Novità in vista in casa Agnelli-Elkann per la Giovanni Agnelli Bv. Dopo che a maggio John Elkann ne ha lasciato la presidenza, a giugno i soci della cassaforte olandese si sono ritrovati ad Amsterdam per metter mano allo statuto, intonso dal 2019. Le modifiche sono numerose e riguardano per esempio l’oggetto sociale e la fissazione di un limite d’età per i consiglieri di amministrazione.
Particolare rilevanza – scrive Il Corriere della Sera – assume la riforma dei meccanismi di liquidazione degli azionisti che intendano abbandonare la holding di famiglia. La procedura è contemplata dall’articolo 8 dello statuto che in 17 commi disciplina tutte le possibili vie d’uscita per un socio con l’obiettivo finale, in sostanza, di non allargare la compagine al di fuori della già ampia cerchia della dinastia Agnelli.
I cambiamenti riguardano in particolare i criteri di calcolo del valore delle azioni della Giovanni Agnelli Bv all’atto della vendita a discendenti dello stesso antenato, a eredi di altri rami della dinastia e infine alla cassaforte stessa. In poche parole, il prezzo dei titoli dipende dal valore delle azioni Exor, controllata dalla Bv con il 53,6% del capitale (86,3% dei voti), più la stima di quello delle altre partecipazioni non quotate.
A questo totale va sottratto uno “sconto holding”, fissato ogni anno dal consiglio di amministrazione della Bv per tener conto del fatto che in finanza l’insieme vale meno della somma delle sue parti. Precisazioni che destano maggior interesse alla luce del programma di riacquisto di azioni proprie da un miliardo di euro, recentemente annunciato da Exor.
Il 75% di questo buyback, pari a 750 milioni, sarà effettuato attraverso un’offerta pubblica non aperta a investitori italiani, perché la giurisdizione nazionale non lo consente, a cui la Giovanni Agnelli Bv si è impegnata ad aderire per 250 milioni, consegnando circa l’1,4% della sua partecipazione in Exor. La cassaforte di famiglia ha motivato la decisione con la necessità di ridurre l’indebitamento, ma secondo gli analisti di Equita, il buyback accelerato potrebbe «servire per liquidare alcuni soci».
Fra gli addetti ai lavori si parla da tempo di un possibile disimpegno di Andrea Agnelli che, nell’annunciare le dimissioni dal board di Stellantis ed Exor, aveva detto di voler «voltare pagina» per «aprire un nuovo capitolo». Una liquidazione, anche parziale, garantirebbe un lauto incasso. Sempre che, ovviamente, ci sia una tale volontà da parte di Andrea Agnelli.