Calcio, escort e dossieraggi: il patron di Kerakoll spiato dai figli in una riunione con Setti

Al centro in particolare la registrazione di una riunione tra il numero uno della società modenese e Maurizio Setti, patron dell’Hellas Verona.

Modena FC v US Sassuolo - Coppa Italia
(Photo Nicolò Campo / Insidefoto)

Calcio, dossieraggi, escort e un marchio celebre. Sono i temi al centro di una indagine coordinata dalla Procura di Torino, sta atterrando tra Sassuolo e Modena, dove ha sede Kerakoll, il colosso modenese della ceramica e dell’edilizia, attorno a cui ruota questa inchiesta.

Come riportato dal Corriere della Sera, gli indagati ci sono in particolare due investigatori leggendari, i sessantenni carabinieri in pensione Riccardo Ravera e Pinuccio Calvi, che fecero parte della squadra «Crimor», ovverosia quella che, agli ordini di «Ultimo», il 15 gennaio 1993 arrestò Totò Riina.

Al momento attuale c’è solo un avviso di fine indagini che ipotizza, a vario titolo, i reati di: corruzione, associazione a delinquere finalizzata ad accessi abusivi, esercizio abusivo della professione di investigatore. Ma gli sviluppi, alla luce delle 15 pagine firmate dai pm Gianfranco Colace e Giovanni Caspani, potrebbero essere prossimi.

In totale gli indagati sono 28, tra cui Emilia e Fabio Sghedoni: si tratta dei titolari della multinazionale delle malte e dei collanti con sede a Sassuolo, 480 milioni di euro di fatturato annuo e sponsor del Modena Calcio. E sotto inchiesta c’è anche Andrea Remotti, già ad della stessa Kerakoll fino al novembre 2022.

Gli episodi si intrecciano, dapprima nel Torinese, tra «acquisizioni indebite di notizie e foto» della vita privata altrui, intercettazioni ambientali illegali, «accessi abusivi a sistemi informatici», comprese le banche dati del ministero dell’Interno. Molto ruoterebbe attorno ad «Arciere» a cui è riconducibile la società «Mr Security» che si occupa di investigazioni private.

I fratelli Sghedoni in particolare si sarebbero rivolti proprio all’ex carabiniere — che avrebbe svolto abusivamente la sua funzione di investigatore privato — per registrare di nascosto incontri aziendali. In particolare c’è un episodio pesante che riguarda i due fratelli: si tratta di un incontro tra il patron di Kerakoll Romano Sghedoni, il proprietario dell’Hellas Verona Maurizio Setti, Roberto Cesati, dirigente degli emiliani e un’altra persona. In concorso, Remotti avrebbe commissionato ad «Arciere» la registrazione della trattativa (marzo 2021). Setti si fa avanti per l’affare, ma i figli di Sghedoni non si fidano, partecipando allo spionaggio per scoprire se c’erano altri acquirenti: sullo sfondo, però, c’è anche l’ipotesi di una faida in famiglia, per la presenza ai vertici della società. Remotti, in particolare, ha messo a verbale una frase di Gianluca Sghedoni (non indagato), terzo figlio di Romano: «Se non posso avere ciò che voglio, allora lo distruggo», con un riferimento all’eventuale diffusione di report sfavorevoli all’azienda. Emilia e Fabio Sghedoni intanto fanno sapere di essere «sereni e confidano che sarà accertata la loro estraneità».

Remotti, che avrebbe fatto registrare anche un vertice con i «rivali» cittadini della Mapei, inoltre sarebbe coinvolto in accertamenti su un manager di Kerakoll, sospettato di molestie. Non solo, perché poi in altre occasioni sarebbero stati organizzati incontri con donne «capaci di creare situazioni imbarazzanti», per poi ottenere informazioni, al costo di 30 mila euro mensili, una sorta di escort, mentre per la difesa si trattava solo di professioniste di agenzie investigative.

Nell’indagine spuntano anche altri dettagli, come manager che spiano dipendenti, militari che chiedono ad «Arciere» un aiuto per entrare nei servizi segreti, esposti anonimi all’Ispettorato del Lavoro, che attivano, dribblando le regolari vie gerarchiche, accertamenti su società come la Juventus. E «Arciere»? «Sono tranquillo, mi farò interrogare. Le escort? Tutte cavolate».