Nell’Assemblea di Lega di ieri, i club di Serie A hanno scelto Giovanni Malagò come proprio candidato a presidente FIGC. In attesa che il diretto interessato accetti la candidatura in modo ufficiale – prima ci sarà un confronto con le società del massimo campionato – l’approvazione è arrivata da 18 club su 20. A non appoggiare il nome dell’ex numero uno del CONI solamente il Verona e Lazio di Claudio Lotito.
Proprio il patron del club biancoceleste, evidentemente scuro in viso, al termine dell’Assemblea di ieri si è lasciato andare a un veloce commento prima di salire in macchina. «Serve la nomina di un commissario». Una frase lapidaria arrivata anche, secondo indiscrezioni, dopo un clima abbastanza teso durante il vertice con tutti gli altri club di Serie A.
Ai microfoni de La Repubblica, Lotito ha ampliato il suo discorso, partendo proprio dalla necessità di nominare un commissario per il calcio italiano. Secondo il patron della Lazio questo servirebbe «Per rivoluzionare il sistema. Secondo lei se cambiamo le figurine riusciamo a risolvere i problemi del nostro calcio?». Da dove partire: «Dalla norma istitutiva, la legge del 23 marzo 1981 numero 91 sul professionismo sportivo. È stata fatta in un mondo diverso, quando ad esempio le società calcistiche ancora non erano quotate in Borsa. All’epoca il calcio era dilettantistico, c’erano i presidenti-patron, oggi ci sono i fondi stranieri. Non va più bene. Se una cosa non funziona, va ristrutturata».
Su chi potrebbe essere questo commissario: «Non è questo il punto. La politica nominando un commissario si potrebbe assumere l’onere di fare delle riforme indispensabili e inderogabili, poi si vedrà chi sarà deputato ad attuarle. Certamente il commissario avrebbe i poteri per farle, sulla base delle indicazioni del governo. Solo una figura del genere può riformare il calcio. Malagò? Io non sono contro di lui. Non è una questione ad personam. Il mio ragionamento è più largo, guarda alla struttura. Vogliamo rendere il calcio italiano di nuovo competitivo? Eravamo una delle prime tre potenze al mondo, adesso non siamo entrati neanche in un Mondiale aperto a 48 nazionali. Dobbiamo capire come risolvere i problemi, altrimenti ci parliamo addosso. Iniziamo dalle riforme, non dai nomi. Indipendentemente da chi potrebbe avere la meglio, se non ha gli strumenti per cambiare che cosa potrà mai fare?».
In seno alla Serie A si pensa che per lo sviluppo del calcio in Italia serva una collaborazione da parte della politica. Lotito la pensa in maniera diversa, visto anche il suo ruolo di senatore nelle fila di Forza Italia: «È un punto di vista abbastanza facile da supportare. Intanto con la nomina di Massimo Sessa come commissario per gli stadi su quel fronte ci saranno le condizioni per migliorare. I giovani? C’è una clausola secondo cui io investo su un ragazzo, lo faccio studiare e lo aiuto a crescere. Poi lui dopo due anni può liberarsi. Così che senso ha mettere dei soldi su un giovane? Una volta era diverso. Questi sono i problemi del calcio».
Sui pochi italiani in campionato e la soluzione proposta da Lotito: «Comprando in Italia c’è un gravame del 22%. All’estero acquisti senza IVA. Quindi, viste le condizioni generali dei nostri club, si vanno a pescare i giocatori dove costano di meno. Ecco un’altra cosa che va cambiata. Bisogna inserire persone competenti, con rigore amministrativo e giuridico, che abbiano esperienza sportiva. E mettere tutti nelle condizioni di avere un efficientamento economico-finanziario».