Si è tenuto questa mattina, su iniziativa del Senatore Andrea De Priamo (Fratelli d’Italia), il convegno “Stadi Intelligenti e Sostenibili: Verso una Nuova Era dello Sport in Italia”, un’importante occasione di confronto sulle prospettive di modernizzazione delle infrastrutture sportive nel nostro Paese. L’evento – del quale anche Calcio e Finanza è stata tra i protagonisti – è andato in scena presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani al Senato della Repubblica, ed è stato moderato da Carlo Piazzoli, CEO & Founder International Soccer Academy. Un convegno in cui il calcio e la politica hanno sottolineato la necessità urgente di intervenire sul tema delle infrastrutture.
«Abbiamo voluto questo convegno perché il calcio è tante cose, ha una capacità che va oltre il tempo e i cambiamenti social e storici. Crea passione, è un sentimento probabilmente anche inspiegabile quello generato dal calcio. Noi siamo sensibili verso tutto il tema dello sport che oggi è anche tema costituzionale. Oggi ci vogliamo focalizzare sul tema degli stadi», ha esordito il Senatore De Priamo.
«A muoverci è la passione e la volontà che questo mondo possa cogliere le opportunità che la tecnologia e il contesto di sviluppo ci offre. Ma anche avere istituzioni che siano al passo con questa opportunità, che sappiano organizzare bene tutti gli aspetti. Pensiamo che la realizzazione dei nuovi stadi sia fondamentale per migliorare il sistema calcio sia dal punto di vista economico che da un punto di vista oggettivo. A volte si tende a voler preservare l’identità, ma nel realizzare stadi moderni e migliori, il calcio migliora quindi non c’è nulla per cui essere nostalgici verso strutture obsolete e inadeguate. Il lavoro sugli stadi deve esprimere in pieno il concetto di partnership tra pubblico e privato: non possono essere calati in contesti senza interesse pubblico, ma nemmeno deve diventare la scusa per discutere di stadi per decenni senza fare passi in avanti», ha aggiunto.
A De Priamo ha fatto eco il Senatore Paolo Marcheschi (Fratelli d’Italia): «È stato un impegno non banale e anche inedito quello che abbiamo assunto in Parlamento. La politica ha analizzato il calcio come un asset socio-economico molto importante per il Paese. Il tema è stato affrontato con serietà, creando una sorta di libro bianco del calcio, una traccia per il governo per affrontare alcuni nodi. Il problema degli stadi e delle infrastrutture sportive è un tema di emergenza nazionale. E il governo ha dato disponibilità di dare seguito agli indirizzi che provengono dal Parlamento».
«Il calcio si è evoluto – ha aggiunto Marcheschi – ma ha ancora normative che vedono società quasi come associazioni sportive. Noi abbiamo indicato la cabina di regia in cui vorremmo ci fosse un piano strategico nazionale su tutti gli impianti. Non solo quelli di Euro 2032, che hanno la priorità viste le tempistiche, ma anche cercare il capitale anche privato per rinnovare gli stadi o farne nuovi perché il Paese ha bisogno di nuove infrastrutture. Il calcio fa parte dell’economia del Paese, vogliamo fosse un piano di interesse nazionale perché rinnovare gli impianti è un tema che riguarda tutti. Abbiamo possibilità che gli investitori stranieri costruiscano gli stadi, ma non abbiamo né le norme né una burocrazia adeguata. Siamo in un Paese in cui la Sovrintendenza deve fare il proprio mestiere, ma dobbiamo definire anche quale è perché a volte ci si nasconde dietro un vincolo. Ora la politica mi auguro faccia la propria parte e la speranza è che tutti remino dalla stessa parte».
La palla è passata poi all’europarlamentare ed ex nazionale italiana di sci Lara Magoni, secondo la quale «è fondamentale essere pronti, anche a Torino 2006 l’Italia fece fatica ad essere sul pezzo. Quindi è decisivo, come da riforma proposta, ci sia un procedimento più snello e meno burocratico sugli impianti. Prendiamo l’esempio di Bergamo, visto che sono bergamasca: avere un impianto come il Gewiss è un vanto in tutta Europa. L’Italia oggi ha impianti sportivi obsoleti, non solo ad alto livello ma anche in quelli sparsi per tutto il Paese, quindi ben vengano gli investimenti».
