Dalla comunicazione economica allo sport, Auro Palomba lancia Vibes

Da una lunga storia di comunicazione al progetto di Vibes Media: così Palomba ha deciso di entrare nel mercato dell’informazione sportiva.

Chi è Auro Palomba

Dalla comunicazione economica e finanziaria alla narrazione delle due passioni più importanti: il calcio (nella fattispecie il Milan) e il tennis. 

Auro Palomba è da decenni uno dei professionisti più esperti e riconosciuti nel mondo della comunicazione e nel campo del reputation management. Tra i suoi assistiti la famiglia Agnelli-Elkann con la holding Exor, la dinastia Benetton e Delfin, la cassaforte della famiglia Del Vecchio. E dopo avere iniziato la carriera a Il Giornale di Indro Montanelli in qualità di reporter economico, nel 2001 ha fondato Community, società leader del settore della comunicazione da oltre vent’anni, e di cui è oggi vicepresidente. Palomba è inoltre presidente del Comitato Strategico di Excellera Advisory Group, la holding della quale fa parte la stessa Community e nel corso degli anni ha ricoperto ruoli in organizzazioni di primo piano come Save the Children Italia, la Fondazione FAIR e la Consulta degli Esperti della Commissione Finanze della Camera. 

Milanista dichiarato (è stato in passato anche socio del club e presidente dell’Associazione dei Piccoli Azionisti del sodalizio rossonero tra il 2019 e il 2023), il 61enne manager milanese ha da poco lanciato il progetto di Vibes Media, diventando amministratore unico della nuova società editoriale, progetto che riunisce sotto il proprio ombrello due verticali dedicati a calcio, con Milan Vibes, e tennis, con Spazio Tennis. 

Il lancio del nuovo progetto editoriale 

«L’idea era di fare qualcosa di divertente, facendo diventare due passioni un lavoro e un investimento. Il Milan è una passione storica e mi piaceva l’idea di fare qualcosa di nuovo, mentre il tennis è più recente e c’è stata l’occasione di acquistare un sito storico che già funzionava, Spazio Tennis. Così abbiamo creato Vibes, che parte con due canali e ne aggiungerà altri in futuro. Da settembre ci hanno proposto tantissime cose, ci hanno anche offerto qualcosa sull’Inter ma forse noi non siamo quelli giusti (ride, ndr)», ha speigato a Calcio e Finanza.

La strategia guarda al digitale e in particolare ai contenuti video, segmento su cui il nuovo progetto sta costruendo la propria identità. Il verticale dedicato al club rossonero, Milan Vibes, ha come direttore Pietro Balzano Prota, figura già nota nel panorama rossonero e nell’informazione online. «Si parte sempre con grande umiltà. Noi stiamo puntando più su YouTube, Instagram e su quel tipo di comunicazione.L’idea è di fare un’informazione equilibrata, né a favore né contro, tenendo conto che il Milan è il nostro core business. I canali schierati contro la squadra li capisco poco. Probabilmente faremo anche qualcosa di internazionale, c’è tanta offerta e quindi dico: vinca il migliore». 

Auro Palomba

L’ingresso di Vibes si inserisce in un panorama mediatico in continua trasformazione, dove la moltiplicazione dei canali e l’arrivo di nuovi protagonisti ridisegnano la competizione per l’attenzione dei tifosi. La visione di Palomba in questo quadro è chiara: «Io, che sono un boomer, leggo molto i siti internet, ma i giovani sono molto attratti dai video e dalle immagini. L’informazione sportiva è una nicchia che funziona ancora bene, il vero problema è che c’è una quantità enorme di informazione e ognuno di noi può diventare un media. L’unico modo che si ha per farsi notare è quello di fare contenuti migliori degli altri, la sfida è essere autorevoli, trasparenti e non fare una comunicazione militante. Balzano Prota in questo è sicuramente un campione, contatti e amici ne abbiamo tanti e speriamo di andare sempre meglio». 

Secondo Palomba, una parte dell’informazione sul Milan soffre oggi di un’eccessiva polarizzazione legata ai giudizi sulla proprietà. Un fenomeno che, a suo avviso, rischia di allontanare il dibattito dalle prestazioni sportive. «Io penso che il Milan sia dei milanisti, esisteva 100 anni fa ed esisterà ancora a prescindere da chi in questo momento ce l’ha per così dire in prestito. La mia impressione è che ci siano canali che criticano a prescindere e vanno in difficoltà quando la squadra va bene. Bisogna essere equilibrati, ma alla fine siamo tifosi e l’obiettivo è che la squadra faccia bene». 

