Inchiesta San Siro, respinto il ricorso del dg del Comune: la GdF avrà accesso al telefono

Christian Malangone era stato l’unico, tra i nove indagati, a non consegnare alla Guardia di Finanza le password del computer e il codice di sblocco del telefono cellulare

Inchiesta San Siro Malangone
San Siro (Foto: Marco Luzzani/Getty Images)

Si sposta dal piano processuale a quello tecnico uno dei filoni più delicati dell’inchiesta milanese sulla vendita dello stadio di San Siro e delle sue aree circostanti a Inter Milan. Il Tribunale del Riesame di Milano – come riportato da Il Corriere della Sera – ha infatti respinto il ricorso presentato da Christian Malangone, direttore generale del Comune e stretto collaboratore del sindaco Giuseppe Sala, contro il sequestro dei suoi dispositivi elettronici. 

Malangone era stato l’unico, tra i nove indagati, a non consegnare alla Guardia di Finanza le password del computer e il codice di sblocco del telefono cellulare. Dati che aveva invece fornito a un proprio consulente informatico, sostenendo — tramite il difensore Domenico Aiello — che l’utilizzo delle 140 parole chiave individuate dalla Procura avrebbe portato a estrarre una quantità sproporzionata di contenuti: fino a 388mila messaggi su un totale di 392mila, con una conseguente lesione della privacy. 

Da qui la proposta alternativa della difesa: limitare l’acquisizione ai soli messaggi contenenti termini ritenuti strettamente pertinenti all’indagine, ad esempio “stadio” ma non “delibera”. Una linea che però non ha convinto i giudici del Riesame, i quali — in attesa delle motivazioni — avrebbero ritenuto implicito che la selezione tramite parole chiave non comporti un’acquisizione indiscriminata, ma solo l’estrazione dei messaggi effettivamente rilevanti rispetto all’oggetto dell’inchiesta e ai rapporti con gli altri indagati. 

Con il rigetto del ricorso, ora la questione si sposta sul piano operativo: se la Guardia di Finanza riuscirà a “forzare” il telefono nonostante il mancato conferimento del codice, potrà procedere all’analisi dei contenuti filtrati dalle parole chiave; in caso contrario, gli investigatori dovranno tentare di ricostruire i flussi comunicativi attraverso i dispositivi degli altri coindagati. 

Secondo la Procura, la messaggistica di Malangone rappresenta una «indispensabile fonte di prova», in quanto il dirigente comunale sarebbe stato «il soggetto a più diretto e a stretto contatto con gli interlocutori privati», ossia Inter e Milan. Al centro dell’indagine c’è l’ipotesi di «turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente»: per i pm Cavalleri, Filippini e Polizzi, tra il 2019 e il 2025 il Comune avrebbe «strumentalmente predisposto in modo sartoriale» i passaggi procedurali legati alla cessione dell’area, con l’obiettivo di «allontanare o dissuadere potenziali offerenti diversi da quelli prediletti ex ante». 

Le chat potrebbero inoltre contribuire a chiarire alcuni passaggi chiave del dossier. In particolare, gli investigatori guardano all’8 giugno 2025, quando Malangone ricevette dall’allora assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi una bozza in formato Word delle conclusioni di una relazione commissionata dal Comune a Politecnico e Bocconi. Il documento preliminare presentava tre differenze rispetto alla versione finale depositata il 18 giugno, con «potenziali variazioni tendenti — per la Guardia di Finanza — a rendere coerenti i valori attribuiti in precedenza dall’Agenzia delle Entrate», che aveva stimato in 197 milioni di euro il valore dell’area.