Nuova Rai a Milano: in vendita il palazzo di Corso Sempione, intesa per City Life

L’accordo, che dovrebbe essere firmato a ottobre, prevede che la tv di Stato riconosca a Fondazione Fiera un canone annuo da circa 5,5 milioni di euro, fino al 2050 con consegna prevista per il 2028.

Petrecca telecronaca cerimonia chiusura Olimpiadi
La sede della Rai in Viale Mazzini (Foto: Samantha Zucchi/Insidefoto)

La Rai sta vivendo un momento di transizione, come prevedibile dopo il cambio di Governo con il centrodestra che ha effettuato una vera e propria rivoluzione sui vari strati della televisione pubblica, nominando persone nuove e di fiducia ai vertici dell’azienda.

Come riporta l’edizione de Il Fatto Quotidiano, il cuore pulsante della Rai si trova a Roma, sia per quanto riguarda il percorso decisionale, che per la produzione dei contenuti da mandare in onda. Infatti, l’85-90% dei programmi viene confezionato nella Capitale, nonostante la tv pubblica disponga, oltre che di sedi in ogni Regione, anche di altri tre Centri di produzione a Milano, Napoli e Torino.

Questa gestione è al centro di discussione, soprattutto da quando la Rai scelse di subappaltare all’esterno un bel pezzo dei suoi programmi e delle sue fiction, mentre a Roma, con le sue commedie, ci sono 12mila dipendenti con i suoi 560 milioni di debiti e i 30 milioni di perdite annue, che potrebbero diventare cifre ben più importanti quando il canone, che garantisce 1,8 miliardi all’anno, uscirà dalla bolletta della luce come richiede, da diverso tempo, l’Unione europea.

Nuova sede Rai a Milano – La scelta di City Life

I conti costringono la Rai a mantenere in vita, e produttivi, anche gli altri centri di produzione. Per questo, la trasmissione “Agorà” è stata spostata a Napoli , ma con un ovvio gran spreco di trasferte. A Milano la Rai, invece, non fa più programmi, ma ha deciso di approfittare di una speculazione immobiliare stringendo un patto con Fondazione Fiera, andando a costruire insieme i nuovi studi Rai al Portello. Ad essere più precisi, il tutto sorgerà nel quartiere di City Life.

Da quest’autunno la Rai di Milano non avrà più l’ultima grande prima serata rimasta con “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, emigrato sul NOVE, che non sarà più messo in onda, così come “Le parole” di Massimo Gramellini, mentre “Quelli che il calcio”, chiuso nel 2021, non è stato più riproposto. Questo autunno tra corso Sempione e gli studi in affitto di via Mecenate restano “Stasera c’è Cattelan”, alcune puntate di “Kilimangiaro”, “È sempre mezzogiorno” (Antonella Clerici), “Tv talk”, “La domenica sportiva”, “Ore 14” l’unica novità di rilievo del palinsesto “Affari tuoi” con Amadeus.

A Milano non ci sono più l’ufficio scritture (i contratti si firmato a Roma), mentre i produttori si contano ormai sulle dita di una mano: la Rai degli inizi produceva a Milano oltre l’80% dei programmi ed erano ancora il 40% circa negli anni Settanta a stare a un classico della storiografia sulla Rai come “Il cavallo morente”, ri-editato da Franco Angeli. Oggi il Centro di produzione lombardo è un polo logistico per programmi ideati altrove e per peso nell’azienda è sulla falsa riga di Napoli, ma comunque davanti a Torino, ormai pressoché abbandonato.

Nuova sede Rai a Milano – Il patrimonio immobiliare della tv di Stato

Il patrimonio immobiliare della Rai, che conta molte proprietà differenti e sparse in tutta Italia, mantiene comunque un valore importante per i conti della tv di Stato che, secondo il bilancio 2022, occupa un totale di 762 mila metri quadrati lordi, una parte dei quali in affitto (per una spesa di circa 30 milioni). Il problema è che quel patrimonio è messo male e, secondo il piano confermato dall’attuale vertice Rai, ha bisogno di 465 milioni di euro di lavori da qui al 2031 per essere messo a posto (il palazzo di viale Mazzini a Roma, ad esempio, ha un noto problema di amianto).

Dalle dimissioni immobiliari decise dal CdA dovrebbero arrivare 200 milioni e qui si torna a Milano: la tv pubblica venderà il palazzo in cui è nata, quello di Corso Sempione progettato da Giò Ponti, 55.000 mq nel centro di Milano da cui spera di ricavare 100 milioni, e abbandonerà pure gli studi in affitto di via Mecenate per tornare al Portello, che già ospitò la tv pubblica diversi decenni fa.

Nel frattempo, però, l’operazione immobiliare è cambiata. Nel luglio 2022 il sindaco Beppe Sala festeggiava la decisione di adattare a studi tv parti inutilizzate della vecchia Fiera di Milano: «Nel primo semestre 2023 inizieranno i lavori e i nuovi studi saranno pronti per fine 2025, prima quindi del grande appuntamento delle Olimpiadi invernali». Il term-sheet firmato da Rai, che era ancora sotto la guida di Carlo Fuortes, e Fondazione Fiera questa primavera racconta però tutta un’altra storia: «Il ‘Campus Gattamelata’ concepito da Fondazione Fiera Milano – questo è il comunicato del CdA di fine aprile – comprenderà diversi edifici, uno dei quali avrà dimensioni e caratteristiche tali da poter ospitare il Centro Rai. Gli altri edifici saranno destinati ad importanti centri di formazione con annesse infrastrutture ricettive», che renderanno più ricca la Fondazione e ovviamente gli sviluppatori/gestori.

Sala ha festeggiato anche questo annuncio, come d’altronde il presidente regionale Attilio Fontana. Tradotto: la Rai vende corso Sempione e partecipa alla nuova “riqualificazione” del Portello andando in affitto in un palazzo di cui, di fatto, finanzierà la costruzione. Il contratto vero e proprio dovrebbe essere firmato in ottobre, ha spiegato il Tesoro, dopo la verifica sul progetto preliminare, che è stato consegnato in estate. I dettagli economici non sono ufficiali, ma le indiscrezioni racconto che si va verso un accordo fino al 2050 e preveda un canone annuo di circa 5,5 milioni (135 milioni circa in 25 anni), pagati i quali la tv pubblica non sarà proprietaria.

La consegna è prevista per il 2028, senza quindi la possibilità di seguire da vicinissimo le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. L’accordo fra le parti è stato firmato, come detto da Fuortes, cioè un uomo indicato dall’ex ministro di centrosinistra Dario Franceschini e benedetto dal premier Mario Draghi, mentre Fondazione Fiera Milano è solidamente presidiata dal centrodestra. I due mondi hanno trovato un punto in comune già ai tempi con il consigliere d’amministrazione Rai (in quota Lega) Igor De Biasio che è, tra le altre cose, pure l’ad di Arexpo, azienda partecipata da Comune, Regione, Mef e Fondazione Fiera. La Rai ha specificato però che De Biasio «non ha partecipato al voto» sull’accordo per l’immobile del Portello.