Gli stadi come volano economico ma non solo: in Italia progetti per oltre 4 miliardi
Non è mancato, ovviamente, il pensiero del presidente della FIGC Gabriele Gravina: «Il tema degli impianti è di grande importanza per tutto lo sport italiano. È una delle sfide più urgenti e più significative di cui il calcio italiano ha bisogno. Non si tratta solo di una questione di infrastrutture, perché se così fosse sarebbe piuttosto semplice centrare l’obiettivo nel dare una risposta concreta alla UEFA entro il 1° ottobre 2026 individuando cinque stadi con copertura finanziaria e progetto di ristrutturazione, ci siamo quasi considerando che Milano, Roma e Torino sono già presentabili, Firenze è già partita, ma non è questo il tema».

Secondo il numero uno della Federcalcio, il tema fondamentale «è quello di una profonda trasformazione culturale e sociale che tocca il cuore della nostra esperienza sportiva. Uno stadio moderno e più ospitale deve diventare la nuova agorà delle nostre città. I nostri nuovi stadi devono diventare il simbolo di un calcio più moderno, inclusivo e partecipativo. Non può essere visto solo come aspetto di migliorare lo sport ma come elemento che contribuisce alla crescita economica, civile e sociale. Questa è la spinta dietro cui è stata proposta la candidatura per Euro 2032. Noi dobbiamo lavorare in particolare sull’aspetto culturale, ispirandoci al concetto di agorà ma anche al moderno concetto di legacy per fugare ogni dubbio sulle mire speculatrici. L’idea di un luogo che non rappresenta solo un luogo per ospitare un evento, ma che possa essere vissuto sette giorni su sette».
«Il calcio è una industria radicata sul territorio, non possiamo pensare di poter vivere un momento di accoglienza in una struttura poco accogliente come quelle di oggi. Tutto questo porterebbe ad una nuova concezione di stadi, non più come solo luoghi di spettacoli sportivi ma come spazi multifunzionali e questo avrebbe un impatto straordinario sulla comunità. Con il ministro Abodi stiamo discutendo di un percorso di accelerazione per favorire alcuni percorsi nella costruzione o ammodernamento delle strutture. Abbiamo proposto due elementi fondamentali, il primo è un processo di sburocratizzazione dei piani per gli impianti: abbiamo investitori pronti ma che hanno difficoltà nel poter ottenere i permessi. L’altro tema fondamentale, al di là di luoghi comuni come quello che viene abbinato in maniera strumentale come idea di calcioscommesse ma non ha nulla a vedere con il calcioscommesse, è l’idea di riconoscere la tutela del diritto d’autore con il riconoscimento di una percentuale pari all’1% derivante dalle scommesse da destinare a un fondo per gli impianti, per le infrastrutture, il potenziamento dei vivai e alla lotta per la ludopatia», ha concluso.
Infine, il pensiero di Ezio Simonelli, presidente della Lega Serie A, secondo il quale «gli stadi sono un’esigenza primaria per le squadre di Serie A. Quando si parla di vetustà dei nostri stadi di 67 anni si fa una media, ci sono i nuovi stadi ma anche stadi che hanno 100 anni. Le Sovrintendenze devono fare il loro mestiere, che voglia tutelare il secondo anello di San Siro francamente lo troviamo eccessivo. Abbiamo bisogno che ci sia finalmente questa cabina di regia per superare gli aspetti burocratici. Quando ho letto stamattina che c’è un comitato che chiede il sequestro delle aree di Pietralata mi sono cadute le braccia, ma qui bisogna pensare all’interesse della collettività».

