Repubblica, giornalisti in sciopero: sito non aggiornato e niente quotidiano in edicola

Le giornaliste e i giornalisti del quotidiano del gruppo Gedi hanno proclamato uno primo pacchetto di sciopero della durata di cinque giorni.

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La Repubblica (Image credit: Depositphotos)

La sempre più vicina cessione del gruppo Gedi, di proprietà di Exor (holding della famiglia Agnelli-Elkann) ad Antenna, società dell’imprenditore greco Theodore Kyriakou, ha attivato lo stato di agitazione nella redazione del quotidiano La Repubblica. Il sito del giornale non sarà aggiornato fino alle ore 7 di domani, sabato 13 dicembre, e nella stessa giornata il quotidiano non uscirà in edicola.

Il Comitato di redazione del quotidiano ha pubblicato il seguente comunicato ufficiale: «L’assemblea delle giornaliste e giornalisti di Repubblica, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori degli altri settori, ha preso atto con profondo sconcerto dell’annuncio della proprietà della svendita di quel che resta del nostro gruppo editoriale, che in questi anni è stato smantellato pezzo dopo pezzo dall’attuale editore, John Elkann.

L’assemblea ha decretato lo stato di agitazione permanente con la sospensione immediata della partecipazione a tutte le iniziative editoriali speciali e ha consegnato al comitato di redazione e alla RSU un primo pacchetto di cinque giorni di sciopero: per oggi (ieri, ndr) abbiamo indetto il primo. Il giornale non sarà in edicola domani (oggi, ndr) e il sito non sarà aggiornato dalle 7 fino alle 7 di sabato. Siamo pronti a una stagione di lotta dura a tutela del perimetro delle lavoratrici e dei lavoratori e dell’identità del nostro giornale a fronte della cessione ad un gruppo straniero, senza alcuna esperienza nel già difficile panorama editoriale italiano e il cui progetto industriale è al momento sconosciuto.

Per questo riteniamo intanto indispensabile che i vertici di Gedi mettano immediatamente sul tavolo delle trattative con l’acquirente garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali e sulla salvaguardia dell’identità politico-culturale di un giornale come Repubblica, che costituisce dalla sua fondazione, 50 anni fa, un pezzo della storia e della politica nazionale. Ci impegniamo fin da oggi a combattere con ogni strumento a nostra disposizione per la difesa di queste garanzie democratiche fondamentali per l’intero Paese. In ballo non c’è un semplice marchio, ma la sopravvivenza stessa di un pensiero critico. Per questo faremo appello a tutte le forze sociali, politiche, sindacali e istituzionali oltre che alla comunità dei lettori per avere il loro sostegno nella battaglia che ci attende».