Vendita de La Stampa: i soldi di 20 azionisti dietro Leonardis e il gruppo Sae

L’evoluzione del gruppo editoriale è iniziata dal 2022 con un susseguirsi di aumenti di capitale sottoscritti da diversi soggetti.

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L’acquisizione de La Stampa dal gruppo Gedi porta la firma di Alberto Leonardis e del gruppo editoriale Sae, ma i soldi provengono da diversi azionisti che fanno parte della società. Infatti, l’imprenditore classe 1965 possiede solamente il 3% del gruppo editoriale che ha appena rilevato il quotidiano torinese. A riportarlo è l’edizione odierna de Il Fatto Quotidiano.

L’operazione si è conclusa per un corrispettivo intorno ai 20 milioni di euro, cifra non garantita dai risultati economici-finanziari di Sae che presenta ormai da anni conti in rosso e un debito in crescita. Inoltre, nel contratto di acquisizione sono state definite anche ingenti risorse per garantire la continuità aziendale di un giornale in perdita, con 178 giornalisti che vi lavorano.

Per capire quindi chi abbia garantito l’acquisizione de La Stampa bisogna andare ad analizzare le visure camerali di Sae al 30 giugno 2025, che riportano un totale di 21 azionisti per il gruppo editoriale. Nel dettaglio Leonardis detiene il 3% del capitale sociale attraverso Almi, società a responsabilità limitata con appena 10mila euro di capitale posseduta insieme alla moglie, Maria Mihaela Malinci.

Appena sei anni fa, quando Sae ha acquisito sempre da Exor (holding della famiglia Agnelli-Elkann) Il Tirreno e le testate emiliane tra cui La Nuova Ferrara, il 90% del gruppo editoriale era detenuto da sei azionisti guidati dal costruttore livornese Maurizio Berrighi e dal distributore di giornali di Grosseto M & S Srl. Ma con le successive ricapitalizzazioni la platea si è evoluta e allargata. Il passaggio decisivo è arrivato nel 2022, quando Leonardis ha comprato, sempre da Gedi, La Nuova Sardegna e ha trasferito la sede di Sae da Piombino a Sassari.

Da qui è nata un’altra Spa controllata al 51% da Sae, denominata Sae Sardegna, nella quale Leonardis ha attirato due importanti soci locali come Antonello Cabras, ex Psi ed ex Pd, già presidente della Regione, e Maurizio De Pascale, imprenditore delle costruzioni e presidente della Camera di commercio di Cagliari, proprietaria dell’aeroporto. La Fondazione di Sardegna, che fa riferimento a Cabras (anche se quest’ultimo ufficialmente non ha più cariche), ha acquisito il 22% di Sae Sardegna per 1,04 milioni. Una quota analoga l’ha presa De Pascale.

Nel 2024 Sae Spa ha lanciato cinque aumenti di capitale per 14,5 milioni, attirando nuovi soci. Fondazione Sardegna ha messo 5 milioni, la somma è nel bilancio 2024 dell’ente per un costo di 5,83 milioni, compresi gli “oneri accessori”. L’ente ha iniettato già 7 milioni nel gruppo Sae, ma questo non sembra un problema per quella che è la principale fondazione azionista di Cassa Depositi e Prestiti, cassaforte del Ministero Economia e Finanze, con l’1,757% e il secondo azionista con il 10,2% di Bper, la banca modenese di cui Cabras è vicepresidente, finanziatrice del gruppo Sae insieme a Mps, Banco Bpm, Bcc di Castagneto Carducci.

La Fondazione Sardegna è così diventata il terzo azionista di Sae con il 14,36%, dietro a Berrighi e a M & S scesi al 17%, oltre al 22% di Sae Sardegna. Sono entrate in Sae anche altre fondazioni bancarie: la modenese Carimonte Holding ha versato 2 milioni, Fondazione Pescarabruzzo 500mila euro. In Sae Lombardia, che nel 2025 ha comprato da Gedi La Provincia Pavese, è entrata la Fondazione del Monte di Lombardia con 250.500 euro su un capitale di 1 milione.

Nonostante questa sempre più amplia platea di azionista, i conti di Sae sono in rosso fin dalla sua costituzione. Nel 2020 il bilancio recitava un -73.818 euro, con le perdite che sono aumentate fino a 362.359 euro nel 2024, su un valore della produzione di 29 milioni, con 2 milioni di contributi dallo Stato. I debiti finanziari netti sono aumentati da 2,89 a 7,27 milioni, il patrimonio netto è salito da 3,39 a 15,9 milioni grazie agli aumenti di capitale. Sae Sardegna, dal canto suo, nel 2024 ha dichiarato una perdita di 1 milione, con 835mila di contributi dello Stato.

Nel bilancio consolidato 2024 il gruppo Sae ha un valore della produzione di 83,9 milioni e una perdita netta di 1,35 milioni, la perdita di competenza del gruppo è di 969mila euro. Il gruppo dichiara debiti finanziari netti per 22,3 milioni.  Secondo fonti del gruppo nel 2025 i ricavi aggregati nell’editoria sono 47,5 milioni, nella comunicazione integrata 130 milioni, con un Ebitda previsionale sui 15 milioni, di cui 2 milioni nell’editoria. A livello consolidato i ricavi sarebbero sui 140 milioni, ma non ci sono indicazioni sul risultato netto. Leonardis ora sta cercando nuovi soci per sostenere i conti de Il Tirreno, conferito alla nuova società Sae Toscana.

Per tornare a La Stampa, infine, Leonardis è pronto a finalizzare l’acquisizione creando una nuova controllata, Sae Piemonte, nella quale entrerebbero soci di minoranza del Nord-Ovest con un aumento di capitale. Al momento, non è confermata la possibilità che entri anche la Federtennis, guidata dal cagliaritano Angelo Binaghi. Ma un aumento di capitale è atteso anche per la società madre Sae: Fondazione di Sardegna e le altre fondazioni azioniste potrebbero sostenere ancora Leonardis. Il quale per La Stampa immagina uno sviluppo dei ricavi con eventi a pagamento per aziende (modello già collaudato da Sae) e un notiziario online per gli italiani negli Stati Uniti. Inoltre continuano le indiscrezioni, al momento non confermate ufficialmente, che parlano di tagli all’occupazione, con prepensionamenti dei giornalisti che potrebbero portare a 30 uscite entro il 2027 e altre 30 nel 2028-2029.

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