«Malagò? È uno dei migliori risultati degli ultimi anni, soprattutto è l’espressione di 20 club. Questo è un consenso ampio ma è il primo atto di una situazione che ci deve portare assolutamente a trovare la strada maestra per poter migliorare il nostro calcio da due punti di vista. Uno è quello della nobiltà e della nazionale, che rappresenta un patrimonio sociale, l’altro è il momento di fare riforme. Questo non può avvenire se non anche confrontandoci con la politica, che rimane sicuramente un punto di riferimento molto importante». Lo ha detto il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta, a margine dell’odierna assemblea della Lega Serie A.
«Malagò è stato individuato per il suo profilo di un manager sportivo che naviga da tanti anni nel nostro mondo. Deve essere colui il quale raccoglie le linee guida da parte, in questo caso della Serie A, per far sì che si riesca a migliorare il nostro calcio, che in questo momento è un paziente malato, che ha bisogno di una cura, di una terapia molto importante», ha aggiunto il numero uno del club nerazzurro.
«Il fatto che ci siamo mossi per primi ha un significato importante, intanto perché ci siamo mossi con tempestività, ma anche con grande unione. La dimostrazione sono questi 18-19 consensi avuti. Ma soprattutto rivendichiamo il ruolo di protagonista, che è quello della Serie A. Un ruolo che è sempre stato negli anni 70, negli anni 80, negli anni 90 e che poi si è un po’ perso. Rivendichiamo il fatto di essere la locomotiva di un sistema sportivo, che è importante per il sistema Italia, ma che tiene conto anche di quelle che sono poi le situazioni che affrontano il mondo della Serie B, della Serie C, dei dilettanti e soprattutto, soprattutto di quello che è il vero zoccolo duro, che è il patrimonio del settore giovanile. Da qui nascono i talenti del domani ed è lì che noi dobbiamo lavorare», ha aggiunto Marotta.
Parlando invece di Giancarlo Abete, il presidente dell’Inter ha detto: «Non so bene cosa voglia fare, però il fatto che sia candidato è un atto legittimo di un dirigente che comunque ha dato molto al calcio. Non mi esprimo assolutamente, è un suo diritto. Chi troverà più consensi vincerà. Chiaramente stiamo parlando comunque di due professionisti che hanno un profilo molto importante e abbiamo fatto le nostre scelte».
Poi, a proposito dell’Inter e della vittoria sul Como: «È stata innanzitutto una bella partita, è stato uno spot bello per il nostro calcio, vinta meritatamente dall’Inter grazie alla forza, alla qualità del gioco espresso contro una squadra che ha dimostrato con tanti giovani di essere all’altezza del ruolo e di svolgere un ruolo da protagonista. Il rigore? Mi pare che tutti hanno evidenziato come non era calcio di rigore ed è evidente che non siamo tanto risentiti perché abbiamo vinto, ma immaginate se quel rigore avesse portato a un esito diverso e allora saremmo qui oggi a recriminare. Fa parte di quegli errori che nell’arco di una stagione si commettono, in questo momento si verificano spesso, però spero che possano spingere coloro i quali sono designati a fare delle riflessioni e trovare ancora una volta una simbiosi tra quello che è il protocollo del VAR e l’arbitro in campo».
Malagò candidato della Serie A per la FIGC. Vincono Marotta e De Laurentiis. Musata per il Milan e impreparazione Juventus
In chiusura, una battuta sulle parole di Chivu: «È stata un’affermazione ironica fatta con il sorriso proprio a testimoniare come in Italia ultimamente ci sia la paura di affrontare tematiche di obiettivi da raggiungere che comportano essere coraggiosi. L’Inter deve essere coraggiosa, deve essere sempre quella squadra che laddove parta deve sempre raggiungere il massimo, anche se poi magari come in Champions League è stata eliminata. Questo fa parte del DNA di un club che vuole vincere, solo dichiarandosi anche ambiziosi e non arroganti significa poi raggiungere i traguardi importanti».