L’appuntamento, a suo modo storico, è domani sera, domenica 4 gennaio quando al Parco dei Principi un derby di Parigi tornerà a disputarsi nella massima serie francese dopo quasi 36 anni. A sfidarsi saranno il PSG, campione di tutto (nel 2025 ha fallito soltanto il Mondiale per Club dove è giunto secondo) contro la matricola Paris FC, promossa lo scorso anno dalla Ligue 2.
Come si diceva è dal lontano 1990 che due squadre della capitale francese non si affrontano in Ligue 1, quando cioè PSG e Racing Paris 1 giocarono la 27esima giornata del campionato 1989/90 prima che il Racing Paris 1 (precedentemente conosciuto come Matra Racing, sotto la guida dell’imprenditore Jean-Luc Lagardère) retrocesse, per poi avviarsi al fallimento e alla ripartenza dal mondo amatoriale, a seguito del mancato sostegno economico da parte di Lagardère stesso, stanco degli insuccessi e delle aspre critiche da parte di pubblico e giornalisti. E per uno strano scherzo del destino non ci vorrà molto prima che il derby si palesi una seconda volta dato che le due compagini sono state sorteggiate una contro l’altra nei sedicesimi di Coppa di Francia sempre nella tana dei Campioni d’Europa del PSG.
Al momento, come si evince, è una sfida Davide contro Golia. Da un lato c’è il Paris Saint Germain che è secondo in classifica in Ligue 1 (a un punto dal Lens) ed è terzo nella graduatoria di Champions League. E che soprattutto nel 2025 ha vinto non solo tutti i titoli nazionali disponibili (come avviene sempre più spesso) ma anche messo le mani sulla sua prima Champions League, prima di ottenere anche la sua prima Intercontinentale.
Non solo, il PSG (che per altro venne fondato nel 1970 ed è quindi squadra con non molta storia alle spalle) sta cercando nuovi terreni dove edificare il suo nuovo stadio, dato che il Parco dei Principi, di 48mila posti, sembra non bastare più a un club divenuto ormai potenza globale nel calcio.
Dall’altro vi è invece il Paris FC, squadra praticamente senza tifosi al punto che nelle stagioni 2022/23 e 2023/24, quando giocava ancora allo stadio Charlety, aveva inaugurato la politica delle partite gratis pur di avere appassionati sugli spalti (non solo ma il club venne fondato nel 1969 a tavolino dalla federazione per dare a Parigi una squadra di rilevanza nazionale in un momento in cui nessuna squadra della capitale era presente nella massima serie). E adesso che è salito in Ligue 1 il Paris FC gioca allo stadio Jean Bouin, di soli 20mila posti e con la peculiarità che dista appena 44 metri dal Parco dei Principi dando a Parigi uno dei derby con gli impianti più vicini al mondo.
LA SVOLTA DEL PARIS FC CON LA FAMIGLIA ARNAULT
Attenzione però a pensare che questa metafora di Davide contro Golia sarà sicuramente eterna. Se, come è noto, dietro al PSG c’è una delle proprietà più munifiche del mondo, ovvero quella degli emiri del Qatar tramite la Qatar Sports Investments (la holding controllata a sua volta dal Qatar Investment Authority), anche i scoi del Paris FC non sono esattamente persone dal portafoglio vuoto. Dal 2024/25 l’azionista di maggioranza della seconda squadra della Ville Lumiere, con il 55% (quota destinata a salire all’85% nel 2027), è Financière Agache – holding che controlla il colosso del lusso LVMH – che fa capo a Bernard Arnault, uomo di affari che è sempre in lizza con Jeff Bezos ed Elon Musk per il primato di persona più ricca nel mondo.
Oltre agli Arnault nell’azionariato e al presidente Pierre Ferracci (che manterrà il 30% fino al 2027), con il restante 11% (quota destinata a salire al 15%) c’è la Red Bull di patron Mark Mateschitz (erede del fondatore Dietrich), che dopo aver lanciato il RB Lipsia in Germania e il RB Salisburgo in Austria (oltre ad altre squadre negli altri continenti) è voluta entrare in Francia affiancando la potentissima famiglia Arnault nel Paris FC.
Con questi soci il club, che era a metà classifica in Ligue 2 al momento dell’ingresso dei nuovi azionisti, è stato prima promosso in Ligue 1 e adesso alla sua prima stagione nella massima serie sta cercando di salvarsi, tanto che secondo la stampa transalpina in questo mercato di gennaio varerà importanti operazioni in entrata. È evidente però che avendo due soci di questa portata, il progetto non può essere che di medio-lungo termine e punta non solo a dare a Parigi una seconda squadra di livello e un derby nella massima serie, ma anche a dare respiro all’intero movimento transalpino, come Oltralpe fanno notare in molti.
