“Pacatezza”. E’ stata questa la parola chiave dell’assemblea dei soci della Juventus, andata in scena oggi a Torino. L’hanno utilizzata a più riprese i piccoli azionisti e l’ha usata soprattutto il presidente bianconero Gianluca Ferrero, riferendosi al modo in cui il nuovo CdA in carica ormai da quasi un anno ha deciso di affrontare le sfide di fronte alla giustizia sportiva che si sono poste appena dopo il suo insediamento.
L’assemblea odierna si è concentrata sull’approvazione del bilancio chiuso al 30 giugno 2023 e sul via libera alla proposta di aumento di capitale per 200 milioni di euro. Un esercizio che si è chiuso con un rosso di 123 milioni di euro e una situazione che ha richiesto l’intervento dei soci, su tutti la controllante Exor, che partecipa all’aumento di capitale con 128 milioni di euro.
Il clima che si è respirato nella pancia dell’Allianz Stadium è stato decisamente più rilassato delle ultime due assemblee in casa bianconera. La prima ancora guidata dall’ex presidente Andrea Agnelli – seppur già successiva alle dimissioni dell’intero CdA per le note vicende giudiziarie – e la seconda condotta invece da Ferrero, al debutto come nuovo numero uno della società piemontese.
Nonostante il clima piuttosto rilassato non sono comunque mancate le critiche e gli interventi, a tratti anche molto particolari, da parte dei piccoli azionisti che hanno deciso a turno di prendere la parola nei momenti dedicati. C’è chi ha accusato la società di avere «calato le braghe» di fronte alla giustizia sportiva, un’accusa alla quale Ferrero ha risposto ricordando che «a me hanno insegnato che le sentenze si rispettano», aggiungendo che «abbiamo pagato 700mila euro e abbiamo chiuso la partita (seconda manovra, partnership con altri club e rapporti con agenti, ndr). Sulla UEFA abbiamo rischiato due anni di esclusione dalle coppe e non avremmo mai potuto permettercelo. Questo è quello che abbiamo inteso fare con serietà e nelle sedi competenti».
C’è chi invece come l’azionista-tifoso Andrea Danubi ha mostrato insofferenza nei confronti dell’attuale proprietà, auspicando una pronta cessione della società a nuovi investitori: «Spero che la Juventus venga venduta, ma che i nuovi proprietari non siano arabi o cinesi», il commento senza mezzi termini, che non ha trovato risposta da Ferrero.
E ancora c’è chi si è domandato dei rapporti con il procuratore della FIGC Giuseppe Chinè, chi ha richiesto chiarimenti in merito alla possibilità di un delisting della Juventus («Non risulta che la controllante abbia avviato analisi in proposito. Qualora notizie in merito dovessero essere immaginate, saranno comunicate a dovere», la risposta di Ferrero) e chi ha voluto sapere se nel contratto di Massimiliano Allegri fosse presente una clausola che consentisse al club di esonerarlo in caso di mancata qualificazione alla Champions League.
In tanti hanno anche ringraziato i protagonisti del nuovo corso, in primis Ferrero e Scanavino, auspicando l’ingresso in società di nuove figure con forti connotati di “juventinità”. Un nome su tutti: quello dell’ex numero 10 e capitano Alessandro Del Piero.
Infine, tra l’interesse verso la posizione della Juventus sulla questione Superlega (soprattutto in attesa della sentenza del prossimo 21 dicembre), una polemica sugli abbonati («solo 17mila tessere per 20 milioni di tifosi nel mondo») e alcuni passaggi a vuoto (uno degli azionisti ha avviato un ragionamento complesso, tanto da perdere il filo a metà discorso) c’è chi non ha lesinato critiche anche a Exor sul terzo aumento di capitale nel giro di quattro anni. I 200 milioni di euro deliberati sono stati definiti «troppo pochi» per affrontare le sfide del futuro.