Caso scommesse, la politica attacca Gravina. Abodi: «Resti al suo posto»

Il ministro per lo Sport e per i Giovani ha aggiunto: «Si deve contrastare la ludopatia, che è espressione di un disagio sociale, ma non si può rendere clandestino un settore economico che è regolato dallo Stato e dal quale lo Stato trae benefici».

Abodi
Andrea Abodi (Foto: Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Lo scandalo scommesse ha riportato in auge il discorso legato alla rivoluzione del calcio italiano, a partire dal cambiamento in seno alle istituzioni. Da più parti del governo, compreso il vice premier e ministro per le Infrastrutture Matteo Salvini, si sono invocati le dimissioni di Gabriele Gravina, presidente della FIGC.

Uno scenario non nuovo e che ritorna sulla ribalta dopo le delusioni sportive della Nazionale per la mancata qualificazione, la seconda consecutiva, ai Mondiali. A prendere le difese dell’attuale numero uno della federazione è però un altro esponente politico, come Andrea Abodi, ministro per lo Sport e per i Giovani.

«In pieno stile italiano ora muove una caccia al colpevole ed è un tema che non mi appassiona – ha commentato Abodi a La Stampa -. Faccio fatica a pensare che i comportamenti dei singoli calciatori e il tema della ludopatia possano essere responsabilità della Federazione. Mi risulta che la FIGC, così come l’Associazione calciatori, abbiano investito in formazione sia per i professionisti che, soprattutto, per i giovani».

«Deve essere chiara la differenza tra gioco legale e illegale. Il gioco legale – spiega – è trasparente, ha dei limiti alle somme che si possono spendere e i pagamenti sono tracciati. Il gioco illegale non ha nulla di tutto questo. Si deve contrastare la ludopatia, che è espressione di un disagio sociale, ma non si può rendere clandestino un settore economico che è regolato dallo Stato e dal quale lo Stato trae benefici».

«Il calcio vale l’1,37% del PIL nazionale. Il PIL – sottolinea Abodi – non misura l’impatto sociale dello sport, che è di molto superiore a qualsiasi dato riportato. Ovviamente il governo farà qualcosa. Anche in passato mi aspettavo che da ogni inciampo si prendesse spunto per aumentare il grado di impegno ed evidentemente, ma così non è stato».

Il ministro Abodi, però, non vuole sentir parlare di misure che obblighino anche le società e le leghe a tenere corsi di formazione per i loro sportivi: «Sarebbe mortificante se l’educazione dovesse essere frutto di un vincolo del governo. Interverrò, semmai, con una moral suasion per chiedere, attraverso la Federazione, che tutte le leghe e le componenti tecniche inseriscano negli Statuti, quindi tra gli obblighi, la formazione dei ragazzi».