Mediolanum, la Corte Ue dà ragione a Fininvest: non doveva vendere le quote

La decisione con la quale la Bce ha rifiutato di autorizzare l’acquisizione da parte di Finivest di una partecipazione qualificata in Banca Mediolanum «deve essere annullata nella sua interezza».

Mediolanum Corte Ue
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La decisione con la quale la Bce nell’ottobre del 2016 ha rifiutato di autorizzare l’acquisizione da parte di Finivest di una partecipazione qualificata in Banca Mediolanum «deve essere annullata nella sua interezza». E’ questa la conclusione a cui è giunto l’avvocato generale della Corte Ue nell’ambito dell’esame della causa intentata da Fininvest e da Silvio Berlusconi.

Una tesi – scrive Il Sole 24 Ore – che nella sostanza segna un punto a favore di Fininvest e degli eredi Berlusconi nel lungo contenzioso sulla quota di circa il 30% detenuta da Fininvest in Mediolanum, al momento congelata per la parte eccedente il 9,9%.

L’Avvocato generale della Corte di Giustizia, Manuel Campos Sánchez-Bordona, si è espresso per l’annullamento della sentenza del tribunale dell’Ue dell’11 maggio 2022, con cui era stato respinto il ricorso sulla decisione della Bce del 2016 che si era espressa contro l’acquisizione di una partecipazione qualificata nella banca per il motivo che Silvio Berlusconi non soddisfaceva la condizione di onorabilità applicabile ai detentori di partecipazioni qualificate.

Due sono le strade che si aprono adesso per Fininvest: o la Corte di Giustizia annulla la sentenza del tribunale del 2022 e la decisione della Bce del 2016, come richiesto dall’Avvocato generale; oppure il ricorso viene respinto e gli eredi di Berlusconi potrebbero richiedere una nuova autorizzazione alla Bce, stavolta senza i problemi dei requisiti di onorabilità legati a Silvio Berlusconi.

Il caso era nato 10 anni fa, quando nel 2014 la Banca d’Italia aveva imposto a Fininvest l’obbligo di cedere la quota eccedente il 9,9%, ovvero di circa il 20%, dopo l’iscrizione di Mediolanum tra i gruppi bancari e la perdita dei requisiti di onorabilità da parte dell’ex presidente del Consiglio a causa della condanna per frode fiscale. La decisione era stata annullata dal Consiglio di Stato, ma successivamente la Bce, su impulso della stessa Banca d’Italia, aveva deciso che Fininvest non poteva detenere la partecipazione. Da qui è nato un lungo contenzioso, arrivato ora, dopo vari passaggi, alla Corte di Giustizia.