«Il calcio rappresenta 11,3 miliardi del PIL italiano, è una cifra gigantesca, 3,3 miliardi di gettito fiscale, 130mila occupati nel mondo del calcio. Immaginate che moltiplicatore potrebbe avere fare i nuovi stadi, ma anche tutto l’indotto. I ricavi da ticketing valgono l’11% per i club italiani, con stadi moderni però i club potrebbero restare competitivi con le big mondiali. Poi, non ultimo, con stadi moderni ci possono essere strumenti per controllare gli accessi e avere stadi più sicuri. Oltre a costruire nuovi stadi e snellire la burocrazia, non si può iniziare a progettare uno stadio 15 anni fa e averlo pronto nel 2028, cambiano le esigenze in un lasso di tempo così ampio. Bisogna quindi snellire il lavoro ma anche trovare fonti di finanziamento adeguate. Vorrei passare da vedere grandi plastici a vedere degli stadi realizzati», ha spiegato il numero uno della Serie A.
Sul tema è intervenuto anche Paolo Bedin, presidente della Lega Serie B: «Oggi il settore sportivo e quello calcistico in particolare sono caratterizzati da due grandi tematiche: la sostenibilità economico-finanziaria e la questione infrastrutturali, due temi collegati tra di loro. L’importanza di avere strutture moderne efficienti e funzionali riguarda tutti gli attori protagonisti del nostro settore, in primis i tifosi. L’unico strumento per attrarre i nuovi tifosi è avere impianti moderni. Serve all’amministrazione comunale, che spesso aveva un atteggiamento passivo rispetto al tema stadio. Lo stadio oggi non è più un patrimonio pubblico ma una fonte di costo, quindi oggi c’è un approccio diverso. Parliamo spesso anche di zone depresse e periferiche, zone che potrebbero avere una riqualificazione urbanistico», le sue parole.
«Il club sportivo poi trova in un impianto sportivo probabilmente l’unica fonte di equilibrio del conto economico. Il club deve trovare ricavi alternativi per riequilibrare un bilancio sempre in deficit. Poi c’è un tema di patrimonializzazione, l’unico asset dei nostri club è il parco giocatori, l’investimento in infrastrutture permetterebbe quell’incremento di patrimonializzazione di cui i club hanno necessità. Sull’urgenza e le criticità, i motivi del ritardo ormai decennale li conosciamo, sicuramente una colpa è dei nostri club con una visione troppo concentrata sulla parte sportiva e troppo poco sulla parte gestionale ed economico. Una causa va anche ricercata nella poca sensibilità della politica territoriale, quindi mi rallegro della sensibilità che invece oggi la politica dimostra verso questa tematica e spero si vada la risoluzione del problema che è forse il principale del nostro calcio. Oggi abbiamo una Legge Stadi che detta un percorso, non possiamo avere alibi. Rimane un problema importante, però, che è l’accesso al credito e l’investimento: oggi investire in una infrastruttura significa investire cifre multiple rispetto a quelle investite sul club. È complicato, il ritorno dell’investimento è a 20/30 anni e le proprietà si interrogano su questo tema. È l’ultimo tassello su cui dobbiamo riflettere tutti insieme», ha concluso Bedin.
Infine è stato il turno di Matteo Marani, presidente della Lega Pro: «I grandi eventi sono quelli che ci hanno permesso di rifare gli impianti, speriamo che Euro 2032 serva a questa parte. Noi dobbiamo ritrovare un modello di strada da fare insieme, in Italia c’è sempre stato un modello pubblico. Ma qual è il problema vero? Che il pubblico fa fatica perché non è più quello di 50/60 anni fa, non può sostenere l’investimento. È cambiato anche il dibattito sull’investimento da parte del pubblico. Chiaro che al livello alto è l’incontro tra privato e pubblico, oggi non abbiamo alternativa. Tra l’altro i modelli di questo caso sono virtuosi, come Bergamo, Torino e Reggio Emilia. Sono fiduciosi che togliendo questa parte burocratica, si riesca a proseguire», ha spiegato.
«Sulla Serie A non ci sono dubbi, ma come Lega Pro il problema si fa più serio perché la sostenibilità è una chimera, oggi è legata solo all’impegno degli imprenditori. A un imprenditore a cui chiediamo di mettere costantemente soldi a fondo perduto è difficile chiedere di investire ulteriormente su un impianto, quindi serve un modello diverso», ha concluso Marani.