Calvarese a CF: «Errore grave in Tottenham-Liverpool: la Premier come la Serie A sugli audio VAR»

L’opinione dell’ex fischietto: «Ma far ascoltare l’audio dovrebbe avere una finalità esclusivamente tecnica e divulgativa, oltre che per eliminare il sospetto».

Tottenham Hotspur v Liverpool FC - Premier League
L’arbitro Simon Hooper al VAR durante Tottenham-Liverpool (Photo by Justin Setterfield/Getty Images)

Gianpaolo Calvarese, ex arbitro di serie A con all’attivo più di 300 gare nella massima serie considerando tutti i ruoli (arbitro, VAR e arbitro addizionale), è ora imprenditore nell’azienda di famiglia che produce integratori sportivi naturali Aperegina. Inoltre ogni mercoledì sera di Champions League è parte della scuderia di Amazon Prime Video per commentare nella Var Room il match trasmesso dal broadcaster in Italia. 

L’ex direttore di gara teramano, dopo alcuni interventi su Calcio e Finanza, ha deciso di proseguire la collaborazione con la nostra testata inviando un contributo sulla vicenda di Tottenham-Liverpool, con il gol annullato a Luis Diaz nonostante fosse in posizione regolare per un errore del VAR. 

A distanza di una settimana, in Inghilterra si continua a discutere sul gol annullato a Luis Diaz nel primo tempo di TottenhamLiverpool. Dopo l’ammissione dell’Associazione arbitrale della Premier League, che ha riconosciuto l’errore umano, sono stati diffusi gli audio della sala VAR che hanno chiarito cosa è accaduto. L’arbitro ha annullato il gol dopo la segnalazione dell’assistente, che aveva rilevato un fuorigioco inesistente. Il VAR ha perso il contatto con quanto stava succedendo in campo, autoconvincendosi che il gol fosse stato regolarmente assegnato. E dopo aver tracciato le linee ha confermato la decisione di campo. Salvo poi scoprire, a gioco ripreso, l’errore commesso.

La prima, necessaria premessa è che l’errore è molto grave e molto pesante. Soprattutto denota superficialità, in un ruolo delicato in cui non ce lo si può permettere. In un ambito meritocratico come quello arbitrale, i responsabili ne sconteranno giustamente le conseguenze con una sospensione. Chi sbaglia, paga: funziona così ovunque, anche in Italia. D’altronde la gravità dell’episodio è confermata dalle scuse immediate dell’organo tecnico arbitrale e dalla decisione senza precedenti in Inghilterra di rendere pubbliche le conversazioni tra arbitro e sala VAR.

Questo un po’ ci fa sorridere, perché la Premier League è da sempre ritenuta il campionato più all’avanguardia sotto ogni aspetto, anche quello arbitrale: si è spesso detto che in Inghilterra l’arbitro “scompare”, talmente è ritenuto ininfluente ai fini del risultato. Eppure, di fronte a un episodio del genere, come si comporta la lega più importante del mondo? Nello stesso modo della nostra Serie A, che già da due settimane sta sperimentando la divulgazione degli audio del VAR. In questo caso la soluzione è stata obbligata da fattori esterni – sospetti e polemiche – e non spontanea.

Al tempo stesso bisogna anche riflettere su un altro punto. Jurgen Klopp, intervenuto in conferenza stampa, ha chiesto la ripetizione del match. La domanda è: cosa succederebbe a fine campionato se il Liverpool dovesse restare fuori dalla prossima Champions League per due punti di distacco dal quarto posto? E se quei punti lo separassero proprio dal Tottenham? Dovremmo aspettarci ulteriori polemiche, forse persino delle class action di tifosi pronte a chiedere il risarcimento dei danni. Ma l’errore umano, per quanto grave, può capitare e ricapiterà.

Questo ci riporta indietro alla logica che sta alla base della diffusione degli audio del VAR, in Italia e all’estero. La grande apertura cui stiamo assistendo dovrebbe avere una finalità esclusivamente tecnica e divulgativa, oltre a eliminare il sospetto. Non può essere una scusa per supportare azioni legali stravaganti o chiedere di rigiocare le partite. Altrimenti non ci sarebbe una crescita complessiva del movimento, ma solo un pericoloso regresso.