«In relazione alle dichiarazioni riportate nell’intervista al quotidiano spagnolo Marca, Fabio Capello precisa che quando, in riferimento agli arbitri, ha usato il termine “mafia”, lo ha fatto solamente per chiarire che la classe arbitrale italiana opera come una organizzazione estremamente chiusa, che molto raramente accetta veri momenti di confronto e non appare disponibile a far entrare nelle “sale VAR” sportivi o ex sportivi che non facciano parte della medesima classe arbitrale, come da lui suggerito più volte in dichiarazioni pubbliche, e ampiamente chiarito nel proseguo dell’intervista».
Con queste parole, l‘ex allenatore Fabio Capello ha voluto chiarire le frasi emerse da una sua intervista al quotidiano Marca. «Gli arbitri sono una mafia. Non vogliono servirsi di ex giocatori per il VAR, eppure loro conoscono i movimenti del calcio, il movimento che fa un giocatore per fermarsi, per aiutarsi. E molte volte prendono decisioni che non sono corrette, perché non hanno giocato e non conoscono quei movimenti. A un giocatore toccano la faccia, lui si butta a terra, e fischiano. Ma perché fischi? Se io misuro 1,90 e l’altro 1,75, quando mi muovo il mio braccio è all’altezza della sua faccia, perché fischi? Questo mi fa impazzire», aveva dichiarato Capello nell’intervista con il media spagnolo.
«Fabio Capello coglie l’occasione per rinnovare il suo rispetto per il lavoro e la professionalità sempre dimostrata dagli arbitri italiani e della categoria in generale. Fabio Capello esprime anche il proprio rammarico per come una frase del tutto decontestualizzata sia stata strumentalizzata e utilizzata in maniera inappropriata», si conclude la nota dell’ex allenatore.