Dalla sede della UEFA, nell’ultimo periodo, le attenzioni sono rivolte sempre più sulla Premier League, il campionato più prestigioso e ricco del mondo, ma anche quello in cui le proprie società spendono di gran lunga di più rispetto alle concorrenti europee, con una spesa sempre più maggiore.
In particolare, ad attirare le attenzioni del massimo organo del calcio europeo, sono le nuove regole finanziarie appena approvate dalla Premier. La più grande preoccupazione è che queste possano ancora di più sottolineare lo strapotere economico delle società inglesi rispetto a quelle del resto d’Europa.
Andando nel dettaglio di queste norme, a partire dalla prossima stagione, i club inglesi adotteranno il sistema denominato Squad Cost Ratio (SCR), che consentirà alle società della massima divisione di destinare fino all’85% dei propri ricavi ai costi della rosa, inclusi stipendi e spese per i trasferimenti dei giocatori. In alcune circostanze, grazie a meccanismi di tolleranza, la soglia potrà arrivare fino al 115%.
Al contrario, il limite fissato dalla UEFA per le squadre impegnate nelle competizioni europee è significativamente più basso ed è pari al 70% dei ricavi, criterio che verrà adottato anche dalla Bundesliga in vista della prossima stagione, per poi diventare effettivo nel 2027/28. Il problema non sorge per quelle squadre che competono nelle tre competizioni europee, ma bensì per tutte le altre, e in Inghilterra non è raro che una delle cosiddette Big Six sia fuor da tutto. Quest’anno è toccato al Manchester United, e sicuramente nella prossima stagione sarà il turno del Tottenham, che sta lottando addirittura per non retrocedere in Championship.
Lo strapotere della Premier è già evidente in questa stagione dove le sei qualificate in Champions League sono riuscite a raggiungere gli ottavi di finale, con ben cinque squadre (tutte tranne il Newcastle) senza passare dai playoff per via del posizionamento nelle prime otto posizioni della classifica generale, chiusa al primo posto dall’Arsenal a punteggio pieno.
Come detto, la preoccupazione della UEFA è che questo squilibrio rischi di mettere sotto pressione i club del resto del continente, che potrebbero essere spinti ad aumentare i costi e ad assumere maggiori rischi finanziari pur di trattenere i propri giocatori. Andrea Traverso, direttore della sostenibilità finanziaria della UEFA, ha sottolineato che la Premier League genera ormai circa un quarto dei ricavi complessivi dei club europei e che un ulteriore aumento della capacità di spesa potrebbe accentuare la concentrazione di talenti in Inghilterra.
Dati recenti indicano infatti che circa il 40% dei calciatori più valutati al mondo milita già in squadre inglesi. Una tendenza che, secondo la UEFA, è destinata a rafforzarsi ulteriormente con il nuovo sistema. La Premier League ha però già respinto le critiche. Il suo amministratore delegato Richard Masters ha spiegato che il nuovo modello punta a garantire maggiore competitività interna, offrendo ai club che non disputano le coppe europee la possibilità di investire per colmare il divario con le squadre più ricche.