Il Comune di Milano, “discostandosi in parte” dagli obiettivi che hanno ispirato la legge stadi, “nello sviluppo del procedimento amministrativo in cui erano coinvolti soggetti privati – evidentemente portatori di interessi principalmente volti alla ottimizzazione dei ricavi – ha finito con l’assecondare in modo evidente lo scopo imprenditoriale loro proprio, così da rendere l’intera operazione fortemente connotata da una veste speculativa”. Lo riporta l’Ansa, citando l’atto di perquisizione e sequestro dei pm di Milano nell’ambito dell’indagine sulla vendita di San Siro che vede tra gli indagati gli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris, il dg di palazzo Marino, Christian Malangone e ex dirigenti e consulenti di Inter e Milan. De Cesaris, che è avvocato, è stata incaricata di seguire il club nerazzurro nella vicenda.
Secondo inquirenti e gli investigatori, il fatto che si stessero ponendo in secondo piano gli interessi dei milanesi “trova inedito riscontro anche in una sorta di ‘avvertimento’ che il sindaco Giuseppe Sala, aveva ricevuto da Stefano Boeri, nel settembre 2019. In una chat il primo cittadino era stato messo in guardia dall’architetto “proprio sul tema Stadio” ed era stato invitato a fare “attenzione perché gli interessi privati non prevalessero su quelli collettivi”.
Inoltre, si osserva nell’atto, l’obiettivo delle parti private, d’altra parte, è chiarito in una riflessione” di De Cesaris, la quale “anni dopo, in una e-mail” inviata a un collega avvocato nell’agosto 2024 in merito agli interventi sul Meazza, raccomandava “in modo da rendere palese il reale scopo del progetto dei fondi investimento che controllano le squadre – che non dovrà ‘mai’ essere utilizzato, da parte loro, il termine ‘ristrutturazione'”. Aggiungendo: “poi avremo la possibilità di farlo, ma non darei idee di cui si possono innamorare…”.