Gravina: «Plusvalenze Juve? Condanna e patteggiamento una cosa normale»

«La giustizia sportiva ha già esaurito il suo percorso. Noi siamo incisivi, rapidi e ritengo obiettivi nell’applicazione delle nostre regole», ha spiegato Gravina.

Gravina Spalletti progetto pluriennale
Gabriele Gravina (Foto: Claudio Villa/Getty Images)

«La Juventus è stata condannata per una fattispecie e ha patteggiato per un’altra, come previsto anche dalla giustizia ordinaria. Il patteggiamento è previsto anche nel codice di giustizia sportiva. Per la prima fattispecie è stata condannata a 15 punti di penalizzazione, poi il Collegio di garanzia ha richiesto una rivisitazione. Per la seconda ha chiesto un patteggiamento. E’ un fatto normale».

Lo dice il presidente della FIGC Gabriele Gravina nel corso dell’audizione alla Commissione Cultura della Camera su Dl sport, scuola e ricerca, in merito ad una domanda sulla vicenda plusvalenze che ha portato alla condanna della Juventus nella scorsa stagione.

«Che la giustizia sportiva abbia avuto un effetto più incisivo di quella ordinaria lo dimostra il fatto che ci sono indagini ancora in via di esplicazione da parte della magistratura ordinaria, mentre la giustizia sportiva ha già esaurito il suo percorso. Noi siamo incisivi, rapidi e ritengo obiettivi nell’applicazione delle nostre regole», ha spiegato Gravina.

«Un altro tema che, ci era stato assicurato, sarebbe stato inserito nel Dl è una norma transitoria per l’abolizione del vincolo che al 30 giugno 2024 genererà un disastro nel sistema dei vivai nazionali», ha aggiunto il presidente federale nel corso dell’audizione alla Commissione Cultura della Camera su Dl sport, scuola e ricerca.

«Al 30 giugno 2024 ad esempio i nostri giovani vincitori del campionato Europeo under 17 saranno tutti svincolati. Questo vuol dire che tante società che operano all’estero, una su tutte il Bayern, ci stanno portando via dei gioiellini con un danno incredibile per i vivai italiani -sottolinea il numero uno del calcio italiano-. Abbiamo ricevuto richieste delle società di non rendere più obbligatorie le competizioni giovanili, perché sono una esposizione di calciatori. Vuol dire lavorare con sacrificio solo a vantaggio di altre società che non aspettano altro che prendere il prodotto finito», ha concluso Gravina.