IL RUOLO CHIAVE DI PARIGI NELL’ECONOMIA DEL CALCIO FRANCESE
Per capire bene la rilevanza nazionale di questo tema è importante sottolineare come la Francia sia il Paese più esteso territorialmente in Europa occidentale (nell’intero continente è dietro solo a Russia e Ucraina). Però ha una popolazione (68 milioni) simile a quella di nazioni più piccole quali Regno Unito (69 milioni) e Italia (59 milioni) e di gran lunga inferiore a quella della Germania (84 milioni) che pure è meno estesa in termini di chilometri quadrati. Oltre alla minore densità, va notato soprattutto che dei circa 68 milioni cittadini transalpini quasi il 3% abita a Parigi città, numero che sale a oltre il 18% se si considera anche l’intera Ile de France, ovvero la regione circostante la capitale.
Questo significa che Parigi, per quanto non amata nel resto del Paese, anche nel calcio deve necessariamente assumersi il ruolo di unica vera megalopoli del Paese: accentratrice, capitale di tutto (non come in Italia o in Germania dove la grande industria è in alcune città, in altre vi sono i centri della finanza e nella capitale ha base la politica) e con un bacino di utenza (considerando l’intera Ile de France) di 12,5 milioni su 68 milioni di francesi, Parigi non può permettersi di esprimere una sola squadra se si vuole che il campionato francese possa restare nell’ambito delle leghe europee più importanti.
Questo perché nell’epoca dello sport business il calcio francese non può più consentirsi quella dimensione “provinciale”, e a suo modo affascinante, che ha dominato la storia. Come si diceva, lo stesso PSG venne fondato non prima del 1970 e tutti gli altri club storici della capitale, se non sono scomparsi per problemi economici, non hanno mai dato lustro alla capitale come la sua storia merita. Lo stesso Red Star Paris, club fondato da Jules Rimet (l’inventore della Coppa del Mondo), milita in seconda divisione e ha una dimensione di squadra di quartiere.
Inoltre, al di fuori della Ville Lumiere la mappa del calcio transalpino è a macchia di leopardo: sicuramente ci sono metropoli come Marsiglia che sono spinte da una passione di stampo italiano, e in parte è così anche per Lione, però molto della storia di questo sport in Francia è legata a centri minori, quali Saint Etienne, Reims, Nantes o Lens. Negli anni Ottanta il Bordeaux era tra le migliori squadre d’Europa, guidata da due maestri del centrocampo quali Alain Giresse e Jean Tigana, eppure doveva pur sempre dividere con la passione sportiva della zona con il team di rugby locale, l’Union Bordeaux Begles.
Questa dimensione provinciale, che per molti versi è apprezzabile, non pare però più essere sostenibile. Non solo in termini sportivi visto che almeno dal 2012 la Ligue 1 ha nel PSG il suo unico padrone (ha vinto 11 edizioni su 13), ma anche in termini economici dato che i conti non tornano, soprattutto dopo la crisi sulla vendita dei diritti televisivi. Crisi per altro che spaventa sempre più anche la Serie A visto che i mal di pancia che molti presidenti hanno tenuto sottotraccia da tempo sono venuti improvvisamente alla luce al Gran Gala del calcio recentemente andato in scena a Milano con le parole del presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis: «A gennaio dovremo scegliere cosa fare per il prossimo anno. Se DAZN dovesse mollarci come ha fatto in Francia, saremmo tutti nei guai», le parole del numero uno del club partenopeo.
DA MEDIAPRO A LIGUE 1 +: SETTE ANNI DI CAOS SUI DIRITTI TV
Nello specifico le difficoltà della Ligue 1 sul fronte dei diritti televisivi iniziarono nel 2018, quando Mediapro si propose con un’offerta monstre con la promessa di portare i ricavi dei club francesi a una nuova dimensione. Sette anni e mezzo dopo però la situazione sembra volgere al peggio. Infatti, nel 2018 la Ligue de Football Professionnel (LFP) lanciò una gara per i diritti tv domestici dal 2020 al 2024, suddividendo i pacchetti in più lotti. In quell’asta la major storica Canal+ fu scalzata da Mediapro, società spagnola con sostegno finanziario cinese, che vinse la maggior parte dei pacchetti con un’offerta da quasi 780 milioni di euro all’anno, mentre beIN Sports si aggiudicò il pacchetto di minore valore. Complessivamente l’operazione segnò un record da 1,15 miliardi di euro annui, con una crescita monstre del +60% rispetto al precedente ciclo. Il contratto con Mediapro però non prevedeva garanzie bancarie solide tanto che numerosi osservatori espressero dubbi sulla capacità dell’azienda di onorare i pagamenti.
I nodi vennero al pettine già nell’estate 2020 quando Mediapro lanciò la piattaforma Téléfoot, canale dedicato per trasmettere Ligue 1 e Ligue 2. Il modello di business – con un abbonamento mensile molto alto – non raggiunse mai il numero di spettatori sperato e generò poche entrate. L’obiettivo di raggiungere 3,5 milioni di abbonati non andò nemmeno vicino al suo target, visto che l’emittente si fermò ad appena 600mila sottoscrizioni.
