Violazioni sulle scommesse: cosa rischia Nicolò Fagioli

Ecco cosa rischia il centrocampista bianconero per le scommesse, sulla base del Codice di Giustizia Sportiva: le possibili sanzioni.

Scommesse giocatori coinvolti
(Foto: Valerio Pennicino/Getty Images)

In casa Juventus è scoppiato il caso Fagioli. Il centrocampista della Juventus sarebbe indagato dalla Procura di Torino per «aver scommesso su piattaforme illegali». Il calciatore, secondo la Procura di Torino, avrebbe avuto accesso a delle piattaforme di scommesse online e i suoi movimenti sono finiti in un’indagine su un giro di scommesse su piattaforme online senza licenza.

Ma cosa rischia Fagioli qualora queste scommesse fossero accertate? A cosa può andare incontro il centrocampista italiano? Il Codice di Giustizia Sportiva sottolinea che «l’ordinamento federale fa espresso divieto ai calciatori ed ai tesserati in genere di effettuare qualsiasi tipo di scommessa al fine di trarne profitto. Questo anche in una prospettiva di garanzia del regolare svolgimento delle gare e dei campionati».

Cosa rischia Fagioli? L’articolo 24 del Codice di Giustizia Sportiva

Al comma 1 dell’articolo 24 del Codice è specificato che «ai soggetti dell’ordinamento federale, ai dirigenti, ai soci e ai tesserati delle società appartenenti al settore professionistico è fatto divieto di effettuare o accettare scommesse, direttamente o indirettamente, anche presso i soggetti autorizzati a riceverle, che abbiano ad oggetto risultati relativi ad incontri ufficiali organizzati nell’ambito della FIGC, della FIFA e della UEFA».

La violazione del comma 1, si legge ancora nell’articolo, «comporta per i soggetti dell’ordinamento federale, per i dirigenti, per i soci e per i tesserati delle società la sanzione della inibizione o della squalifica non inferiore a tre anni e dell’ammenda non inferiore ad euro 25.000,00».

Cosa rischia Fagioli? L’eventuale responsabilità della Juventus

L’articolo 24 del Codice spiega inoltre che «se, per la violazione del divieto di cui ai commi 1 e 2, viene accertata la responsabilità diretta della società ai sensi dell’art. 6, comma 1, il fatto è punito con l’applicazione, anche congiuntamente in relazione alle circostanze e alla gravità del fatto, delle sanzioni di cui all’art. 8, comma 1, lettere g), h), i), l)». Le sanzioni in questione, in ordine di gravità, sono le seguenti:

  • penalizzazione di uno o più punti in classifica; se la penalizzazione sul punteggio è inefficace in termini di afflittività nella stagione sportiva in corso è fatta scontare, in tutto o in parte, nella stagione sportiva seguente;
  • h) retrocessione all’ultimo posto in classifica del campionato di competenza o di qualsiasi altra competizione agonistica obbligatoria; la retrocessione all’ultimo posto comporta comunque il passaggio alla categoria inferiore;
  • i) esclusione dal campionato di competenza o da qualsiasi altra competizione agonistica obbligatoria, con assegnazione da parte del Consiglio federale ad uno dei campionati di categoria inferiore;
  • l) non assegnazione o revoca dell’assegnazione del titolo di campione d’Italia o di vincente del campionato, del girone di competenza o di competizione ufficiale.

In ogni caso, la Juventus non è direttamente coinvolta in questo caso, motivo per cui i rischi concreti sono solamente quelli per il giocatore.

 

Cosa rischia Fagioli? Gli altri tesserati

Stando così le cose, la società non rischia alcun rilievo federale. Discorso diverso per altri tesserati. L’articolo 24 al comma 5 spiega: «I soggetti di cui all’art. 2 che siano venuti a conoscenza in qualunque modo che società o persone abbiano posto o stiano per porre in essere taluno degli atti indicati ai commi 1 e 2, hanno l’obbligo di informarne, senza indugio, la Procura federale. Il mancato adempimento di tale obbligo comporta per i soggetti di cui all’art. 2 la sanzione della inibizione o della squalifica non inferiore a sei mesi e dell’ammenda non inferiore ad euro 15.000».

In parole povere, se qualcuno nella Juventus avesse avuto l’informazione che Fagioli (o qualunque altro tesserato) aveva scommesso, avrebbe dovuto denunciarlo. Anche perché le persone che avessero saputo e non avessero informato i pm del calcio rischiano a loro volta una squalifica.