Everton, 777 Partners chiede una proroga per il rimborso di un prestito da 185 mln

Il board indipendente ha posto come prima condizione proprio il rimborso del finanziamento ottenuto da MSP Sports Capital, George Downing e Andy Bell.

777 Partners causa frode
(Foto: VIRGINIE LEFOUR/BELGA MAG/AFP via Getty Images)

Mentre si aspetta il via libera definitivo della Premier League per terminare il processo di acquisizione dell’Everton da Farhad Moshiri, 777 Partners Capital, il fondo statunitense interessato al club di Liverpool e proprietario tra gli altri anche del Genoa, deve fare i conti con la scadenza di un prestito.

Come riporta il quotidiano britannico The Times, entro lunedì il fondo creato da Steven Pasko e Josh Wander deve restituire 184,78 milioni di euro a MSP Sports Capital e a due uomini d’affari, George Downing e Andy Bell. Questa operazione è finita sotto la lente di ingrandimento della Premier League che sta tentando di far luce sugli affari del fondo pronto a entrare come azionista di maggioranza dell’Everton. Al momento, una risposta definitiva di MSP Sports Capitale e di Downing e Bell non è ancora arrivata.

Ma la scadenza di lunedì, secondo le ultime indiscrezioni, sarebbe troppo imminente per essere rispettata. Ed ecco quindi che 777 Partners ha chiesto una proroga. In cambio, per non irritare i membri del board indipendente della Premier, il fondo di Miami si è detto disposto a fornire un ulteriore finanziamento di 70 milioni per coprire le spese correnti dell’Everton fino alla fine di questa stagione.

Da quando 777 Partners e Moshiri hanno trovato l’accordo per il 94,1% dell’Everton, il fondo statunitense ha prestato un totale di 210,5 milioni per coprire le spese mensili del personale e i costi per il nuovo stadio del club a Bramley-Moore Dock. A questi si potrebbero aggiungere altri 70 milioni, per un totale di 280 milioni.

La richiesta di proroga, come riporta Sky News, potrebbe però essere un’arma a doppio taglio per 777 Partners che potrebbe essere ancora di più oggetto di indagine da parte della Premier League, mai stata convinta appieno delle reali capacità economiche del fondo statunitense. Oltre al rimborso del suddetto prestito, le altre condizioni poste dalla commissione indipendente riguardavano la trasformazione dei prestiti in azioni.