Il rapporto con il Milan e i piccoli azionisti 

Come si diceva, per quattro anni Palomba è stato presidente dei piccoli azionisti del Milan, ruolo che lo ha portato a confrontarsi con due gestioni societarie diverse, ma in continuità fra loro: quella del fondo Elliott (fino al 2022) e quella attuale di RedBird. E a proposito dei fondi di investimento nel calcio, dice che «quando un cliente mi chiedeva di comprare una squadra di calcio rispondevo: “Sei matto”, perché difficilmente è un business che ti consente di fare soldi. E’ sicuramente uno stimolo per un fondo che deve massimizzare l’investimento che ha fatto, ma l’Italia è un Paese complesso soprattutto se pensiamo a quella che può essere l’operazione stadio. Io penso che i fondi che entrano nel calcio spesso lo fanno trovandosi l’oggetto in mano (capitò a Elliott con il Milan e successivamente a Oaktree con l’Inter, ndr), per cui è molto complicato, specie in Italia». 

Secondo Palomba, la complessità del sistema italiano – in primis le questioni infrastrutturali – rappresenta la vera sfida per gli investitori internazionali. Con il passare del tempo, sostiene, la governance rossonera ha trovato un migliore equilibrio. «Secondo me al Milan questa gestione ha fatto degli errori all’inizio, tipici di chi da fuori entra nel mondo del calcio. Fece gli stessi errori la Juve 20 anni fa dopo Calciopoli. Pensi di prendere persone esterne al calcio e che funzionino, ma il calcio italiano è un micro-cosmo nel quale o ne fai parte o sei fuori. Quando il Milan ha scelto figure che venivano da fuori erano un po’ degli UFO, ora che questa cosa è stata capita la barra si è raddrizzata. Io ho conosciuto manager venuti da fuori che hanno fatto tanta fatica. Furlani (l’attuale amministratore delegato del Milan, ndr) è un uomo intelligente e sta capitalizzando sugli errori del passato, mi sembra che ci sia un progetto e questo almeno per il fondo si basa moltissimo sullo stadio. Non sono contento di avere uno stadio in condivisione, ma per RedBird finalizzare questa operazione poi può essere poi il momento giusto per uscire». 

Da ex rappresentante della minoranza azionaria diffusa, Palomba conferma che l’attenzione verso i piccoli soci non è mancata negli anni: «Io credo che ci sia stata attenzione da parte della proprietà nei confronti dei piccoli azionisti, abbiamo avuto dialoghi intensi sia con Gazidis (ex amministratore delegato del Milan, ndr) che con Scaroni (presidente del Milan, ndr), ma anche con Furlani. Poi non si può sempre essere d’accordo. Noi abbiamo avuto nel CdA due rappresentanti di piccoli azionisti come Marco Patuano (ex presidente di A2A, ndr) Massimo Ferrari (General Manager Corporate and Finance di Webuild, ndr), non si può dire che non ci sia stata attenzione. Poi parliamo 0,07% del capitale, e in queste strutture previste dai fondi i CdA sono solo deliberanti, non è lì che si prendono le decisioni». 

In prospettiva, Palomba ritiene interessante l’ipotesi di un coinvolgimento dei tifosi negli organi societari, anche se la struttura dei fondi d’investimento rende difficile immaginare modelli “alla tedesca”. «In assoluto io credo che la possibilità che ci siano rappresentanti dei tifosi in consiglio sia intelligente, ma questi fondi guardano al mondo e non all’Italia nello specifico, è un po’ complicato. I ricavi li fai nel mondo con merchandising, diritti tv e botteghino, soprattutto con gli stranieri. I diritti tv diventeranno soldi veri quando li venderai all’estero. Milan-Como in Australia? E’ una scelta che aiuta le casse del Milan forse, ma spero che non pagheremo un prezzo alto perché andare in Australia a febbraio, con 40 gradi e un altro fuso può costarci qualcosa al rientro in Italia». 

L’ascesa del tennis e la lotta all’egemonia calcistica 

L’altra metà di Vibes è dedicata al tennis, sport che in Italia sta vivendo uno dei suoi momenti migliori. «Sinner è una di quelle cose che capitano una volta al secolo ad un Paese, perché è un atleta che pur essendo italiano non ha molte caratteristiche “italiane”. La mia impressione è che piaccia molto a un certo tipo di Italia e all’estero».

Il tennis, spiega Palomba, risponde alle esigenze di un pubblico giovane, attratto da un’esperienza di fruizione più dinamica e flessibile rispetto a quella del calcio tradizionale. «Il tennis è un movimento mondiale a differenza del calcio. Il calcio italiano è un po’ periferico, mentre Sinner è un atleta conosciuto in tutto il mondo. Ho avuto la fortuna di assistere alle ATP Finals, nel tennis si tifa e si tifa contro ma nell’ambito di educazione, uno sport che credo ai giovani possa piacere molto di più rispetto al calcio e in cui accadono molte cose. Inoltre, è una disciplina che ti consente anche di cambiare canale e tornare, e ti permette di goderti il resto della partita. Nel calcio invece basta perdere anche solo qualche minuto e puoi essere “finito”, tutto può cambiare in pochissimo tempo. La mia impressione è che il tennis sia un treno in partenza e possa durare 10 anni minimo».