Il razzismo è da sempre uno dei problemi atavici del calcio internazionale. Sono state varie le campagne portate in campo da diverse associazioni, società sportive e federazioni per combattere questo fenomeno che è ben presente in tutte le società del mondo.
La strada scelta da diverse realtà giuridiche è quella della non tolleranza, specialmente se si tratta di episodi di razzismo che avvengono all’interno di impianti sportivi o di stadi da calcio. L’ultimo pronunciamento in merito arriva dall’Inghilterra, dove un tifoso è stato colpito da daspo per la durata di tre anni.
Come riporta il quotidiano britannico The Guardian, l’episodio risale allo scorso maggio in occasione della partita Tottenham-Crystal Palace. Un tifoso ospite, individuato poi nel 44enne Robert Garland, ha mimato gli occhi a mandorla, con il comune gesto delle dita agli angoli degli occhi, verso Son, calciatore degli Spurs di nazionalità coreana, che si apprestava a battere un calcio d’angolo.
In un primo momento il supporter del Crystal Palace è stato condannato, lo scorso agosto, a 60 ore di lavori sociali e al pagamento di una multa di 1.384 sterline (al cambio attuale, 1.588 euro), dopo essersi dichiarato colpevole di un reato di ordine pubblico aggravato dal razzismo. Pena giudicata non sufficiente da Tottenham che, insieme alla polizia di Londra, hanno fatto appello alla Football Policing Unit del Regno Unito che ha espresso il suo parere condannando Garland a tre anni di daspo, durante il quale non potrà assistere a nessuna competizione sportiva.
Gli Spurs hanno dichiarato in una nota: «Ringraziamo la polizia per la collaborazione in merito. Ribadiamo che il club non tollera discriminazioni di alcun tipo e cercherà sempre di intraprendere le azioni più forti possibili contro i responsabili». «Questo caso dimostra che i crimini d’odio nel calcio non saranno tollerati – ha aggiunto Kevin Christie del Crown Prosecution Service -. Le azioni di Garland sono state giustamente condannate sui social media e invitiamo tutti i tifosi a continuare a denunciare qualsiasi forma di comportamento discriminatorio contro giocatori o tifosi alla polizia o agli steward in modo da poter portare casi come questo in tribunale».