Pirateria, maxi operazione in Italia: individuata rete da 70 rivenditori. Multe fino a 5mila euro per gli utenti

Il sistema, molto sofisticato e complesso, ha portato a un danno da 300 milioni di euro in mancati ricavi da abbonamenti.

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(Foto: Paolo Bruno/Getty Images)

Maxi operazione della Guardia di Finanza contro la pirateria audiovisiva. Nella giornata di ieri i militari del Comando provinciale di Ravenna, con il supporto dei Nuclei Speciali Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche e Beni e Servizi e di numerosi reparti del Corpo, hanno eseguito oltre 100 perquisizioni e sequestri su tutto il territorio nazionale nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Bologna. L’inchiesta punta a contrastare la diffusione illegale di abbonamenti pirata utilizzati per accedere ai contenuti a pagamento di diverse piattaforme, tra cui Sky, DAZN, Netflix, Disney+ e Spotify.

L’indagine, nata dal monitoraggio dei social network, ha consentito di individuare un sistema ritenuto innovativo rispetto alle tradizionali IPTV illegali. Al centro del meccanismo vi sarebbe infatti un’applicazione denominata “CINEMAGOAL“, installata direttamente sui dispositivi degli utenti e in grado di collegarsi a un server estero per decriptare i contenuti audiovisivi protetti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sul territorio nazionale erano operative diverse macchine virtuali che lavoravano ininterrottamente per captare e ritrasmettere ogni tre minuti i codici originali di abbonamenti regolarmente sottoscritti ma intestati a soggetti fittizi. In questo modo gli utenti finali potevano accedere ai contenuti come se disponessero di un abbonamento legittimo.

Gli investigatori evidenziano come il sistema fosse particolarmente sofisticato non solo per la capacità di aggirare le misure di sicurezza adottate dalle piattaforme, ma anche per la qualità della trasmissione offerta agli utenti e per la maggiore difficoltà di individuare i fruitori del servizio. L’accesso all’applicazione, infatti, non risultava direttamente riconducibile a uno specifico indirizzo IP. L’applicazione sarebbe stata distribuita da oltre 70 rivenditori operanti sul territorio nazionale. Gli utenti pagavano un abbonamento annuale compreso tra 40 e 130 euro, a seconda dei pacchetti scelti.

Le somme venivano versate prevalentemente attraverso strumenti ritenuti difficilmente tracciabili, come criptovalute, conti correnti esteri o intestati fittiziamente. Parte dei proventi raccolti dai distributori sarebbe poi stata retrocessa agli organizzatori del sistema. Nell’ambito dell’inchiesta, la Procura di Bologna si è avvalsa della cooperazione internazionale tramite Eurojust per coordinare attività investigative anche in Francia e Germania. Le autorità hanno disposto il sequestro dei server esteri utilizzati per conservare i dati necessari alla decodifica dei segnali audiovisivi e del codice sorgente del software, considerato essenziale per il funzionamento dell’applicazione.

Gli investigatori hanno inoltre accertato che, parallelamente a questo sistema, veniva utilizzata anche la più tradizionale tecnologia IPTV, nota al grande pubblico come “pezzotto”. L’operazione ha visto l’impiego di circa 200 finanzieri e ha portato al sequestro di una rilevante quantità di materiale informatico. L’analisi dei dispositivi sequestrati dovrà ora consentire di identificare ulteriori soggetti coinvolti, compresi gli utilizzatori finali del servizio, e quantificare con maggiore precisione i profitti illeciti generati dall’organizzazione.

Con il supporto delle società titolari dei diritti audiovisivi è stata effettuata una prima stima dei danni economici subiti negli anni, quantificati in circa 300 milioni di euro in mancati ricavi da abbonamenti. Nel frattempo verranno notificate le prime sanzioni amministrative a circa 1.000 utenti già identificati. Gli importi previsti oscillano da 154 a 5.000 euro. L’inchiesta ipotizza i reati di pirateria audiovisiva, accesso abusivo a sistemi informatici e frode informatica. Come precisato dagli investigatori, il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e le eventuali responsabilità saranno accertate solo con una sentenza definitiva.

Andrea Duilio, Amministratore Delegato di Sky Italia, ha commentato così l’esito dell’operazione: «Voglio ringraziare la Guardia di Finanza di Ravenna e la Procura di Bologna per questa importante operazione antipirateria che dimostra la crescente efficacia nel contrastare anche le tecnologie più sofisticate. Chi sceglie lo streaming illegale non solo alimenta i profitti milionari di organizzazioni criminali, ma rischia anche sanzioni ed espone i propri dati personali a furti e truffe».