Cardinale: «Da Elliott un finanziamento per 550 milioni che pagherò in tre anni»

Il proprietario di RedBird a tutto campo tra il tema del nuovo stadio a San Donato, la sua esperienza a favore del Milan e una stoccata alla Serie A.

Cardinale
Gerry Cardinale, proprietario del fondo RedBird (Foto: Marco Luzzani/Getty Images)

Il fondatore di RedBird e proprietario del Milan Gerry Cardinale ha rilasciato una lunga intervista a Sette, settimanale de Il Corriere della Sera. Dalla scelta di mettere le mani sul club rossonero, passando per il modo innovativo di lavorare e alcuni chiarimenti sul passaggio di proprietà dal fondo Elliott, Cardinale ha toccato molti argomenti.

A cominciare dalla scelta della società rossonera: «Penso da sempre che sia uno dei 4-5 top club in Europa. Siamo qui grazie a quello che hanno fatto i nostri predecessori, Silvio Berlusconi, Gianni Rivera prima di lui, Sacchi, Baresi, Maldini…». E a proposito di Berlusconi, Cardinale dice di avere «un enorme rispetto, era un grande visionario, i risultati parlano per lui. Berlusconi ha portato il Milan al top poi è stato difficile tenere il passo perché il mondo stava cambiando, con una forte evoluzione nella fruizione dei contenuti e nelle tecnologie».

Secondo il fondatore di RedBird, «i club di calcio sono creatori di contenuti e come tali ne detengono la proprietà intellettuale: è un enorme potenziale da sbloccare per realizzare il loro vero valore. Ho cominciato più di 20 anni fa, quando lo sport era considerato un hobby per ricchi. Con George Steinbrenner dei New York Yankees abbiamo creato da zero lo Yes Network, oggi la rete sportiva regionale n.1 in America. La cosa che mi piace della proprietà intellettuale è che è resiliente, supera crisi finanziarie e pandemie, ma richiede un costante lavoro. Oggi i soldi li hanno tutti, bisogna avere idee innovative e un piano».

Il nuovo corso rossonero e il rapporto con il fondo Elliott

Sul primo anno al Milan, Cardinale spiega di non avere ancora fatto nulla: «Ho mantenuto l’organizzazione ereditata. Del resto, ho grande rispetto di Paolo Scaroni, scelto da Elliott che ha fatto un grande lavoro e che ringrazio: è così coerente con il mondo da cui provengo e al tempo stesso così milanista e autorevole. Una delle mie mosse migliori è stato portare al Milan Giorgio Furlani (AD) e Stefano Cocirio (CFO) che hanno lasciato Elliott senza controversie. Mi ha dato il tempo necessario per valutare cosa funzionava e cosa no».

Poi, un passaggio sulla formula con qui Cardinale ha rilevato il Milan da Elliott, che prevede anche un vendor loan per l’acquisizione. «La realtà è che alla proprietà RedBird fa capo il 100% del Milan: ha messo 600 milioni di capitale e controlla il 100% di quel capitale. Ho ritenuto che la continuità con Elliott fosse una virtù e perciò ho preferito un suo puro finanziamento, senza quote nel capitale, per 550 milioni a un tasso di interesse molto interessante, che pagherò in tre anni. Avrei potuto raccogliere un miliardo cash, avrei potuto coinvolgere banche terze, ho scelto di farlo con Elliott, perché ho un enorme rispetto per Paul e Gordon Singer. È stato un modo intelligente di comprare il Milan: certezza, rapidità, la possibilità di assicurarmi continuità per partire forte».

La stoccata alla Serie A e il capitolo nuovo stadio

Cardinale guarda anche alla Serie A, con una stoccata al massimo campionato italiano: «Farò di tutto per avere un club vincente, ma come partner della serie A dobbiamo augurarci pari impegno per ridurre il gap di tutto il campionato con la Premier. Per riuscirci bisogna cambiare. Io credo di poter contribuire, ho 30 anni di esperienza, ho lavorato coi migliori. I partner di aziende nel nostro portafoglio sono Apple, Amazon, Paramount, Disney, Espn, Fox, ho trovato strade innovative per massimizzare il valore del prodotto. Sono deluso che la Serie A non ne abbia tenuto conto. Io ho dato la disponibilità a condividere le mie esperienze, ma nessuno sembra ritenerle rilevanti».

In chiusura, una battuta sul capitolo stadio a San Donato: «I presupposti sono incoraggianti. Con il benestare del Comune di San Donato e della Regione che ringraziamo, abbiamo già svolto diverse sessioni molto produttive. La nostra proposta è supportata da un volume imponente di relazioni tecniche: sarà uno stadio all’avanguardia, a 10 minuti di metro dal Duomo, porteremo eventi dal vivo, artisti di fama mondiale suoneranno lì. Un’opportunità mancata per Milano, con nostro forte rammarico, perché ho maturato grande stima per il sindaco Sala. Sono deluso soprattutto perché ci sono state alcune minoranze pregiudizialmente contrarie, che hanno sbarrato la strada anche al progetto a La Maura. Sarebbe stato l’impianto sportivo più verde al mondo, con l’85% dedicato al verde e solo il 15% di area cementificata».