Giancarlo Abete: «Data del 4 novembre al limite per le elezioni della FIGC»

«Se mi candiderò alla presidenza della FIGC? E’ un falso problema, ho l’abitudine di stare nei miei ruoli e di dare il massimo», ha detto il numero uno dei Dilettanti.

Abete elezioni FIGC
(Foto: Paolo Bruno/Getty Images)

«Il nostro è un meccanismo elettorale molto complesso che investe una federazione che ha un numero di tesserati che non ha nessun altro. La data del 4 novembre siamo al limite per le procedure di voto». Lo ha detto Giancarlo Abete, presidente della LND, intervenuto a “La Politica nel pallone”, storica trasmissione radiofonica della Rai condotta e curata da Emilio Mancuso e giunta alla sua ventunesima stagione. Nell’occasione, Abete è stato intervistato dal Direttore di Calcio e Finanza Luciano Mondellini, dal giornalista Fulvio Bianchi e dall’editorialista di Tuttosport e del Corriere dello Sport Xavier Jacobelli.

«Noi come LND dobbiamo prima rinnovare tutti e 20 i comitati regionali, la divisione calcio a 5 e i dipartimenti, abbiamo dei tempi tecnici con candidature che devono essere presentate 40 giorni prima. Ci sono delle federazioni che hanno tempistiche più celeri in generale ma non c’è stato un utilizzo improprio del tempo, sono questi i tempi minimi per una struttura come la FIGC e nel rispetto dello statuto», ha aggiunto Abete.

A proposito del suo programma per le elezioni in FIGC, Abete ha spiegato che il programma «lo fanno i candidati. Per essere candidati ci sono delle condizioni: la prima essere eletti e avere un ruolo. Ognuno dei quattro presidenti delle Leghe prima deve verificare di avere il consenso, poi fossero stati eletti, gli organi direttivi faranno le loro scelte. Oggi non c’è da rinnovare il presidente federale, ma tutti i soggetti che rappresentano le componenti compresi associazioni allenatori e calciatori. Oggi siamo di fronte ad una pagina bianca e tutti siamo impegnati a verificare quali sono i sentiment, le posizioni, le situazioni del mondo che rappresentiamo».

«Quanti candidati ci saranno alla presidenza della FIGC? Il meccanismo è rimasto quello che modificai nel periodo di mia presidenza. Oggi c’è la necessità di avere una sola nomination per ogni componente, quindi teoricamente noi dovremmo avere sei candidati potenziali. Questo responsabilizza le componenti», ha proseguito.

Poi, una battuta sullo stallo del sistema calcio in Italia: «Il ricambio è relativo. Ci si ferma ad un certo punto. L’Under 21, l’Olimpica, non si qualifica da molto tempo ai Giochi, si fa molto bene fino ad un certo punto, ma poi ci si ferma. Si investe di meno nei giovani e questo è un problema, ma non si può imporre alle società. In Lega Pro si cerca di valorizzare i giocatori selezionabili per le nazionali, ma in Serie A è praticamente impossibile. Non ci sono tanti strumenti, anche normativi».

«C’è chi dice Abete il vecchio che avanza? Siamo in un sistema liberale, dobbiamo rispettare tutte le posizioni, si gradisce di meno la scortesia ma ognuno ragiona con la sua testa e la sua penna, ma siamo in democrazia. Gli aventi diritto, in generale, hanno la titolarità di individuare le persone che le guidano. Vale nel Paese e in qualsiasi ambito. Non si può dire che la federazione sia una casa chiusa perché a livello di dilettanti ha 1 milione e 120 mila tesserati e ha un meccanismo che consente a tutti perlomeno di proporsi ed esprimere delle posizioni perché nessuno può pensare che gli venga consegnato uno scettro», ha detto ancora Abete.

«Che momento è per il calcio italiano? Un momento in cui c’è una minore capacità di dialogo e tutto questo rende più difficile fare la sintesi. Abbiamo una realtà di calcio professionistico e una di base che invito a valutare. Se mi candiderò alla presidenza della FIGC? E’ un falso problema, ho l’abitudine di stare nei miei ruoli e di dare il massimo. Sono contento di essere fra i dilettanti, movimento con tante complessità. Gravina si ricandiderà? E’ valutazione che farà lui, il rapporto con lui è ottimo», ha concluso.