Ne emerse che già nell’autunno di quell’anno Mediapro non riuscì a corrispondere pagamenti dovuti alla LFP accumulando ritardi per importi decisamente elevati. Dopo mesi di negoziazioni, il rapporto contrattuale tra Mediapro e la LFP venne rescisso nel dicembre 2020, con Mediapro che pagò una somma simbolica per restituire i diritti. La crisi – accentuata dall’emergenza Covid e dal fatto che la stagione 2019/20 non fu portata a termine – costrinse numerosi club francesi a ricorrere a prestiti bancari per sopperire alla mancanza di introiti e innescò timori di fallimenti societari, con addirittura presidenti di club che ammettevano pubblicamente il rischio di bancarotta.
Dopo la rottura con Mediapro, la LFP rimesse i diritti sul mercato. Amazon Prime Video si aggiudicò gran parte delle partite del nuovo ciclo 2021-2024 per una cifra molto inferiore rispetto a quella promessa da Mediapro (circa 250 milioni di euro all’anno), mentre alcune partite rimasero a Canal+ e beIN Sports. La storica emittente Canal+, che aveva trasmesso Ligue 1 dal 1984, protestò contro alcune scelte della LFP e criticò l’assegnazione, minacciando di non trasmettere gli incontri e arrivando a presentare reclami poi respinti dall’Autorité de la concurrence francese.
Con la persistente fragilità dei ricavi dai diritti tv, la LFP cercò quindi capitali esterni: nel 2022 il fondo CVC Capital Partners entrò nel calcio francese con una quota di LFP Media (società commerciale che gestisce i diritti) e un investimento di 1,5 miliardi euro. Nel 2023, in vista del nuovo ciclo 2024-2029, la situazione si complicò ulteriormente: Canal+ decise di non partecipare all’asta per la prima volta nella sua storia, dopo anni di frizioni con la LFP. Dopo la rottura con Canal+ e l’esperienza Mediapro, nel 2024 la LFP siglò un accordo con DAZN per i diritti domestici della Ligue 1 fino al 2029. Il deal prevedeva che la piattaforma streaming pagasse quasi 400 milioni l’anno per trasmettere otto delle nove partite settimanali, con beIN Sports che manteneva il nono turno serale.
Il contratto non è però mai decollato come previsto. Nel febbraio 2025 DAZN pagò solo il 50% della rata dovuta per i diritti tv, mettendo la restante parte su un conto vincolato. Di tutta risposta, la LFP fece causa alla piattaforma di sport in streaming. DAZN imputò alla LFP di non combattere efficacemente la pirateria e di non promuovere adeguatamente la Ligue 1, elementi che avrebbero ostacolato l’acquisizione di abbonati. La piattaforma aveva una clausola di uscita legata al raggiungimento di 1,5 milioni di abbonati, traguardo mai raggiunto.
Nel marzo 2025 fu avviata una mediazione formale per trovare un compromesso, ma entrambe le parti mantennero posizioni distanti, rifiutando soluzioni intermedie. Solamente nel mese di maggio, le parti riuscirono ad accordarsi per mettere fine al contratto: DAZN ottenne la possibilità di svincolarsi prima del primo dicembre (data in cui sarebbe scattata la clausola per il mancato raggiungimento di 1,5 milioni di abbonati) e la LFP ottenne il pagamento delle ultime due rate della stagione 2024/25.
Concluso prima del previsto l’accordo con DAZN e senza nuovi broadcaster disposti a investire cifre significative, la LFP ha quindi deciso di prendere in mano direttamente la trasmissione delle partite, lanciando per la stagione 2025/26 la propria piattaforma DTC (direct-to-consumer) chiamata Ligue 1+. Questo è un servizio streaming diretto ai tifosi che mostra otto delle nove partite per turno, con la nona ancora trasmessa da beIN Sports (anche se l’obiettivo è portare anche l’ultima sfida sul canale). Il prezzo di lancio è stato fissato a 14,99 euro al mese per l’abbonamento standard, con offerte scontate.
La piattaforma include anche contenuti originali editoriali legati alla Ligue 1 e serve da modello di leghe che vogliono consolidare relazioni dirette con i tifosi senza dipendere esclusivamente dai broadcaster. L’avvio di Ligue 1+ ha registrato oltre 600.000 abbonati già nella prima settimana, un dato considerato positivo rispetto alle aspettative iniziali, salvo poi subire una frenata nei mesi successivi.
Oltre alla vendita diretta tramite la piattaforma della LFP, sono stati siglati accordi di distribuzione con operatori e servizi terzi, tra cui DAZN stesso, Amazon Prime Video, Orange, Bouygues, Free e SFR, ampliando la disponibilità del canale. Tuttavia, la storica pay-tv Canal+ ha rifiutato di distribuire Ligue 1+, ritenendo insufficienti i termini proposti e indicando che non intende supportare lo streaming diretto della Lega nazionale.