Da realtà specializzata nell’automazione della produzione per il settore automobilistico, Comau si trasforma in un polo italiano di riferimento per le tecnologie innovative cercando inoltre di ampliare i propri orizzonti e affacciarsi su nuovi mercati.
Come riporta l’edizione odierna de La Stampa, la prima mossa in questa direzione è l’ingresso nel settore logistico, grazie all’acquisizione di Automha, impresa italiana attiva nell’automazione dei magazzini e nelle soluzioni per lo stoccaggio. Il perfezionamento dell’operazione è previsto per il secondo trimestre del 2025, quando Comau rileverà il 100% delle azioni. Per assicurare la continuità operativa, Automha manterrà invariata la propria organizzazione, il team dirigente e la strategia aziendale.
«È un passaggio cruciale per Comau, e credo che ce ne saranno altri nel prossimo futuro. Il 30 dicembre scorso abbiamo comunicato il completamento dello spin off, che ha segnato il trasferimento della proprietà dal gruppo Stellantis al fondo americano One Equity Partners, una realtà che ha nel proprio Dna la volontà di investire in ambito industriale e che considera prioritaria la valorizzazione delle aziende italiane, puntando su competenze, tradizione e brand per crescere a livello internazionale», spiega il presidente di Comau, Alessandro Nasi (cugino di John Elkann e rappresentante più importante del ramo omonimo in seno alla dinastia Agnelli), che in Exor è presente all’interno del CdA come membro non operativo.
Nasi ripercorre poi il percorso che ha portato all’acquisizione di Automha: «Lo spin off era stato annunciato già nel 2019, in concomitanza con la nascita di Stellantis. L’obiettivo iniziale era realizzarlo entro il 2020, ma la pandemia ha avuto un forte impatto economico su Comau e ci ha costretto a posticipare la decisione. Quattro anni dopo, ce l’abbiamo fatta, anche grazie al rafforzamento dell’azienda in questo periodo».
Stellantis resta comunque un azionista di peso, con una quota superiore al 49%. «Abbiamo capito che rimanendo all’interno di Stellantis non sarebbe stato possibile sviluppare un percorso di diversificazione che permettesse a Comau di espandersi oltre il settore automobilistico, in ambiti diversi dell’automazione industriale e della robotica. Adesso abbiamo individuato una decina di settori su cui puntare, alcuni dei quali sono già oggetto di collaborazioni. Con Fincantieri, ad esempio, stiamo lavorando per modernizzare i processi di costruzione navale, e abbiamo avviato progetti pilota anche nel settore del fotovoltaico. La logistica rappresenta sicuramente un’area strategica, come dimostra proprio l’operazione con Automha. Per accedere rapidamente a nuovi ambiti, è fondamentale allearsi con aziende che vi operano già».
Un orientamento condiviso anche dall’amministratore delegato di Comau, Pietro Gorlier. «Intendiamo accelerare il nostro sviluppo anche oltre l’automotive. La logistica, in particolare l’automazione dei magazzini e l’intralogistica, cresce a un ritmo annuo del 12% e si tratta di un trend solido, spinto dalla necessità di velocizzare i flussi di merci e rendere più efficienti le catene di fornitura. Inoltre, il calo demografico e la scarsità di manodopera specializzata favoriscono l’automazione».
Gorlier spiega che Automha «ci permette di raggiungere una clientela differente. I vantaggi, per loro, sono l’accesso alla rete globale di Comau e la possibilità di affrontare progetti di maggiori dimensioni». Aggiunge poi che il mercato delle fusioni e acquisizioni è «molto favorevole: ovunque nel mondo, le piccole e medie imprese stanno cercando modi per crescere, anche perché gli investimenti in tecnologia diventano sempre più onerosi. Abbiamo diversi dossier aperti anche a livello internazionale».
Secondo l’Ad, però, lo scenario di mercato oggi è più incerto rispetto a un anno fa: «Siamo in un contesto molto dinamico, con alcuni aspetti positivi e altri meno. L’automazione continua ad espandersi in ogni settore e area geografica, ma ci sono anche fattori di incertezza. Nell’automotive, ad esempio, la transizione tecnologica sta attraversando una fase di riflessione. Negli Stati Uniti bisognerà capire se la domanda reggerà senza stimoli politici, mentre in Europa la variabile principale è il tempo: per questo i produttori si muovono con cautela».
Altro nodo cruciale è quello dei dazi. «O si rivedono i prezzi o si riorganizzano le catene di approvvigionamento. Comau – osserva Nasi – è una realtà fortemente internazionale: siamo presenti per un terzo in Europa, un terzo in Asia e un terzo nelle Americhe, e ogni nostra regione è in grado di servire anche mercati diversi da quello in cui opera. Le tariffe ci riguardano da vicino. Dobbiamo capire se questi impatti saranno duraturi. Se sì, serviranno adeguamenti industriali; se si tratta invece di un fenomeno temporaneo, possiamo gestire la situazione posticipando certi progetti o bilanciando l’effetto economico con la produzione in altre aree».
Nasi conclude con una riflessione sul contesto globale: «Ci troviamo in un panorama completamente nuovo. I dazi introdotti durante la fine della presidenza Trump avevano un effetto più contenuto. L’attuale scenario richiede massima flessibilità e capacità di reagire con prontezza. È questo il nuovo mondo in cui ci muoviamo, e la diversificazione risponde proprio a questa esigenza». E sulla trasformazione tecnologica aggiunge: «Abbiamo fiducia che il processo continuerà, anche grazie al sostegno dell’Europa. Comau rappresenta una piattaforma tecnologica in grado di contribuire al rinnovamento dell’industria italiana. Molte PMI hanno bisogno di innovare per poter crescere».