Mulé: «Emendamento è solo un primo passo. FIFA e UEFA? Pressioni non hanno cambiato testo»

Il deputato di Forza Italia, e firmatario del provvedimento ha aggiunto: «Se c’era un problema la FIGC avrebbe avuto tutti i modi per segnalarlo».

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Giorgio Mulè (Foto Insidefoto)

Dopo il successo in Commissione Cultura alla Camera dei Deputati, l’onorevole di Forza Italia Giorgio Mulè, primo firmatario dell’emendamento relativo al decreto Sport voluto dal ministro Andrea Abodi, ha voluto commentare la lettera inviata da FIFA e UEFA alla FIGC in merito al provvedimento che potrebbe portare anche alla estromissione dell’Italia come co-organizzatrice di EURO 2032 al fianco della Turchia.

«Il provvedimento cambia tanto, perché il mondo del calcio è fermo intorno agli stessi equilibri di 20 anni fa. Questo emendamento non fa altro che stabilire un principio che è normale in ogni campo, ma che per il calcio sembra una rivoluzione: se in una federazione c’è una componente che ha un peso anche economico straordinariamente importante rispetto alle altre, allora deve avere una rappresentanza maggiore», commenta l’onorevole Mulè all’agenzia di stampa Dire.

«La Lega Serie A, in particolare, contribuisce con 120 milioni di euro e paga 1,2 miliardi di tasse, eppure ha il 12% della rappresentanza – sottolinea il deputato di Forza Italia –. È possibile che abbia un peso così infinitesimale? Questa rivoluzione copernicana non è altro che un piccolo passo per un uomo e un grande passo per l’umanità del calcio, con cui finalmente si dà dignità a una componente che era stata mortificata. Inoltre, è l’avvio di un percorso molto più ampio che riguarda l’intero sistema calcio e ciò che va cambiato, come i vivai e la valorizzazione dei giovani, che con un provvedimento successivo saranno contemplate».

Emendamento che ha cambiato forma durante le settimane, ma che non cambia le intenzioni: «Nel decreto attuale abbiamo inserito solo questo emendamento perché aveva carattere di necessità e urgenza e si occupava principalmente di elezioni nel CONI e nelle federazioni, e abbiamo quindi deciso di rinviare gli altri ambiti inizialmente contenuti nel testo per non rischiare di veder cassato l’emendamento perché non attinente alla materia del dl».

Ed ecco il tema FIFA e UEFA: «La storia secondo cui ci saremmo spaventati delle minacce di FIFA e UEFA è una solenne fesseria, anche perché se la FIGC aveva un problema così enorme, perché non l’ha segnalato subito? L’emendamento è stato depositato il 23 giugno, perché la FIGC dovrebbe notificare quella lettera due ore prima che l’emendamento vada in commissione? Il Parlamento va rispettato, e se c’era un problema la FIGC avrebbe avuto tutti i modi per segnalarlo. Si è evidentemente agito in maniera strumentale da parte di qualcuno che vuole conservare il sistema attuale, arroccandosi in maniera medievale».

«Il testo dell’emendamento non è stato cambiato in seguito a pressioni – ha aggiunto Mulè –, era stato già ampiamente modificato per reinserirlo nel perimetro del decreto ben prima di quelle urla sguaiate diffuse su giornali e siti con lettere pilotate. E questo, tra l’altro, depone a sfavore delle corrette relazioni e del rispetto tra diversi organi, come Federazioni e Parlamento. Sono invece rimasto colpito positivamente dell’intervista rilasciata al Corriere dello Sport da Gianni Petrucci, che da presidente della Federbasket ha detto che se le leghe maggiori di calcio e pallacanestro acquisissero maggiori poteri non ci vedrebbe nulla di male, perché sono quelle che hanno maggiore visibilità e impatto economico. Questo è l’approccio corretto, lo stesso che ha avuto il ministro Abodi quando dice che l’emendamento è solo il primo passo per una soluzione equilibrata e di buonsenso rispetto a tutte le grandi questioni che sono rimaste senza risposta da oltre 10 anni».