Abodi: «Mondiali calcio 2034 in Arabia? Lo sport strumento di democrazia»

Il ministro per lo Sport e per i Giovani ha aggiunto: «Dobbiamo anche uscire un po’ dall’ipocrisia perché con l’Arabia Saudita fanno affari tutti».

Abodi
Andrea Abodi (Foto: Emilio Andreoli/Getty Images)

È notizia di oggi la non candidatura dell’Australia per i prossimi Mondiali 2034 che, di fatto, spiana la strada per l’Arabia Saudita, che rimane quindi l’unica federazione che ha presentato domanda alla FIFA. Inoltre, il tempo per la presentazione delle domande è molto più ristretto del solito, visto che devono essere inoltrate al massimo organo del calcio mondiale entro il 31 ottobre.

Un Mondiale in Arabia Saudita, che sta raccogliendo consensi fra le varie federazioni asiatiche e non solo, che sta facendo storcere il naso a diverse associazioni per i diritti umani, che temono un altro caso Qatar, che ha visto numerosi morti nei cantieri per i nuovi stadi costruiti per l’edizione del 2022.

Un parere positivo, anche per un cambiamento sulla politica umanitaria dell’Arabia Saudita, arriva dal ministro per lo Sport e per i Giovani, Andrea Abodi: «Io resto dell’idea, al di là che il 2034 è un orizzonte temporale lungo nell’ambito del quale mi auguro che alcuni equivoci democratici vengano definitivamente risolti, che i grandi avvenimenti, al di là della cautela dell’affidamento, possano essere uno strumento per velocizzare i processi di democratizzazione».

«Intanto aspettiamo che vengano assegnati – ha aggiunto Abodi durante la seconda edizione della Giornata Nazionale ‘Giovani e Memoria’, quest’anno dedicata ai 75 anni della Costituzione Italianae io mi auguro che la FIFA si faccia promotrice in prima persona di questo processo di crescita, al di là del fatto che dobbiamo anche uscire un po’ dall’ipocrisia perché con l’Arabia Saudita parlano tutti, fanno affari tutti, quindi o delle due l’una, o ne parliamo sempre oppure non ne parliamo soltanto in una prospettiva che fra 11 anni ci sono i Mondiali. Il tema esiste lì, come in altre zone del pianeta. Lo sport è sempre stato uno strumento di diplomazia di pace e di democrazia e mi auguro che anche in questa occasione possa dare il suo contributo».