Dopo la condanna a sette anni di reclusione per bancarotta fraudolenta emessa nel 2022 per un procedimento iniziato nel 2016, quest’oggi a Dubai è stato arrestato l’immobiliarista Danilo Coppola.
Coppola è stato condannato per il crac del Gruppo immobiliare 2004, ma protagonista di diversi procedimenti penali che mettevano nel mirino le sue scalate, insieme ad altri soggetti, a istituti bancari, come quella dell’Antonveneta a metà degli anni Duemila, quando la Procura di Milano però non ha potuto intervenire con l’arresto per estorsione in quanto Coppola godeva dello status di rifugiato negli Emirati Arabi Uniti.
L’Ufficio esecuzione della Procura di Milano, coordinato dall’aggiunto Eugenio Fusco e col pm Adriana Blasco, nel settembre 2022 aveva emesso un mandato d’arresto internazionale nei confronti di Coppola, condannato in via definitiva a 7 anni per bancarotta, il primo luglio 2022, per il crac del Gruppo Immobiliare 2004, di Mib Prima e di Porta Vittoria, a seguito dell’inchiesta dei pm milanesi Mauro Clerici e Giordano Baggio e del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza. Coppola fino ad oggi risultava latitante.
Dopo l’ordine di carcerazione, nel quale la pena da scontare era stata calcolata in 6 anni, 2 mesi e 12 giorni (tolto dai 7 anni il cosiddetto ‘pre-sofferto’) e dopo il verbale di “vane ricerche” sul territorio italiano, il pm Adriana Blasco aveva firmato il mandato d’arresto internazionale. Poi è arrivata l’individuazione, da parte degli investigatori, di Coppola a Dubai e oggi l’arresto, a cui segue una richiesta di estradizione verso l’Italia.
Prima di andare negli Emirati Arabi Uniti, Coppola si trovava in Svizzera (dove pare sia rientrato anche di recente per un problema di salute) e le autorità elvetiche avevano negato la sua consegna all’Italia in relazione ad un’ordinanza di custodia in carcere per un altro procedimento per tentata estorsione sul caso Prelios. Per mesi, tra l’altro, l’immobiliarista, anche se latitante, ha postato video sui suoi canali social attaccando i magistrati di Roma e Milano che hanno indagato su di lui proclamandosi sempre “innocente”.