Eredità Agnelli, il Riesame: «La gestione della Dicembre non pertinente con l’ipotesi di reato»

Le motivazioni con cui il Tribunale del Riesame ha accolto in parte il ricorso presentato dai legali di John Elkann e del commercialista Gianluca Ferrero.

Elkann aumento di capitale Juventus
John Elkann (Foto: Samantha Zucchi Insidefoto)

La documentazione sequestrata dai magistrati torinesi relativa alla società Dicembre, cassaforte della famiglia Agnelli, non è pertinente con il capo di imputazione. È quanto emerge dalla motivazioni della sentenza con cui il tribunale del Riesame ha disposto la restituzione a John Elkann e a Gianluca Ferrero, di parte del materiale sequestrato l’8 febbraio scorso dalla procura che indaga sull’eredità di Marella Caracciolo, la vedova dell’Avvocato.

“La Dicembre – si legge – è una società semplice, in quanto tale rimasta per decenni del tutto informale e peraltro mai aggiornata nelle intestazioni delle quote neppure dopo la morte di Gianni Agnelli e degli altri soci storici ma si tratta, parimenti, di dinamiche che nel decreto, al di là di un rapido cenno, non hanno trovato né collocazione in una imputazione embrionale, né spiegazione circa l’eventuale rilevanza penale della sua gestione, né motivazione probatoria esplicita e specifica finalizzata al ricostruzione della evasione globale, o quantomeno agli aspetti connessi all’evasione derivante dalla contestata rendita”.

“Quindi – dice il Riesame – sulla base delle anomalie riguardanti le vicende della Dicembre, allo stato, in assenza dei minimi requisiti di formalizzazione in contestazioni e di relativa motivazione (che questo collegio di certo non può introdurre ex novo) non è in alcun modo prevedibile, per la difesa e per il collegio se possano scaturire altre ipotesi di reato, quali norme possano ritenersi violate, quali tipologie concrete di condotte consumate, in quale tempo o periodo, in quale luogo, se la relativa prova potrà avere incidenza sull’unica voce contestata costituita dalla sola rendita vitalizia percepita dalla sola Caracciolo e di riflesso dalle erede Elkann”.

Inoltre, spiegano il Riesame, i documenti sequestrati dalla procura di Torino devono riguardare il reato contestato di dichiarazione infedele dei redditi di Marella Caracciolo, mentre gli altri devono essere dissequestrati. Nelle motivazioni infatti i giudici sottolineano che va mantenuto il sequestro “solo sugli elementi che con certezza o con elevata probabilità abbiano già oggi ictu oculi una verosimile connessione pertinenziale e strumentale con l’unico tema reso univocamente oggetto della disamina e del contraddittorio: la percezione della rendita vitalizia e la esterovestizione della dimora della Caracciolo”. Quindi il materiale deve riguardare dove la vedova di Gianni Agnelli vivesse avendo lei dichiarato che per la maggior parte si trovava in Svizzera, mentre per i pm di Torino risiedeva in Italia.

Per il Riesame però “è ovvio che anche tra documenti anonimi o apparentemente riguardanti altra tematica, cartacei o informatici che siano, potrebbero annidarsi altri elementi utili, ad oggi ignoti, ma comunque meritevoli di essere vagliati”.
Le difese di Elkann e Ferrero avevano chiesto l’annullamento del sequestro per carenza “insanabile di motivazione sulla pertinenzialità e proporzionalità tra l’imputazione e l’esigenza di sequestrare tutti i numerosi documenti cartacei e device elettronici”