Dietro al dominio della Premier: il 90% dei club professionistici inglesi è in rosso

Il rapporto di BDO sottolinea come la crescita dei ricavi non riesca a compensare l’innalzamento degli stipendi dei calciatori e le sempre maggiori cifre spese per i trasferimenti.

Conti club Premier League
(Foto: Michael Regan/Getty Images)

Nel caso fosse servita una prova ulteriore, il dominio della Premier League sul calcio europeo è dimostrato dalla classifica generale della prima fase di Champions League. Tutte le sei squadre inglesi presenti – Arsenal, Liverpool, Tottenham, Newcastle, Chelsea e Manchester City – sono certe di entrare almeno nei playoff con le prime cinque citate che lottano per un posto in top 8, che garantirebbe l’accesso diretto agli ottavi di finale.

Una prova di forza sottolineata dal ranking stagionale UEFA che viene usato per decretare le due leghe che potranno contare su una squadra in più nella prossima edizione della Champions League. La Premier League è saldamente al comando, grazie anche alle ottime prestazioni Europa League e Champions League. Anche se non è sempre tutto oro quello che luccica, come si evince dal punto di vista economico-finanziario.

Secondo quanto emerge da un report della società di consulenza BDO tra i direttori finanziari dei club, nonostante ricavi record grazie soprattutto ai diritti televisivi e valutazioni dei club in costante crescita, il 90% delle società delle prime quattro divisioni del calcio inglese ha chiuso la stagione 2024/25 con un bilancio in rosso.

Il rapporto intitolato “Defying Gravity: The Ever-Expanding Financial Universe” evidenzia un sistema che ha un bisogno vitale di continue iniezioni di capitale da parte degli azionisti per poter sopravvivere a cui si aggiunge una ossessionata ricerca di nuove fonti di ricavi. A contribuire a questa situazione è la sempre maggior spesa per i trasferimenti che ha raggiunto un nuovo record nel 2025. A questa si aggiunge il continuo rialzo degli stipendi dei calciatori. I salari rappresentano in media il 63% dei ricavi di un club in Premier League, con il rapporto che sale ulteriormente in Championship (la serie B inglese), dove i club spendono in stipendi 93 centesimi per ogni sterlina incassata.

«Secondo alcuni indicatori, il calcio inglese gode di ottima salute, con ricavi record in Premier League, nuove opportunità commerciali nel calcio femminile e un interesse costantemente elevato da parte di investitori internazionali e istituzionali – ha spiegato Ian Clayden, responsabile sport professionistico di BDO –. Ma sotto la superficie i club affrontano pressioni finanziarie significative, dovute in gran parte al peso persistente dei salari rispetto ai ricavi complessivi e a un maggiore ricorso all’indebitamento. L’aumento continuo delle commissioni di trasferimento potrebbe mascherare questa tendenza. In qualsiasi altro settore, una combinazione di costi elevati, perdite strutturali e alto indebitamento farebbe scattare campanelli d’allarme. Eppure l’interesse per il calcio domestico continua a sfidare la gravità. La domanda è se l’universo del calcio continuerà a espandersi all’infinito o se, a un certo punto, assisteremo a una contrazione, a un’inversione di tendenza o addirittura a un grande crollo».

Al momento attuale, i risultati economici-finanziari dei club, quelli pubblicati sono una netta minoranza, sono in rosso per la stagione 2024/25. Per esempio il Brighton, considerato uno dei club meglio gestiti sotto il lato finanziario in Premier League, ha registrato un rosso di oltre 1 milione di sterline a settimana nella stagione scorsa. Interrogati sulla situazione finanziaria del proprio club, oltre la metà dei direttori finanziari ha dichiarato che la situazione non è troppo negativa ma «potrebbe essere migliore», mentre più di un quarto l’ha definita «bisognosa di attenzione». Il rapporto sottolinea come le risposte mostrino un «trend di peggioramento» rispetto al passato.

Secondo il rapporto di BDO, queste valutazioni «potrebbero persino essere troppo ottimistiche», dal momento che come detto quasi il 90% dei club ha affermato di aver bisogno di ulteriori finanziamenti dagli azionisti nel prossimo futuro, e poco meno della metà ha indicato che ciò potrebbe comportare una diluizione delle quote, a causa di investimenti di minoranza o congiunti. Inoltre, il rapporto evidenzia tuttavia che non sembra esserci, al momento, un rallentamento di questi apporti di capitale: oltre due terzi dei club hanno infatti riferito di aver ricevuto approcci da potenziali investitori negli ultimi 12 mesi.

Infine, sul lato sportivo il rapporto di BDO sottolinea come il numero medio di punti conquistati dalle tre squadre neopromosse in Premier League è in costante calo da 30 anni, mentre il trend opposto si registra per le formazioni retrocesse in Championship, dove i punti medi sono gradualmente aumentati. Due dati che sottolineano come sia molto difficile per le squadre neopromosse competere in Premier, specialmente per una differenza di ricavi netta con le rivali nella lotta per la salvezza. E questo gap si riflette in maniera opposta in Championship dove il più delle volte le formazioni promosse sono quelle appena retrocesse dalla massima serie, per una sorta di ripetizione di questo circolo vizioso.