Milan, Furlani: «Cancellare il DL Crescita distruggerebbe il calcio italiano»

L’amministratore delegato rossonero ha aggiunto: «Abbiamo dovuto fare grosso turnaround su quattro fattori: successo sportivo, aggiustamento dei costi, investire nella parte commerciale e ora tocca al nuovo stadio».

Indagine Milan Furlani
Giorgio Furlani (Photo by Kevork Djansezian/Getty Images)

All’evento tenutosi a San Siro DLA Piper Sport Forum 2023 è intervenuto anche l’amministratore delegato del Milan, Giorgio Furlani, che da questa stagione ha preso in mano le redini del club rossonero, sia dal punto di vista societario che di campo, formando un comitato con Geoffrey Moncada, il ds Antonio D’Ottavio e il tecnico Stefano Pioli.

Furlani, dalla pancia di San Siro ha ripercorso il recente passato del Milan, da quel passagio da Yonghong Li al fondo statunitense Elliott: «C’è stato, quando ero con Elliott, un finanziamento di controllo e poi Elliott è diventato proprietario per caso, per sbaglio, per fallimento dell’azionista. Il Milan non era sostenibile come oggi, era vicina al fallimento e abbiamo dovuto fare grosso turnaround su quattro fattori: successo sportivo, non c’è progetto che non abbia alla base i risultati sul campo con anni in cui il club non disputava la Champions League e quindi bisognava allestire una rosa adatta; la seconda è stata l’aggiustamento dei costi, che erano troppo alti con troppi giocatori e troppo costosi in relazione alle prestazioni. Poi dovevamo investire nella parte commerciale per trasformare risultati e brand in ricavi che abbiamo poi reinvestito core business che rimane il calcio per creare un circolo virtuoso. Infine la quarta colonna è il nuovo stadio che è rimasto come modellino nel mio ufficio per ora. Abbiamo provato a percorrere la strada per un nuovo San Siro, ora siamo per la nostra strada».

Un meccanismo finanziario poco usato dalle parti di via Aldo Rossi, con una piccola controtendenza rappresentata dalla vendita Sandro Tonali, sono le plusvalenze: «Noi vogliamo avere un gestione ordinaria positiva dal punto di vista del cash flow. Una volta che noi generiamo risorse con la gestione operativa, poi le investiamo nella crescita della squadra».

«Noi abbiamo registrato il primo utile dopo 17 anni, si inserisce nel contesto di cui sopra, sotto la guida dell’azionista precedente è stato fatto turnaround, ora con RedBird abbiamo la fase di crescita. Nell’ultimo anno abbiamo potenziato tutta la parte business, con nuovi sponsor, rinnovo e miglioramento delle partnership, sfruttamento dell’ecommerce, collaborazioni importante come con i NY Yankees, ottimizzazione di come lavoriamo sul tema San Siro. Il successo economico si sposa col successo sportivo, è difficile fare uno e non l’altro. Competitività sì ma non a ogni costo, sono d’accordo con Abodi», ha proseguito.

«Questo focus sui risultati sportivi che portano nuovi ricavi purtroppo salta tutto se non c’è più il decreto crescita. Toglierlo sarebbe una distruzione per il calcio italiano. Con il decreto crescita siamo tornati a fare risultati in Europa che prima non si ottenevano. Noi siamo un business di talento, a livello economico siamo sotto alle big e siamo in un contesto difficile: è praticamente impossibile fare un progetto stadio, abbiamo limitazioni sugli extracomunitari».

«L’unica leva che ci rende competitivi con gli altri campionati top europei è il decreto crescita, che si traduce per noi ad esempio con campioni che portano sponsor di capitali stranieri che entrano in Italia che noi reinvestiamo sul territorio. I progetti stadi tutti finanziati da soldi esteri. nel momento in cui non riesci ad offrire un buon prodotto senza i migliori attori non ha senso fare progetti. A me sembra una follia a livello di economica nazionale togliere il Decreto Crescita». Con la chiusura dedicata al calciomercato: «I big saranno trattenuti? Non lo so, vediamo».