Da Mediaset a Mediolanum, la strategia dei figli di Berlusconi sull'eredità

Da Mfe alla banca fondata da Ennio Doris, ecco come pensano di muoversi i figli del Cavaliere sulle partite più importanti del futuro

Quanto valgono le ville di Berlusconi
(Foto: Samantha Zucchi / Insidefoto)

All’apertura del testamento di Silvio Berlusconi si scoprirà quale assetto prenderà la sua successione dentro Fininvest, quali saranno gli equilibri azionari tra i cinque figli, se comparirà qualche altro destinatario di quote magari in funzione di garanzia o se un peso lo avrà anche la compagna Marta Fascina. E anche come l’ex premier avrà distribuito le molte ville in suo possesso, le opere d’arte del suo patrimonio e anche i tre yacht che compaiono nel suo patrimonio personale dichiarato nel 2022 al Senato, oltre a 896 mila di titoli della Popolare di Sondrio.

Due per ora, scrive MF-Milano Finanza, sono le certezze. La prima è che il Cavaliere ha curato l’unità dei suoi cinque eredi da molto tempo; la seconda è che la scomparsa del Cavaliere può far spiccare a Mediaset il volo nel grande gioco europeo delle tv. Il passaggio del gruppo nelle mani dei figli potrebbe rappresentare il punto di svolta in tal senso. La strategia europea è da tempo delineata: dapprima il trasferimento della sede legale in Olanda con la nascita di MediaForEurope deciso dal numero uno di Mediaset Pier Silvio e dalla Fininvest presieduta da Marina; poi la conquista integrale della controllata Mediaset España; nel frattempo, la scalata della seconda tv tedesca, Prosiebensat.

Senza più il Cavaliere, Mediaset può approcciarsi alla conquista definitiva del controllo del gruppo tedesco. A Fininvest interessa perché Prosiebensat ha in pancia una notevole parte digitale, finora non pienamente esplorata, come lo streaming di Joyn. In Germania finora il Cavaliere è stato considerato un ostacolo a livello politico per provare a bloccare l’ascesa di Mfe in Prosiebensat. Ma di recente è arrivata una storica apertura direttamente dal presidente del consiglio di sorveglianza della società, Andreas Wiele, secondo cui per Prosiebensat è «necessario fare i conti con il maggiore azionista», ma soprattutto, che «il gruppo è controllato dal figlio di Silvio Berlusconi, Pier Silvio» e che «Mfe non è la stessa cosa di Silvio Berlusconi».

Ha poi le mani legate il gruppo Vivendi, sebbene azionista importante: il colosso controllato da Vincent Bolloré ha un impegno scritto con la famiglia Berlusconi di vendere entro cinque anni gran parte del suo 22,9% di Mfe scalato negli anni a partire dal 2016 proprio in parallelo ai primi seri problemi di salute dell’ex premier. Per di più il finanziere bretone non gode di buoni uffici presso il governo italiano, che potrebbe eventualmente ricorrere al golden power se Vivendi tentasse una mossa dentro l’azionariato di Mfe.

La famiglia fa mostra di unità. Se ci saranno scossoni, potranno avvenire nel medio termine, qualora i cinque fratelli non riusciranno a mantenere l’intesa. Se le tv sono il business che ha creato l’epopea berlusconiana, il gioiello della corona è comunque Mediolanum. Per la famiglia Berlusconi la partecipazione del 30% nella banca fondata da Ennio Doris e con il contributo decisivo del Cavaliere, ai prezzi attuali vale circa 1,8 miliardi. Essendo nei bilanci di Fininvest a costo storico, incorpora una plusvalenza enorme di 1,7 miliardi. Ma vendere non pare essere quello cui i cinque eredi pensano.

 

Lo scenario è piuttosto quello di un’alleanza tra le due famiglie, magari da rinsaldare con un nuovo patto di sindacato, che possa riaprire scenari inediti per la banca, compreso quello della partecipazione da protagonista al risiko del risparmio gestito. Insieme i due poli di azionisti pesano per il 70%, una quota che consentirebbe loro operazioni straordinarie come la fusione con un’altra realtà alla pari, senza perdere il controllo dell’asset.