Eredità Agnelli: i passaporti di Marella al vaglio dei Pm. Anche il patrimonio nel mirino

L’obiettivo principale dell’indagine potrebbe essere un altro: arrivare alle fiduciarie che custodiscono parte del patrimonio della famiglia Agnelli-Elkann.

Eredità Agnelli passaporti
John Elkann (Foto: Samantha Zucchi Insidefoto)

Sotto esame ci sono i vecchi passaporti di Marella, con i timbri che tracciano i suoi spostamenti; le ricevute per le cure mediche, che evidenziano come la permanenza nello chalet svizzero vicino a Gstaad fosse limitata a brevi periodi estivi; i verbali delle prime testimonianze del personale che si prendeva cura della vedova dell’Avvocato a Torino, ma che, secondo gli investigatori, veniva retribuito dal nipote John Elkann o da società a lui riconducibili.

Prosegue l’indagine sull’eredità di Gianni Agnelli, nell’ambito della quale – ricorda Il Fatto Quotidiano – risultano indagati anche l’AD di Exor John Elkann e il commercialista (attualmente presidente della Juventus) Gianluca Ferrero. Sono oggetto di attenzione i documenti interni alla famiglia, dai quali emergerebbero tracce di una strategia complessiva: in Italia, dopo la morte di Gianni Agnelli, nulla doveva essere intestato alla moglie Marella.

Nessuna utenza, nessun rapporto di lavoro salariato, persino i cani. Il rischio era di mettere in discussione la roccaforte della successione: la residenza svizzera di Marella Caracciolo, che ha permesso il passaggio ereditario del testimone al nipote John Elkann, superando Margherita Agnelli, figlia di Marella e Gianni Agnelli, e madre di John. Un salto generazionale consentito dal diritto svizzero, ma non da quello italiano, che prevede che i figli abbiano sempre diritto a una quota legittima del 50%.

La Procura di Torino non è interessata alla dinastia familiare sull’eredità, ma piuttosto agli eventuali aspetti penali e tributari derivanti dalla simulazione di una residenza estera di Marella Caracciolo, scomparsa nel 2019. I pubblici ministeri Marco Gianoglio, Mario Bendoni e Giulia Marchetti ritengono di avere basi solide per contestare almeno due anni di tasse non pagate: il 2018 e il 2019.

Per rafforzare questa convinzione, la prossima settimana saranno ascoltati altri testimoni. Si parte dalla mancata dichiarazione del vitalizio di 500mila euro mensili che, in base agli accordi stipulati dopo la morte di Gianni Agnelli, Margherita versava alla madre Marella: un occultamento che, se provato, riguarderebbe introiti per 8 milioni di euro.

Tuttavia, l’obiettivo principale dell’indagine potrebbe essere un altro. La Guardia di Finanza ha ottenuto documentazione presso diverse fiduciarie che custodiscono parte del patrimonio della famiglia Agnelli-Elkann: Nomen fiduciaria, Soge fi, P fiduciaria. Cassaforti che custodiscono redditi di un’entità considerevole: se i Pm riuscissero a dimostrare che tali guadagni sono stati nascosti illegalmente all’erario, l’Agenzia delle Entrate potrebbe richiedere il conto agli eredi di Marella.

Nel frattempo, Margherita potrebbe sfruttare l’indagine per avanzare richieste legali civili, mettendo in discussione il controllo dell’impero Agnelli-Elkann. Fino ad ora, gli avvocati della famiglia Elkann hanno sempre considerato le richieste di Margherita illegittime.