Gli investimenti nordamericani nel calcio italiano: quasi 4 miliardi spesi dalle attuali proprietà

Cresce il peso degli investitori da USA e Canada nel calcio europeo: oggi in Italia 12 società professionistiche sono nelle mani nordamericane.

Fiorentina nuovo Dg
ANALISI
Rocco Commisso (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Il calcio europeo è sempre più in stile USA. Negli ultimi anni infatti è cresciuto il peso degli investimenti nordamericani nel mondo del pallone nel vecchio continente e anche in Italia non sono mancate operazioni con investitori da USA e Canada.

Secondo una analisi di Calcio e Finanza, infatti, dal 2020 al 2023 sono state complessivamente 113 le acquisizioni di club di prima divisione in tutta Europa: di queste, 25 (pari al 22%) sono state realizzate da investitori nordamericani, con una percentuale invece pari al 52% di investitori della stessa nazione del club acquistato e il 26% di investitori dal resto del mondo.

Operazioni che hanno portato ad un quadro in cui sono molte le proprietà di squadre in mano ad aziende o imprenditori statunitensi o canadesi. In particolare, analizzando i principali campionati d’Europa (esclusa la Bundesliga viste le regole di governance per i club tedeschi), emerge come 20 dei 78 club di Premier League, Liga, Ligue 1 e Serie A siano gestite da proprietà nordamericane, pari cioè al 26% del totale: il 54% è in mano invece ad azionisti di maggioranza della stessa nazione del club e il 20% fa infine riferimento a soci provenienti dal resto del mondo.

Non stupisce, quindi, ad esempio che tra le 10 principali operazioni di acquisizione di club calcistici, ben otto facciano riferimento ad azionisti statunitensi, con solo il passaggio del Milan da Berlusconi a Yonghong Li e quello del Newcastle da Mike Ashley al fondo saudita PIF a non essere legate al mondo nordamericano.

Guardando in particolare all’Italia, sono 13 le società professionistiche con proprietà statunitensi:

  • Atalanta: Stephen Pagliuca e soci (USA);
  • Bologna: Joey Saputo (Canada);
  • Cesena: J. Aiello e R. Lewis (USA);
  • Fiorentina: Rocco Commisso (USA);
  • Genoa: 777 Partners (USA);
  • Milan: RedBird (USA);
  • Parma: Kyle Krause (USA);
  • Pisa: Alexander Knaster (USA);
  • Roma: Dan Friedkin (USA);
  • Spal: Joe Tacopina (USA);
  • Spezia: Robert Platek (USA);
  • Triestina: Lbk Capital (USA);
  • Venezia: Duncan Niederauer (USA).

Perché la scelta di investire in Italia? Le motivazioni sono le più diverse: dal valore storico del calcio italiano all’estero al valore affettivo degli investitori verso l’Italia (magari per le origini italiane come nel caso di Rocco Commisso), oltre all’aspetto più imprenditoriale ovverosia i costi di acquisizione minore rispetto ai competitori ad esempio in Premier League e i potenziali margini di sviluppo per la crescita del sistema italiano, che potrebbe così portare ad un aumento dei potenziali guadagni. Senza dimenticare una questione che ha riguardato da vicino molti di questi investimenti, ovverosia l’aspetto infrastrutturale.

Proprietà che tra acquisizione del club e versamenti successivi nelle casse societarie non hanno fatto mancare gli investimenti in questi anni. In particolare, infatti, per acquistare le società la spesa è stata di complessivi 1,7 miliardi di euro, così distribuita:

investimenti nordamericani

 

Le spese invece successive per la gestione societaria sono state le seguenti:

investimenti nordamericani

Gli investimenti complessivi quindi sono stati pari a 3,7 miliardi di euro:

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