Serie A, il presidente Casini: «E' irragionevole togliere il Decreto Crescita»

Il numero uno della Lega ha parlato anche della questione stadi e dell’industria calcistica nel suo complesso.

Casini
Lorenzo Casini (foto Calcio e Finanza)

Il presidente della Lega Serie A, Lorenzo Casini, è intervenuto a margine di “Sport Industry Talk”, convegno organizzato da Rcs Academy e da Il Corriere della Sera. Tra i temi affrontati quello del Decreto Crescita e le problematiche legate agli stadi in Italia.

Sull’industria del calcio e sul fatto se sia fra quelle messe peggio in Italia, Casini spiega che «è un discorso legato al tipo di impresa, visto che c’è una spesa fissa, quella degli stipendi, e a volte le entrate non corrispondono alle uscite. I dati dimostrano che siamo ancora nel post pandemia dal punto di vista delle conseguenze economiche. Se poi guardiamo a quanto il calcio contribuisce al PIL, al carico fiscale e al mantenimento dello sport italiano in generale non c’è industria più importante del calcio. Quindi non mi sembra fra quelle messe peggio, anzi».

Il problema principale rimane quello delle infrastrutture: «Il problema degli stadi è quello principale del calcio italiano, ma l’impiantistica è il problema principale dello sport italiano. L’Italia va vista nel suo insieme, gli stadi sono un’opera pubblica, se c’è un problema di opere pubbliche è chiaro che si va anche a parlare degli stadi. Serve che il governo si impegni di più per aiutare le amministrazioni locali a risolvere i nodi burocratici che paralizzano la creazione, la ristrutturazione e l’ammodernamento degli stadi».

Per il 2024, Casini ha due richieste: «Che i risultati sportivi siano come lo scorso anno in Europa e che la Nazionale vada bene all’Europeo. E poi che ci sia una collaborazione col governo per un’accelerata sulla questione stadi, ma in questo il ministro Abodi, anche sul caso Franchi, sta dando una risposta molto positiva».

Infine, una battuta sul tanto discusso tema del Decreto Crescita e sull’ipotesi di una sua cancellazione: «Un anno fa è stato modificato, alzando la soglia a 1 milione di euro, ovvero un reddito superiore alla media della Serie A. Ora che si decida a distanza di un anno con contratti in corso l’idea di cancellarlo mi sembra irragionevole, che ci si prenda un po’ di tempo per raccogliere dati, valutare e senza discriminare fra categorie di sportivi o di contribuenti. Chi parla di distruggere il calcio? Un intervento fatto così, con contratti in essere… I costi in più chi li paga?».