Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann, è arrivata a detenere una partecipazione del 15% in Philips, il gruppo olandese attivo nella tecnologia e nella sanità, grazie a derivati di Goldman Sachs. Lo riporta l’edizione odierna di MF-Milano Finanza, parlando di una strategia d’azione che ha consentito al gruppo – che controlla anche la Juventus – di comunicare al mercato l’esito finale dell’operazione che ne fa il principale azionista per peso.
L’ufficializzazione dell’operazione è avvenuta all’inizio settimana, quando Exor ha reso noto di aver raggiunto il 15% di Philips a fronte di un investimento complessivo di 2,6 miliardi di euro. La transazione è avvenuta a fari spenti, senza le comunicazioni richieste in questi casi dalle norme dei mercati finanziari interessati. E come sia stato possibile lo ha in parte rivelato il ceo di Philips, Roy Jakobs: Exor ha utilizzato un «costrutto con un istituto finanziario».
Da un documento della Sec americana, svelato dall’agenzia di stampa Reuters, emergono ulteriori dettagli. Exor già a giugno aveva acquistato una partecipazione del 2,99% in Philips, una quota appena sotto la soglia di segnalazione. I documenti dell’Afm, l’autorità olandese per i mercati finanziari, mostrano invece che Goldman Sachs ha costruito nel tempo una struttura di 95 milioni di opzioni call che avrebbero consentito, una volta esercitate, di mettere assieme una quota del 12,11% in Philips.
Goldman Sachs avrebbe quindi agito per conto di Exor. La banca americana avrebbe preso a prestito il pacchetto di azioni da un desk titoli, per poi trasferirle alla holding degli Agnelli-Elkann in cambio di una commissione. Secondo la stampa olandese, inoltre, alla banca d’affari sarebbe rimasta in mano una cospicua posizione corta in Philips: quando verrà chiusa, eserciterà una pressione rialzista sul titolo di quest’ultima portando indirettamente altro fieno nella cascina di Exor.
Un portavoce dell’autorità di regolamentazione olandese Afm ha comunque spiegato, senza far riferimento all’operazione di Exor, che non ci sono ostacoli legali che impediscano a un investitore di superare in una sola volta più di una soglia in termini di accumulo, passando da meno del 3% al 15%.