Milan, a breve attesi gli interrogatori davanti alla Procura FIGC

Il procuratore Giuseppe Chinè ha ricevuto la prima parte di documentazione e si attende un aggiornamento prima di sentire le testimonianze di Giorgio Furlani e Ivan Gazidis.

Milan licenziamenti Cardinale
Giorgio Furlani (Foto: Alessandro Sabattini/Getty Images)

Lo scorso 13 marzo, la Guardia di Finanza ha eseguito una perquisizione presso l’ufficio di Giorgio Furlani a Casa Milan, oltre allo studio privato suo dell’ex amministratore delegato dei rossoneri, Ivan Gazidis. Entrambi poi sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Milano con l’accusa di ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza in relazione al passaggio del club da Elliott a RedBird nell’agosto 2022.

Come riporta l’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, dopo aver acquisito una prima parte di documentazione inerente all’indagine, il procuratore della FIGC Giuseppe Chinè è costantemente in contatto con i pm lombardi e ha intenzione di chiedere nuove carte per definire al meglio la situazione. Finora ha ricevuto infatti solo le 12 pagine di decreto di perquisizione e adesso spera di avere qualcosa di più dettagliato, tra cui magari l’analisi del contenuto dei device sequestrati a Gazidis e Furlani. Inoltre, il procuratore federale procederà con degli interrogatori che inevitabilmente comprenderanno anche i due indagati.

A livello sportivo, l’obiettivo è quello di appurare che al momento del passaggio di proprietà non siano state taciute informazioni necessarie alla Co.A.P.S. (Commissione Acquisizione Partecipazioni Societarie) per accertare in particolare i requisiti di onorabilità e solidità finanziaria dei futuri proprietari. La questione è definita dall’articolo 20 bis delle NOIF che regola “Acquisizioni e cessioni di partecipazioni societarie in ambito professionistico”, le cui eventuali sanzioni si rifanno all’articolo 32 del Codice di giustizia sportiva, che prevede anche una penalizzazione.

Tutte le accuse sono state finora respinte dal fondo RedBird, che a metà marzo ha commentato la vicenda con tramite un portavoce. «RedBird Fund IV e i suoi sottoscrittori possiedono il 99,93% di AC Milan; il restante 0,07 è in mano a singoli azionisti italiani tifosi di lunga data del Club. L’idea che RedBird non possieda e non controlli l’AC Milan è assolutamente falsa ed è contraddetta da tutte le prove e i fatti», recitava una nota dopo l’apertura dell’indagine da parte della Procura di Milano.

«Quando abbiamo assunto il controllo del Club dopo il closing, Elliott ha fornito un prestito a RedBird con scadenza a tre anni e nessun diritto di voto. Il nostro obiettivo è riportare il Milan ai vertici della Serie A e del calcio europeo – tutto il resto toglie tempo al raggiungimento di questo obiettivo. Non sono in corso discussioni con alcun investitore che potrebbe esercitare un controllo sul Club. RedBird è il proprietario di controllo di AC Milan e tale rimarrà».

Lo stesso AD Giorgio Furlani ha poi ribadito il concetto in una recente intervista: «Indagine? La temiamo zero, il proprietario del Milan è RedBird dall’agosto del 2022. Elliott ha concesso un vendor loan che è uno dei tanti modi possibili per concludere un’operazione di questa portata. Non c’è niente di nascosto, è tutto molto trasparente, i fatti sono facilmente verificabili. Giusto che le autorità facciano il loro dovere, rimaniamo pienamente collaborativi. L’unico desiderio è che si faccia in fretta, nell’aria è inevitabile un po’ di fastidio».