Maldini: «Ho provato a portare Messi al Milan ma era impossibile»

Le parole dell’ex dirigente rossonero: «Un calciatore come Messi è uno spettacolo per tutti. Quando leggevo che poteva andare all’Inter avevo paura».

Paolo Maldini denuncia
(Foto: Alessandro Sabattini/Getty Images)

“Per dieci giorni abbiamo provato a portare Messi al Milan, ma poi abbiamo capito che era impossibile. Adesso ormai è tardi, ma un calciatore come Messi è uno spettacolo per tutti. Quando leggevo che poteva andare all’Inter avevo paura”. Lo ha detto l’ex direttore tecnico del Milan Paolo Maldini, ospite di Giacomo Poretti, storico membro del trio comico Aldo Giovanni e Giacomo, nel podcast PoretCast.

“È difficile che un giocatore cominci e finisca nella stessa squadra. Ai miei tempi non c’era la moda di andare all’estero. Ho avuto la fortuna di trovare una squadra e un Presidente Berlusconi che avevano i miei stessi obiettivi”, ha raccontato Maldini. “Ho cominciato ai giardini, in zona sud di Milano, andavo alla scuola Leonardo Da Vinci, poi la Pio X. All’epoca non ti potevano tesserare prima dei 10 anni, quindi ho aspettato quell’età per andare a fare un provino al Milan. Mi chiesero quale ruolo facessi e risposi: “Che ruolo libero c’è?”. Infatti iniziai ala destra, poi a 14 anni difensore. Mi fece firmare mister Braga, nella sua relazione c’era scritto che non stavo mai fermo”.

“Ho iniziato con i Baresi e i Bergomi e ho finito coi Pato e i Pirlo. Ho vissuto diverse generazioni di calciatori. Le generazioni non sono cambiate ma è cambiato – in peggio – la pressione. I social gli creano tante aspettative. Spesso anche le famiglie creano aspettative. In famiglia ti vedono come il diamante grezzo e si aspettano tanto da te e magari a volte il ragazzo non è in grado o non riesce a reggere la pressione al 100%. Il calcio è uno sport di squadra, ci sono ragazzi di varie etnie, non devi pensare solo a te stesso ma al bene della squadra. Capita di dover lavorare solo per il tuo compagno perché per lui non è una giornata positiva. Non sempre i ragazzi hanno la coscienza del potere che hanno sui tifosi”.

“Ho iniziato a giocare abbastanza giovane, quando arrivi nello spogliatoio ti rendi conto come stai, se bene o meno, è tutta una questione di tensione. Abbiamo fatto anche dei derby in Champions League, ti ricordi? (ride ndr) In quel caso la tensione era ai massimi livelli. Poi dopo quando hai una certa età aspetti solo quella partita. Quando mi chiedono cosa mi manca rispondo l’ambiente dello spogliatoio e quel misto tra paura ed emozione prima della partita, il contatto e l’adrenalina della gente. 80 mila persone sono tante. Sono quello che ha fatto più derby di tutti“.

“Maldini dirigente? C’è una differenza enorme. In una ‘subisci’ il risultato e nell’altra ‘determini’. Io soffrivo tantissimo e mi agito. Ricky Massara invece soffriva ma in silenzio. L’allenatore non lo farò mai. Vedevo mio papà che aveva sempre la valigia pronta. Poi magari incontri qualche Presidente un po’ così…non me la sentivo. Quando ho smesso sapevo cosa non volevo fare”.

“Leao? Rafa è un grande talento, aldilà che faccia calcio, modello o cantante, ha qualcosa di importante. Mi ha chiesto di far uscire il disco due giorni prima della partita, gli ho risposto che non era un problema ma avrebbe dovuto segnare due gol il sabato, non segnò ma fece assist (ride ndr). La cosa più bella di questi anni sono proprio i rapporti personali, lui è arrivato dal Lille, era un grande talento ma doveva ancora dimostrare. Il rapporto che si crea con loro è la cosa più bella che ti rimane, più dei trofei e delle partite vinte. Sono sempre dei rapporti personali, ti metti a disposizione per formare questi ragazzi”.