per il nuovo San Siro e per lo sfruttamento delle aree limitrofe nella loro proprietà, dal Tribunale del Riesame arriva un aggiornamento in merito all’inchiesta in corso da parte della Procura di Milano. Più che un aggiornamento, il pronunciamento del Riesame è un vero e proprio commento alle indagini portate avanti negli ultimi mesi ed è sicuramente poco lusinghiero nei confronti dei magistrati milanesi.

Come riporta l’edizione odierna de Il Foglio, il Riesame ha constatato che i pubblici ministeri della Procura di Milano andavano «alla ricerca non tanto delle prove ma della notizia di reato». Un giudizio tecnicamente, e anche deontologicamente, molto pesante sui modi di conduzione delle indagini nel rito ambrosiano, proprio perché viene direttamente dal Tribunale del Riesame. L’inchiesta, va ricordata, è stata imbastita con l’ipotesi di reato per turbata libertà del procedimento di scelta del contraente nella compravendita dello stadio Meazza, passato a fine 2025 dal Comune di Milano ai due club.

Le motivazioni del Riesame riguardano l’annullamento di un sequestro sui telefoni e relative chat dell’avvocato Ada Lucia De Cesaris, dell’ex assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi e di un’altra funzionaria del Comune. Indagine dal percorso tortuoso, perché nasce da un sequestro di dispositivi nel corso di una differente inchiesta sull’urbanistica dello scorso anno. A seguito di una serie di richieste della Guardia di Finanza e dei pm, il contenuto di quelle chat è finito nel nuovo filone sulla presunta turbativa d’asta del Meazza.

Al di là delle complesse tecnicalità, l’aspetto più rilevante del giudizio del Riesame è la sonora bocciatura di un metodo: è giudicata «illegittima» l’avvenuta «esplorazione massiva dell’intero contenuto dei telefoni» perché comporta rischi di «profilazione sui comportamenti, le inclinazioni, i rapporti con i terzi e le idee». Ma soprattutto è il metodo del sequestri di device a scopo esplorativo a essere con forza censurato: i pm non possono né devono andare «alla ricerca non tanto delle prove ma della notizia di reato». Metodo che invece appare spesso utilizzato nelle inchieste milanesi soprattutto quelle sul mondo del calcio, compresa l’ultima roboante iniziativa milanese sugli arbitri.