Il DLA Piper Sport Forum, tenutosi nella giornata di ieri nella pancia di San Siro, è stata l’occasione di un confronto approfondito fra le personalità del calcio italiano su diversi temi, dalle infrastrutture agli stadi, passando per il contenimento dei costi e le possibilità per aumentare i ricavi. Fra gli oratori dell’evento c’era anche Nicola Falcinelli, Managing Director e Deputy Head of European Private Credit, The Carlyle Group.
«Noi abbiamo investito in un club italiano, supportando l’acquisizione di un club importante (l’Atalanta, ndr) – racconta Falcinelli -. Eravamo interessati alla Lega ma anche ad altri campionati nazionali: il motivo è molto semplice, noi siamo specializzati e non siamo obbligati a investire nel calcio e nello sport. Noi andiamo a fare le nostre scelte in base a dove vediamo l’opportunità di investimento. Il calcio è un contenuto di alto qualità ed è raro trovarlo».
Cosa attira i fondi di private equity verso il calcio: «Dal nostro punto di vista ci sono due parametri molto interessanti: il cashflow che manca a molti club e gli asset. Andiamo a vedere società che hanno asset di qualità che possono essere garanzia del nostro investimento, che sia brand, calciatori, stadi, academy o diritti tv. Se identifichiamo questi asset di qualità che possono renderci comfort nell’investimento, allora lo facciamo. Noi guardiamo a sport a livello globale. Nel calcio europeo c’è il rischio retrocessione che non esiste nello sport americano, la Superlega va ovviare a quel problema. Il rischio su in investimento per fondo come noi è elevatissimo».